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ESTETICA (E NON SOLO) E DEMOCRAZIA. PER LA CRITICA DELLA FACOLTÀ DI GIUDIZIO E DELLA CREATIVITÀ DELL’ "UOMO SUPREMO" (KANT).

CREATIVITÀ: KANT E LA CRITICA DELLA SOCIETÀ DELL’UOMO A "UNA" DIMENSIONE. Una sollecitazione a svegliarsi dal sonno dogmatico. Una nota di Federico La Sala

(...) È solo con Kant - scrive Hogrebe - che emerse veramente ciò che può essere definito un problema della costituzione; il problema cioè di fornire una serie di regole e di definirle come il quadro nell’ambito del quale sono in generale empiricamente possibili le operazioni cognitive (...)
giovedì 13 agosto 2026
"UN UOMO PIÙ UNA DONNA HA PRODOTTO, PER SECOLI, UN UOMO"
LEZIONE DI COSMOTEANDRIA IMPERIALE (NICEA, 325-2025): “L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo" (Paolo di Tarso, 1 Corinzi 11, 7)
"ANATOMIA" (GIOVANNI VALVERDE, 1560) E PSICOANALISI (2005).Parlare dell’embrione per dimenticare il mondo. Una risposta-commento di Luigi Cancrini (l’Unità, 28.02.2005, p. 27).
ARTE, TECNOLOGIA, E LETTERATURA: UNA RISATA (...)

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> CREATIVITÀ --- PSICOANALISI, LETTERATURA E FILOSOFIA: KANT E LACAN (FREUD). Una sollecitazione a ripensare la figura dello "psicoanalista" e di "Noè".

lunedì 19 gennaio 2026

PSICOANALISI LETTERATURA E FILOSOFIA: KANT E LACAN (FREUD), E UN RACCONTO SUL "DOPO IL "DILUVIO. UN CASO CLINICO" (Carlo Alessandro Landini, Book Editore, 2024)**.

Una nota a margine (e a omaggio) del lavoro di Maurizia Maiano (e di Carlo Pulsoni):

SE " Lacan dice che l’erede dell’imperativo categorico kantiano non è il Super-Io ma il desiderio. Come in Kant, il desiderio, nella sua forma #etica, coincide con la #legge." (cfr. Maurizia Maiano, "Il segno diventa simbolo. Noè, il nuovo inizio", "Insula Europea", 17 Gennaio 2026), ALLORA, FILOLOGICAMENTE E STORIOGRAFICAMENTE, VUOL DIRE CHE "Dopo il Diluvio" affronta davvero "un caso clinico" , e, sollecita a ripensare la stessa figura dello "#psicoanalista", di "#Noè" (op. cit.), ecc. ecc. *

* RIPENSARE L’#EUROPA: PER IL "RISCHIARAMENTO" ("#AUFKLARUNG") NECESSARIO. ANCORA NON SAPPIAMO DISTINGUERE L’UNO DI PLATONE DALL’#UNO DI KANT, E L’IMPERATIVO CATEGORICO DI KANT DALL’#IMPERATIVO DI HEIDEGGER E DI EICHMANN !!! Sul tema, mi sia lecito, si cfr. Federico La Sala, "KANT, FREUD, E LA BANALITA’ DEL MALE", 2010 ).

Federico La Sala


** Il segno diventa simbolo. Noè, il nuovo inizio

di Maurizia Maiano (Insula Europea, 17 Gennaio 2026)

È uno strano racconto tra psicoanalisi e inversioni di ruoli, dove il lettore diventa autore e come un ignaro passante che, capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, viene catapultato al centro del proscenio da un burattinaio sadico ... un libro che sprigiona riflessioni e consapevolezze, quando si dice che un’opera d’arte è uno scrigno del nostro e altrui sentire anche se sarà un libro che, forse, nessun altro leggerà.

Carlo Alessandro Landini costruisce un luogo dove, tra autobiografia e finzione, tra analisi e sogno, lo psicoanalista e il paziente si confondono, si specchiano, si feriscono. È un incontro di solitudini che cercano una voce comune, un linguaggio capace di dire la colpa, il rimorso, la nostalgia di Dio.

Scrive l’autore: la prolessi dell’aspettazione ansiosa - quanto somiglia alla mia quella del mio paziente, il quale continua a parlare e a sfogarsi con l’impeto di una polla d’acqua sorgiva, il quale continua a riversare nel silenzio del mio studio una loquela ostinata, simile al pispino d’acqua che, nell’arco di secoli quando non di millenni, erode e smangia la roccia più salda e più coriacea!

Fin dalle prime pagine sento il peso dello sguardo dell’analista: uno sguardo torvo, antico, quasi rettile, con occhi torvi da tartaruga dalla pelle aggrinzita e squamosa. Lo psicoanalista vede, nell’ossessione del rimorso che flagella il suo suo paziente l’unguento per le proprie ferite. Dietro quella maschera di freddezza si cela il suo stesso tormento. Il paziente, nella sua fragilità, diventa per lui uno specchio, un doppio, una possibilità di redenzione. Entrambi si muovono in un labirinto di ferite che non trovano rimedio. Eppure, da quel dolore reciproco, qualcosa affiora: un moto di pietà, un bisogno di luce, un residuo d’amore che resiste.

