Per altre ragioni ancora l’opinione pubblica
di Atene non è indulgente con le esperienze scientifiche.
Gli astronomi e i sapienti possono facilmente sembrare
empi, e all’occorrenza questa empietà consiste nel
desacralizzare il cielo e le stelle, che tradizionalmente
vengono venerati come divinità.
Protagora fu bandito,
Anassagora messo in prigione, e poté uscire soltanto con
l’aiuto di Pericle in persona, ma lasciò Atene, che non era
certo una capitale del libero pensiero. Anche Socrate
ritiene che sia perfettamente inutile porsi tante domande
sulle orbite degli astri, sui movimenti dei pianeti e sulle
loro cause
In questo caso, perché condannare un’astronomia che si allontanava
dalle fastidiose spiegazioni naturalistiche degli ionici e che,
poiché le “leggi naturali” erano di nuovo “subordinate
all’autorità dei principi divini”, come dirà Plutarco,
ritrovava la sua innocenza? Ma i titoli di nobiltà che
Platone conferisce così all’astronomia sono ambigui.
Continuano a ignorare le ricerche, inaugurate dagli
ionici, sulle cause naturali che possono spiegare la
struttura del mondo. Come si può ben vedere, la
dissacrazione del mondo greco non è stata né completa,
né rapida." (cfr. F. Braudel, "Memorie del Mediterraneo", Bompiani, Milano 1998, pp. 426-428).