LA PROVVIDENZA, IL PASSERO, E LA CRITICA DELLA RAGIONE METAFISICA ("PURA"). #TEATRO (#TEMPO) E #METATEATRO (#ETERNITÀ ): SHAKESPEARE E NIETZSCHE, AL DI LÀ DEL #PLATONISMO E DEL #PAOLINISMO HEGELIANO.
Un buon punto di partenza per approfondire il tema del rapporto tra tempo ed eternità nell’opera di Nietzsche, e, in particolare, per riflettere - di più e meglio e ancora - "sulla utilità e il danno della storia per la vita", (la II delle "Considerazioni Inattuali" del 1874), ricordando la sua conoscenza sia dei testi evangelici e sia anche delle poesie di #GiacomoLeopardi (e del suo "passero solitario"), appare essere il seguente:
Nietzsche, a mio parere, sembra aver capito con Shakespeare, quale legame profondo esista tra lo stare sempre sveglio, "l’essere pronto" ("the readiness is all") di cui parla Amleto, e la maturità («Ripeness is all»), di cui dice Edgar al padre cieco e disperato in "Re Lear" (V. 2).
Cosa questo possa significare proprio per Nietzsche (e per il suo tentativo di pensare l’#eternoritorno), forse, è stato antropologicamente e metafisicamente chiarito da #WalterBenjamin nelle sue "Tesi di filosofia della storia", quando dice che "Il #passato reca con sé un #indice segreto che lo rinvia alla #redenzione [...] Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni #generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una debole forza messianica, a cui il passato ha diritto" (W. Benjamin, "Tesi di filosofia della storia", n. 2).