Landini maneggia le parole come materia viva, con un’eleganza manieristica che cattura e inquieta. Ogni frase è precisa e tagliente, ma anche impastata di umanità, di simboli, di richiami biblici che parlano al cuore e all’inconscio. Parole che rendono l’atmosfera del racconto angosciosa, cupa e quasi senza via di scampo e in cui il paziente si sente smarrito e lo psicanalista appare inerme ed incapace di tendere una mano e di guidare.

Spesso rispecchiarsi nelle reciproche e simili storie aiuta entrambi a guarire. Il riconoscersi l’uno nell’altro potrebbe avere una funzione omeopatica. Cosa accomuna paziente e psicanalista? Forse l’incapacità di dimenticare? Troppo forte è la veemenza con cui l’autore evoca gli angeli alati, tutori del nostro destino, non dimenticando di sottolineare di spurgare, pulire, mondare, disinfettare prima che la balena di Giona dei ricordi ci torni ad ammorbare con la sua peste.

Dentro questa lingua abitano Giona, Davide, Golia, Noè - non figure lontane, ma archetipi, segni eterni delle nostre stesse contraddizioni. Giona, fuggendo da Dio, rifiuta il desiderio. Vive nel sonno senza sogno, nel rimorso che anestetizza. La parola Kum - “alzati” - lo richiama alla vita, lo sveglia dal sonno stordito in cui si trova. È la voce che ogni analista vorrebbe restituire al suo paziente: la spinta a risvegliarsi, a riconoscere che la ferita non è solo dolore, ma anche passaggio. Lacan dice che l’erede dell’imperativo categorico kantiano non è il Super-Io ma il desiderio. Come in Kant, il desiderio, nella sua forma etica, coincide con la legge. E dunque nella forma più pura esiste una legge del desiderio. E’ una legge che non può essere disattesa, pena la caduta nella malattia. Davide affronta Golia con la fede e con l’intelligenza. Nel racconto di Landini, questa sfida diventa la lotta fra la forza del desiderio e la brutalità del Super-Io, che tutto reprime, che giudica e condanna. Davide è la parte viva, fragile ma tenace dell’essere umano che ancora osa credere, che ancora cerca di amare.

Quella di Giona è una chiamata che viene dall’alto. È la dialettica agostiniana tra anima e Dio e paradossalmente è come se la parte più profonda di noi fosse il luogo della nostra intimità con Dio. Una chiamata a seguire la forza del desiderio stesso.. È la storia di un naufragio, ma anche di un nuovo inizio. Un profeta che non aveva creduto nella forza del suo desiderio, ma nonostante tutto un uomo alla ricerca di se stesso..

Infine Noè, il sopravvissuto, colui che raccoglie i resti del mondo dopo la catastrofe. La sua Arca è la mente stessa dell’uomo. È l’uomo che salva la vita dal pericolo della morte. Noè è lo psicoanalista che deve lavorare coni resti; i ricordi e i traumi. I legami devono essere sciolti e bisogna ritornare alla vita. L’Arca è la risposta alla catastrofe e coincide con la deificazione dell’uomo. Il Dio biblico salva l’uomo giusto. Nell’Arca pone tutta la bellezza del creato, tutte quelle cose del passato che doveva preservare. Non è solo il luogo di cose, oggetti e esseri viventi da salvare, ma anche il luogo dell’anima, l’albergo del nostro passato. Cosa accade nel tempo in cui la vita ha il compito di ricominciare? Il primo gesto è quello di piantare una vigna, non è un ritornare alla vita corrotta dalla malignità dell’umano, piantare significa progettare. Un gesto importante: nel costruire sfuggiamo all’angoscia depressiva di un accadere di fronte al quale eravamo impreparati. L’angoscia ed il rimorso sono pur sempre una difesa di fronte al vuoto interiore che genera il male commesso e che separa il soggetto dalla realtà facendolo ripiegare sul passato.

“La nuova scienza dell’anima, una disciplina sorta da poco, insegna che a coltivare la colpa e il rimorso si fa male e che non vale la pena rinfocolare il ricordo delle occasioni mancate e sprecate, ma la nostra coscienza morale si regge, ed è giusto che si regga, sul sentimento del peccato e della colpa, sul rimorso che affligge i cuori più labili. Togliete l’uno o l’altra o solo una dei due, rimarrà l’anarchia di un corpo sociale anonimo, abbandonato a se stesso, alla mercé dei singoli individui e della loro inclinazione a compiere il male. Dimenticato da Dio e dal mondo intero”. Il tempo e l’anima si fissano nel passato, ma rimpianto e dolore ci fanno proiettare l’oggetto perduto non più nel passato ma nel futuro, un futuro sempre procrastinabile.

La psicoanalisi, in fondo, è un’arca che salva i resti: i frammenti di noi che ancora chiedono di essere ascoltati. La parola diventa il ponte tra ciò che è stato distrutto e ciò che può ancora fiorire. Landini, musicista e pensatore, sa che anche il silenzio ha un suono, e che la parola, come la musica, può guarire. Il suo linguaggio attraversa la psiche e la Bibbia, la fede e la scienza, la poesia e la memoria. Dopo il Diluvio non è solo un caso clinico: è un viaggio verso la coscienza, un canto dopo la tempesta, un atto d’amore per la fragilità umana. E forse è questo che rimane, quando le acque si ritirano: la possibilità di cominciare di nuovo, di nominare le cose, di alzarsi ancora una volta -Kum- e respirare.


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