Crimine organizzato e saluto fascista
risponde Furio Colombo (il Fatto, 8.11.2012)
LA MAFIA è un reato e chi venisse in piazza a celebrare la mafia sarebbe prontamente fermato. Perché invece il fascismo viene scambiato con un ideale, tollerato e permesso con il compiacimento dei buoni verso i credenti? Ettore
SE IL LETTORE si riferisce a ciò che è accaduto ai funerali di Pino Rauti, ha ragione. L’assenza di forza pubblica e di cancellazione immediata dell’evento militare e fascista è non solo riprovevole ma, dal punto di vista delle leggi italiane, certamente colpevole. La cacciata di Fini è una brutta pagina, ma riguarda la vita interna (e squallida) di certi gruppi (pensate alle grida di “fuori, fuori, va in sinagoga!”). Invece è incomprensibile che si possa procedere a tutti i macabri riti del fascismo, uno dei regimi più assassini che abbiano attraversato la storia e governato non solo l’Italia ma, assieme al nazismo, mezza Europa, senza che vi sia stato intervento, identificazione di tutti, arresto dei responsabili.
Dobbiamo sapere chi sono coloro che salutano i loro morti con lo stesso saluto e le stesse grida che hanno salutato via Tasso, le Fosse Ardeatine, le stragi nei Balcani, le razzie di cittadini italiani ebrei, il gas asfissiante in Africa, i massacri in Libia. C’è sempre il rischio, a Roma, che accedano a qualche incarico pubblico. Non sarebbe giusto cavarsela parlando di una comprensibile amnesia dopo tanti decenni. Questa è gente che ha continuato a vivere nel fascismo come i mafiosi nella mafia, dopo che è stato processato e condannato dalla Storia come un delitto grave con una potente vocazione a uccidere.
Da Gramsci a Gobetti, da Matteotti ai fratelli Rosselli, tutta la storia italiana dell’altro secolo è testimonianza di delitti repellenti che hanno arrecato all’Italia sofferenze e danni immensi. Impossibile trasformare in uno scherzo il comportamento che le televisioni (con encomiabile accuratezza) ci hanno fatto vedere nel giorno di quel funerale.
La figura di Rauti qui non conta come rispettabile defunto, ma come non rispettabile leader fascista che ha tenuto in vita, anche dal punto di vista organizzativo, gente come quella che è andata a tributargli onore. Quando senti dare ordini perentori e obbediti con linguaggio militare (“attenti!”, “riposo!”) e l’uso deliberatamente ripetuto della parola “camerati” non potete far finta di non vedere che siete in presenza di un reato che evoca, celebra e raccomanda un delitto. Il delitto è enorme, perciò il reato deve essere perseguito. Se non lo è, c’è una grave omissione di atti d’ufficio.