Un cuore puro è insidiato da crudele e dicotomico contrasto: è trascinato dall’inganno ed è rincorso dalla lusinga della sensibilità sincera...l’umana e struggente foga di assolvere a entrambe le seduzioni è madre dell’instabilità del vivere. E’ violenza, quindi omissione di libertà, impedire al suicida di togliersi la vita...ma lo stesso suicida omette libertà qualora rifiuta di “reagire all’instabilità”. Spesso capita di sentirsi prossimi o sul punto del non ritorno...le “crisi per instabilità” sono punti di non ritorno.
Il ciclo della vita segue i tratti di equilibrio stabile...un pendolo oscilla, descrive traiettorie dolci, smorzate, ampie, disordinate. L’oscillazione si ferma, allo scandir del giusto tempo: la fine della vita. Fermare violentemente l’oscillazione è togliersi la vita...accelera i tempi ma non procura miglioramento.
Dal “non ritorno” si ritorna?
Se anziché fermare violentemente l’oscillazione, altrettanto violentemente si impatta un urto contro il pendolo questo cambia direzione, varia il suo percorso...il pendolo torna ad oscillare, scalzando di frequenza in frequenza, fino a che il tempo naturale avrà compiuto il suo trapasso. G.G.