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Pianeta Terra. Sull’uscita dallo stato di minorità, oggi......

LO SPIRITO CRITICO E L’AMORE CONOSCITIVO. LA LEZIONE DEL ’68 (E DELL ’89). Un omaggio a Kurt H. Wolff e a Barrington Moore Jr. - di Federico La Sala

domenica 11 gennaio 2026 di Maria Paola Falchinelli
[...] Contro ogni illusione di continuità di istituzioni e di divinità, un fatto resta determinante. Siamo giunti a un grado zero di civiltà. La secolarizzazione non è stata uno scherzo: non solo «Dio è morto» ma anche l’Uomo. Il lungo processo storico che in Europa e nel mondo, almeno dal XVIII secolo, ha innescato la contrapposizione delle diverse forme del contesto sociale all’individuo come un puro strumento per i suoi scopi privati, come una necessità esteriore, e, nel contempo, ha (...)

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> LO SPIRITO CRITICO E L’AMORE CONOSCITIVO --- IL "SÀPERE AUDE!" (KANT), L’ "APPRENDERE DALL’ESPERIENZA" (W. R. BION), E IL FILO DELLA "QUARTA NAVIGAZIONE" (GALILEO GALILEI).

lunedì 15 settembre 2025

ANTROPOLOGIA FILOSOFIA, "INTERPRETAZIONE DEI SOGNI (1899) E "COSTRUZIONI NELL’ANALISI" (S. FREUD, 1937): IL "SÀPERE AUDE!" (KANT), L’ "APPRENDERE DALL’ESPERIENZA" (W. R. BION), E IL FILO DELLA "QUARTA NAVIGAZIONE" (GALILEO GALILEI, 1632) NELL’OCEANO CELESTE (KEPLERO, 1611).

      • In memoria di Elvio Fachinelli

NEI "SEMINARI CLINICI", tenuti "a Brasilia e San Paolo", Wilfred R. Bion (1897-1979) «invita a riflettere sulla posizione dell’analista, sollecitando l’interlocutore a coltivare sempre la fiducia nella propria capacità di osservare, di sopportare l’incertezza, di “contenere” il disagio del paziente. [...]. Alla domanda se la funzione dell’analista sia quella di aiutare il paziente, Bion risponde: “Stiamo tentando di dire: ‘Ti aiuterò a conoscerti, cercherò di essere uno specchio che rifletta per te la persona che tu sei, sicché potrai vedere in quello che ti dico un’immagine di te stesso».

SULLA "NAVE" DEL GALILEO. Nei suoi "Seminari", con la metafora nautica, di forte risonanza autobiografica, Bion cerca di far capire il senso antropologico e la profondità epistemologica di questa indicazione (al di là della dialettica "padrone-servo"), di questa relazione dualogica e dialogica ("due Io", "due Soli"), e, ancora, della assoluta importanza del "vantaggio" necessario del "capitano esperto" (sia dal p.d.v fisico sia metafisico):
-  “Se tu sei il capitano di un veliero in mare in tempesta, devi sapere subito quali vele issare oppure quali vele ammainare. È per questo che il capitano esperto ha un vantaggio, non deve pensare troppo perché ha già pensato prima. Nello stesso modo noi possiamo avere tempo per questo tipo di discussione ora, in maniera da poter pensare prima di rispondere; è utile tenere in superficie le nostre congetture immaginative e razionali, pronte nel caso volessimo usarle” (op. cit. pp. 184-185).

PER NON PERDERE LA BUSSOLA, E, BEN "ORIENTARSI NEL PENSIERO" E NELLA REALTÀ, forse, è opportuno non incorrere in equivoci storico-filologici, e, al contempo, non ri-collocare Bion (come lo stesso Freud) nelle onde delle tradizionali navigazioni filosofiche ("prima navigazione", quella dei cosiddetti filosofi "naturalisti" o "presocratici"; "seconda navigazione", quella di Platone, della scoperta, oltre la natura, della dimensione metafisica; e, "terza navigazione", quella di Agostino, vescovo d’Ippona, legata alla scoperta e alla accoglienza fideistica della "carità", la "charitas" del messaggio evangelico).

"SOGGETTIVITÀ E VERITÀ" (M. FOUCAULT, 1981): "APPRENDERE DALL’ESPERIENZA" (1962) E "TRASFORMAZIONI" (1965). Considerato che per Bion “la teoria delle trasformazioni e il suo sviluppo non si riferiscono al corpo principale della teoria psicoanalitica, ma alla pratica dell’osservazione psicoanalitica”, e, quindi all’apprendere dall’#esperienza, è fondamentale - filologicamente e teoreticamente, - non mettere fuori campo un elemento essenziale del suo "prima" di "capitano esperto", il profondo legame culturale e amicale con il suo professore di filosofia, Herbert James #Paton, autore di due importanti studi su "Kant’s Metaphysics of Experience (1936), "The Categorical Imperative" (1947).

Federico La Sala


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