COME NASCE IL PANE E COME NASCONO I BAMBINI: "DELLA #TERRA, IL BRILLANTE COLORE". UNA HAMLETICA QUESTIONE ANTROPOLOGICA: "IL LIEVITO MADRE", "LA GRANDE MADRE", E, "LE LEGGENDE DEL LIEVITO".
"[...] il rapporto con la Madre Terra, ci rimanda al chicco di grano che muore nella terra per rinascere spiga. È uno dei miti agricoli più antichi del mondo, associato alle divinità come Cerere/Demetra. Nelle civiltà contadine, il pane era il corpo stesso della terra (la Dea Madre) che veniva spezzato, reso sacro e inviolabile.
Una leggenda mediterranea racconta che la Madonna, quando era piccola, andava a scuola dalla Sibilla che insegnava alla piccola Maria a leggere, a scrivere e a sbrigare le faccende di casa. A quel tempo si faceva il pane senza lievito, solo la celebre indovina lo faceva con il lievito, ma teneva nascosto il suo segreto a tutti, perfino alla piccola allieva e, dopo averlo usato, lo buttava via, perché non si scoprisse il suo segreto. Un giorno la Sibilla gettò, come sempre, l’avanzo del lievito dopo averlo usato, ma l’astuta Madonna lo raccolse e lo nascose sotto l’ascella. Da questo gesto sono sorte diverse leggende popolari che affermano che il lievito trova rigenerazione sotto la cavità dell’ascella degli uomini. La Vergine corse a casa e diede il lievito a sua madre, Sant’Anna e da quel giorno, con grande gioia degli uomini, il pane uscì dai forni profumato e fragrante.
Un altro racconto, molto diffuso nel mediterraneo, narra di come la Madonna riuscì ad ottenere dalla Sibilla, il segreto della lievitazione, quello della conservazione e dello scambio sociale del lievito. La piccola Maria, che aiutava sua madre a fare il pane in casa, un giorno prese un pezzo di pasta, proprio come aveva visto fare alla Savia Sibilla, e dopo averla appallottolata, la mise in una tazza e la conservò nell’armadio lasciandovela per parecchi giorni. Quando Sant’Anna decise che era il momento di fare il pane, Maria fece lo stesso gesto di come faceva la sua maestra: sciolse il lievito. Il pane riuscì cotto alto e soffice come quello dell’antica profetessa.
Sono numerose le fiabe e le leggende europee che narrano dell’acquisizione del lievito da parte degli umani, in quanto considerato dagli stessi mortali, alla stregua di una sostanza sacra dagli effetti prodigiosi per il suo misterioso potere di rendere morbido e gonfio l’impasto del pane. Rimane in ogni caso una costante: nella tradizione orale mediterranea, il lievito viene considerato un dono della Madonna, di una santa, di una sibilla, di una fata, ma in ogni caso sempre di figure femminili divine o semidivine, le depositarie di molti saperi utili alla sopravvivenza degli uomini, per la cura della loro salute e per il miglioramento delle loro condizioni di vita.[...]" ("Il lievito Madre e la Grande Madre", cit.)
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ARCHEOLOGIA #ARTE #FILOLOGIA E #ANTROPOLOGIA #FILOSOFICA. La ripresa e la sottolineatura della "#continuità" #mediterranea, tra la figura della #Sibilla e la figura di #Maria, madre di #Gesù e #sposa di #Giuseppe, forse, può essere #oggi (anno 2026) una bella e una buona sollecitazione per riguardare e rianalizzare il "racconto" scritto nella "#Volta" celeste della #CappellaSistina (Roma, 1512) da #Michelangelo #Buonarroti, con i suoi sette #profeti e le sue cinque #Sibille, e, proseguendo, a rimeditare il percorso antropologico legato alla nascita della #agricoltura, e, alle mutazioni "storiche" (cifrate nei racconti della "caduta" biblica e delle "storie" della tragedia della cultura greca) legate soprattuto all’avvio della cosiddetta "età del ferro". Sul tema, a introduzione, segnalo un mio lavoro di antropologia e archeologia filosofica (del 1996, ripubblicato nel 2013) dedicato a questa "storia" (cfr. Federico La Sala, "Della Terra, il brillante colore").