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Politica

Gianni Vattimo, comunista, candidato sindaco a Messina

mercoledì 30 aprile 2008 di Emiliano Morrone
Posso ufficializzarlo. Quasi. Ho appena sentito al telefono il prof Gianni Vattimo, con cui ho parlato della sua nuova candidatura a sindaco di Messina, propostagli da un gruppo di comunisti non dilibertiani né bertinottiani.
Il nostro prof mi ha detto che molto probabilmente accetterà, coerentemente con il suo impegno politico, condotto in modo esemplare con posizioni - sui diritti civili, sul Tibet, sulle compatibilità atlantiche e contro il cesaropapismo al contrario di casa nostra - che (...)

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> Gianni Vattimo, comunista, candidato sindaco a Messina

giovedì 1 maggio 2008

Come hai visto non sei stato censurato, caro Biagio. Cada, dunque, il tuo pregiudizio. Ciò che scrivi su Grillo è vero. Il suo reddito è noto. Gli rimprovero, se vogliamo, il limite dei suoi mezzi e il linguaggio. Ma non per un fatto meramente formale. Vattimo, che un po’ conosco, comprò casa in Costa Azzurra per motivi personali; diciamo per un favore. Il problema non è demolire i ricchi, considerandoli incapaci di esprimere solidarietà autentica. Torno a sottolineare: contano le idee. Certo, il modello di società immaginato, teorizzato e inseguito da Vattimo è un po’ diverso da quello di Berlusconi e Veltroni. Di recente, anche l’ideologo del Pdl, in vero da tempo orientato verso un maggiore controllo dello Stato sull’economia, sta contestando il mercatismo del nostro tempo. Il suo libro, "La paura e la speranza", sai che parlo di Tremonti, mi sembra molto utile per sviluppare un discorso, scevro da condizionamenti ideologici, sul futuro della politica in rapporto con l’economia. Tu sei molto intelligente e dotto. Ma ho l’impressione che, a volte, la tua tendenza sia quella di fare di tutte le erbe un fascio. Di vedere il pericolo rosso dietro a ogni angolo, il ritorno imminente dei gulag e lo sterminio dei dissidenti. Di recente, ho per esempio pubblicato miei articoli, uno dei quali uscito sul quotidiano "La Padania", sull’opportunità del federalismo. Le mie ragioni, a riguardo, sono diverse da quelle di tanti altri. Ora, però, i miei avversari diranno che sono leghista nell’animo o che ho la tessera del Carroccio. In Italia, c’è ancora la tendenza a classificare, catalogare e ricondurre la complessità di un pensiero, di ogni pensiero, nel contesto di qualche -ismo. La società è cambiata. A me fa paura l’omologazione. Nel pomeriggio, ho visto tanti ragazzini dirigersi al concertone del Primo maggio. Tutti identici: Marlboro leggere, pantalone da cantante di rap, maglia Adidas, zainetto Nike. Sono per una società di creativi, una società delle differenze. In fondo, occasioni come il Primo maggio romano servono a formare un’opinione unica.

Tanti cari saluti.

Tuo emiliano


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