A MEMORIA E A OMAGGIO DEL PROF. AMEDEO QUONDAM (1943-2024). *
Intervista/
Uno studio di Quondam: ”Quei modelli di civiltà trasmessi dai moralisti”
di Benedetta Craveri la Repubblica - R2 Cultura).
“Studioso eminente della civiltà italiana d’Antico Regime, Amedeo Quondam ci offre con il suo ultimo libro, Forma del vivere. L’etica del gentiluomo e i moralisti classici (Il Mulino, pagg. 640, euro 44), una nuova chiave di lettura dei grandi trattatisti rinascimentali. Non solo, afferma Quondam, Giovanni Pontano con il De Sermone (1509), Baldesar Castiglione con il Libro del Cortegiano (1528), Giovanni della Casa con Il Galateo (1558), Stefano Guazzo con La Civil conversazione (1574) hanno elaborato una pedagogia delle buone maniere destinata a conquistare le élites di tutta Europa ma, non diversamente da Leon Battista Alberti, Lodovico Guicciardini ed altri umanisti, possono rivendicare anche un altro primato italiano. Sono loro, infatti, i primi “moralisti” moderni, che in anticipo di più di un secolo su La Rochefoucauld e La Bruyère, inaugurano una riflessione sull’uomo “ad altezza d’uomo”, e lo aiutano a orientarlo sui comportamenti da tenere nel caos dell’esistenza mondana.
Professor Quondam, com’è nata l’idea di uno studio sui moralisti italiani?
Che definizione può darci dei suoi moralisti?
Nel suo libro lei mostra bene quanto questa riflessione morale sia debitrice al pensiero degli Antichi.
Quali sono i criteri di giudizio utilizzati dai moralisti?
E allora dove va a finire la contrapposizione archetipica di virtù - vizio?
Lei fa risalire la nascita di questa riflessione morale a due grandi scrittori italiani, Francesco Petrarca e Leon Battista Alberti i quali, tuttavia, per argomentare il loro pensiero si servono ancora del latino.
I moralisti teorizzano un nuovo modello di comportamento etico ed estetico che trasforma il cavaliere feudale in gentiluomo moderno. Cosa cambia?
Il gentiluomo si definisce anche attraverso lo sfarzo, la magnificenza?
Nel Seicento quest’arte del vivere diventa francese. Possiamo parlare di una decadenza dell’influenza italiana?
Cosa resta di attuale nella riflessione di questi moralisti?
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Federico La Sala (cfr. "Le parole e le cose", 6 novembre 2025).