NUOVO PRIMATE DELLA CHIESA ANGLICANA: LA DIFFICILE SINTESI TRA CONSERVAZIONE E INNOVAZIONE
da Adista Notizie n. 41 del 17/11/2012 *
36928. CANTERBURY-ADISTA. 56 anni, amico dei Kennedy, fino ad oggi vescovo di Durham e rappresentante della Camera alta a Westminster, un perfetto curriculum di studi in storia a Eton e a Cambridge, Justin Welby ha fatto notizia la scorsa estate per aver fustigato il colosso bancario Barclays, accusandolo di speculazione e avidità, e per aver sostenuto il movimento «Occupy London» («Hanno ragione, in questa finanza c’è davvero molto che non va bene», ebbe a dire a loro riguardo). La nomina del nuovo primate della Chiesa anglicana, chiamato a succedere a Rowan Williams, dimissionario a dicembre, alla guida di 77 milioni di fedeli, ha sorpreso molti, benché il suo nome fosse tra quelli dei candidati papabili, anche per la brevità della sua esperienza di vescovo a Durham, quinta sede della Chiesa d’Inghilterra in ordine di importanza, che data da novembre 2011 (in precedenza, però, è stato decano a Liverpool e parroco in diverse realtà locali). La Crown Nominations Commission, invece, dopo settimane di consultazioni avvenute in un’atmosfera di grande segretezza e in un totale silenzio stampa, ha scelto proprio lui, figlio di un mercante-contrabbandiere di whisky e della segretaria personale di Churchill, sposato e padre di cinque figli, nonno da qualche mese, esperto di economia e finanza grazie al suo passato di manager presso grandi compagnie petrolifere. Un uomo, insomma, che ha vissuto molto nel “mondo”, con una non lunghissima esperienza pastorale ma con un forte contatto con la realtà secolare. La sua è una vocazione tardiva: nel 1987, la tragedia della perdita di una figlia in un incidente d’auto, risalente a qualche tempo prima, impresse alla sua vita una svolta: l’ordinazione nella Chiesa d’Inghilterra, avvenuta cinque anni dopo.
Da un punto di vista teologico, Welby è schierato con la parte più tradizionalista e conservatrice della Chiesa anglicana, ma gode di consensi anche tra i progressisti; si è espresso contro il progetto governativo del riconoscimento giuridico del matrimonio omosessuale, nonché contro la consacrazione episcopale dei gay, ma sono in molti a considerarlo una persona pragmatica e flessibile: e in un momento di estrema divisione all’interno della comunione anglicana su temi come l’omosessualità o il ruolo delle donne nella Chiesa, le sue capacità diplomatiche saranno certamente messe alla prova. Uno dei contendenti all’incarico di primate, l’arcivescovo di York John Sentamu, per lungo tempo considerato il candidato favorito, sarebbe stato meno disposto a dialogare al riguardo.
Mentre, nel momento in cui scriviamo, si attende ancora la formalizzazione dell’incarico da parte di Downing Street, cominciano già a profilarsi le sfide più immediate che Welby si troverà ad affrontare: a fine novembre, infatti si attende la decisione definitiva riguardante la consacrazione episcopale delle donne. Una questione che ha gravemente spaccato l’unità della Chiesa anglicana, che Williams, nel tempo, ha portato avanti con convinzione e determinazione, e da cui Welby sembra non essere affatto lontano. (ludovica eugenio)
* Il Dialogo, 17.11.2012