Caro Biagio,
noi calabresi dovremmo ammettere, e parlo col massimo rispetto, che un operaio di Arese ha la stessa dignità d’un disoccupato florense in rivolta. Dovremmo riconoscere che l’operaio di Arese si alza alle 4, come l’emigrato calabrese, e va a lavorare. Dovremmo, poi, contestare quei politici che ci ripetono, come avviene a San Giovanni in Fiore, che la Calabria è terra difficile e problematica e che si può rispondere al disagio economico di molte famiglie solo con misure di sostegno temporaneo. Conosco la tua onestà intellettuale. E, credimi, se mi apro al federalismo è perché, a mio modesto avviso, responsabilizzare le regioni significa ridurre, e forse eliminare, il clientelismo e lo sperpero di danaro pubblico. Certo, non mi presto a strumentalizzazioni e razzismi, sia chiaro. Riguardo ai tuoi riferimenti al relativismo, concordo e credo che dovunque occorra promuovere - uso un verbo caro al cardinal Martini - un autentico spirito cristiano. Resto convintamente gioachimista e mi auguro che un giorno non lontano anche i nostri concittadini seguano la teologia e l’ispirazione politica dell’Abate, piuttosto che quelle di Mario Oliverio.
Ti abbraccio.
Tuo emiliano