«Abbiamo bisogno di una partnership globale»
Ban Ki-moon: «Gli impegni sull’Africa devono essere mantenuti»
Intervista al segretario generale dell’Onu: «Di fronte alle crisi globali il G8 non basta»
GINEVRA - «La modestia non è molto apprezzata in Occidente», dice Ban Ki-moon. Bisogna saper «leggere» lo stile. Perché quando questo diplomatico sudcoreano di lungo corso, oggi 65enne, è succeduto al carismatico e fascinoso Kofi Annan come segretario generale dell’Onu, in molti si chiesero se fosse - così metodico, dimesso, e, appunto, modesto - la persona giusta per guidare le Nazioni Unite attraverso un’epoca di grandi riforme. Adesso incassa elogi, ultimo quello del New York Times. «Da noi si dice che per sorridere ci vuole molta forza. E io sorrido molto». È appena tornato dalla Birmania, e concede quest’intervista nella suite dell’hotel Intercontinental che guarda sul lago di Ginevra, la sua «seconda residenza». Dimostra una memoria prodigiosa, quando ricorda gli anni passati da ambasciatore in Slovenia.
Segretario generale, lei ha appena scritto una lettera ai leader dei G8. Chiede loro di rispettare gli impegni presi negli aiuti ai Paesi poveri. Molti non lo fanno, tra questi l’Italia.
«Sì, ci sono stati molte iniziative in questo senso. Però in questo momento, rispetto agli impegni del G8 di Gleaneagles, per fare un esempio, mancano all’appello 20 milioni per l’Africa. Per questo sono intervenuto. Se l’Africa non si unirà agli altri Paesi nel perseguire gli Obiettivi del Millennio (dimezzare l’estrema povertà entro il 2015, lottare contro la mortalità infantile, ndr), non c’è nessuna speranza di raggiungerli. E questi obiettivi sono un imperativo politico e morale».
C’entra la crisi globale?
«Temo che la crisi finanziaria globale abbia abbassato il livello di impegno. Eppure, mi incoraggia pensare che al G20 a Londra tutti i leader abbiano offerto il loro sostegno».
Un messaggio per l’Italia?
«Al primo ministro Berlusconi dico: come si riuscirà a mobilizzare le risorse e come si troverà un accordo, questo dipenderà proprio dalla sua leadership».
Le istituzioni internazionali sono entrate in una fase di profondo ridisegno. Quale ruolo ha ancora il G8?
«In passato i Paesi del G8 si riunivano tra loro, ma da tempo non è più così. L’Italia ha invitato un’ampia rete di Paesi africani o Paesi toccati dai cambiamenti climatici. Bene».
Il G8 non basta più?
«No. Di fronte a tutte queste crisi - la povertà, la crisi alimentare, quella energetica, la salute pubblica - nessun Paese, per quanto potente e ricco di risorse, si può muovere da solo. Abbiamo bisogno di una partnership globale. Questo è ciò che io chiamo il nuovo multilateralismo, sorretto da principi, risorse e volontà politica. Come segretario generale, ho cercato di creare questa consapevolezza e consolidare la volontà politica per realizzarla».
Ha trovato una maggiore attenzione nell’Americadi Obama?
«Sì. Il presidente Obama è un grande sostenitore dell’Onu. ’Lei troverà in me un partner forte’, mi disse. È serio, costruttivo, molto incoraggiante. E le sue iniziative, come quella sulla riduzione degli standard delle emissioni CO2, hanno un forte appeal per i Paesi con problemi d’inquinamento ».
Lei è appena stato in Birmania. Ha trovato qualche cambiamento nella giunta?
«Credo che abbiano ricevuto il messaggio. Se vogliono dimostrare un profondo impegno per la democratizzazione del Paese devono indire elezioni libere, trasparenti, inclusive di tutti, legittime nel 2010. Poi ho chiesto di liberare tutti i prigionieri politici, inclusa Aung San Suu Kyi».
Ma non le hanno permesso di vederla.
«Credo che abbiamo perso un’ottima occasione. Però sarebbe stato ingenuo aspettarsi cambiamenti dopo una sola visita: questo è un Paese chiuso in se stesso da decenni».
Anche in Iran ci sono migliaia di persone scomparse, o finite in prigione: studenti, insegnanti attivisti.
«Ho chiesto di liberarli. Tutti».
Nei giorni scorsi ci sono state 34 esecuzioni a Teheran. Gruppi di diritti umani chiedono all’Onu di intervenire.
«Cercherò prima di trovare dov’è la verità, poi prenderò tutte le azioni necessarie. Ma in principio, è inaccettabile se hanno mandato a morte così tante persone. Tutti i processi dovrebbero essere tenuti in modo trasparente e libero ».
Crede che il Consiglio di Sicurezza debba discutere di nuove sanzioni contro l’Iran?
«Gli iraniani sono già sotto sanzioni. Mentre la situazione evolve, il Consiglio potrebbe doverle considerare. Ora però è più importante che il governo iraniano rispetti le risoluzioni che già gli sono state imposte».
È vero che ha deciso di fare il diplomatico incontrando il presidente Kennedy?
«Sì, ero un ragazzo, l’incontro con lui è stato un momento d’ispirazione».
E oggi a quali leader si ispira?
«Mentre mi incontro con i leader stranieri, cerco di imparare da loro, di studiarli. Ma ogni leadership ha un suo stile. Il mio è di armonizzare le differenze. Il segretario generale, a differenza di altri, non difende un interesse nazionale. Gli serve molta pazienza. E molto studio».
Mara Gergolet
* Corriere della Sera, 06 luglio 2009