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ESTETICA (E NON SOLO) E DEMOCRAZIA. PER LA CRITICA DELLA FACOLTÀ DI GIUDIZIO E DELLA CREATIVITÀ DELL’ "UOMO SUPREMO" (KANT).

CREATIVITÀ: KANT E LA CRITICA DELLA SOCIETÀ DELL’UOMO A "UNA" DIMENSIONE. Una sollecitazione a svegliarsi dal sonno dogmatico. Una nota di Federico La Sala

(...) È solo con Kant - scrive Hogrebe - che emerse veramente ciò che può essere definito un problema della costituzione; il problema cioè di fornire una serie di regole e di definirle come il quadro nell’ambito del quale sono in generale empiricamente possibili le operazioni cognitive (...)
giovedì 13 agosto 2026
"UN UOMO PIÙ UNA DONNA HA PRODOTTO, PER SECOLI, UN UOMO"
LEZIONE DI COSMOTEANDRIA IMPERIALE (NICEA, 325-2025): “L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo" (Paolo di Tarso, 1 Corinzi 11, 7)
"ANATOMIA" (GIOVANNI VALVERDE, 1560) E PSICOANALISI (2005).Parlare dell’embrione per dimenticare il mondo. Una risposta-commento di Luigi Cancrini (l’Unità, 28.02.2005, p. 27).
ARTE, TECNOLOGIA, E LETTERATURA: UNA RISATA (...)

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> CREATIVITÀ -- ANTROPOLOGIAE FILOSOFIA. Una sollecitazione a ripensare il nesso antropologico tra "Freud, la psicoanalisi, e le #donne" (Giuliana Proietti).

giovedì 5 febbraio 2026

PSICOANALISI, #ANTROPOLOGIA, #FILOSOFIA, ED #EPISTEMOLOGIA: FREUD, LE DONNE, E UNA BUONA OCCASIONE PER RIPRENDERE LA VIA DELLA #RICERCA DI #ELVIOFACHINELLI ("LA #MENTE #ESTATICA", 1989). *

      • Una nota a margine della sollecitazione della dr.ssa Giuliana Proietti, a riflettere di più e meglio sul #nesso (#nexus) #antropologico tra "#Freud, la #psicoanalisi, e le #donne" ("#Freudiana", 04 febbraio 2026).


Freud, la psicoanalisi e le donne

di Dr. Giuliana Proietti ("Freudiana", 4 Febbraio 2026)

Sigmund Freud fu circondato per tutta la vita da donne che ebbero un ruolo decisivo non solo sul piano affettivo e familiare, ma anche nello sviluppo della psicoanalisi. Il suo pensiero sul femminile, spesso discusso e criticato, nacque dentro relazioni concrete, intense, talvolta conflittuali, che segnarono profondamente il suo lavoro teorico.

La madre, Amalia Nathansohn.

Freud Sebbene Freud non attribuisse un valore particolare all’intelligenza femminile e avesse una visione fortemente gerarchica dei ruoli di genere, nella sua esperienza personale le donne ebbero un’importanza decisiva, a cominciare dalla madre, Amalia Nathansohn Freud. Pur avendo avuto altri figli maschi, Amalia considerò sempre Sigmund il suo favorito, investendo su di lui un affetto privilegiato e una fiducia speciale. Freud fu pienamente consapevole di quanto questo riconoscimento materno avesse inciso sulla costruzione della sua personalità e non mancò di riflettervi anche teoricamente. In uno scritto autobiografico osservò: “Ho scoperto che le persone che sanno di essere favorite dalle loro madri, nella loro vita mettono in evidenza una particolare autostima e un incrollabile ottimismo, che spesso li porta realmente verso il successo”. Amalia, più giovane di vent’anni rispetto al marito Jakob, instaurò con il figlio un legame intenso e duraturo, fatto di ammirazione, protezione e idealizzazione reciproca. Freud riconobbe più volte di essere stato il “figlio prediletto”, destinatario di un investimento affettivo speciale che contribuì in modo determinante alla sua riflessione sul complesso di Edipo e sulla centralità della relazione madre-figlio nello sviluppo psichico. Nei suoi scritti clinici e autobiografici affiora spesso l’immagine di una madre idealizzata, affettuosa ma anche autorevole, figura originaria di amore e di potere insieme. Amalia rimase una presenza fondamentale nella vita di Freud fino alla sua morte, avvenuta nel 1930, quando il figlio aveva ormai elaborato gran parte della sua opera teorica e continuava a riconoscere, implicitamente, il peso fondativo di quel primo legame.

Le sorelle

Accanto alla madre vi furono le sorelle, in particolare Anna Freud senior, Rosa, Marie, Adolfine e Pauline. Freud crebbe in un ambiente familiare prevalentemente femminile, dato che i fratellastri maschi erano molto più grandi e l’ultimo figlio, Alexander, molto più piccolo. Le sorelle rimasero figure relativamente marginali nella narrazione autobiografica freudiana, ma la loro sorte tragica (quattro di loro morirono nei campi di concentramento nazisti), getta una luce retrospettiva drammatica sulla storia familiare di Freud e sull’antisemitismo che egli stesso dovette affrontare negli ultimi anni di vita.

La moglie, Martha Bernays

La donna centrale della sua vita adulta fu la moglie Martha Bernays. Il loro fidanzamento durò quattro anni ed è documentato da un intenso scambio epistolare, che rivela un Freud appassionato, geloso e profondamente legato a un modello di famiglia borghese tradizionale. Martha si dedicò completamente alla casa e ai sei figli della coppia. Freud la tenne volutamente lontana dal suo lavoro scientifico, creando una netta separazione tra la sfera domestica e quella intellettuale. Questo assetto riflette una visione fortemente ottocentesca dei ruoli di genere, che sarà poi oggetto di critiche da parte delle psicoanaliste delle generazioni successive.

La nipote, Sophie

Freud la ricorda così: “Era una brava casalinga. Era molto parsimoniosa. E mio padre diceva che sua madre avrebbe preferito avvelenare l’intera famiglia piuttosto che buttare via del cibo.” Secondo il biografo Ernest Jones, Sigmund restò sempre fedele alla moglie (anche se ultimamente questa certezza non è più considerata granitica).

Scrive Ernest Jones: “sua moglie è stata l’unica donna della sua vita ed è venuta sempre prima di qualsiasi altro mortale”.

Le figlie

Freud ebbe sei figli (Mathilde, Jean Martin, Oliver, Ernst, Sophie, Anna). Tra le figlie femmine, la figura più importante fu senza dubbio Anna Freud. Ultima nata, sviluppò con il padre un legame intellettuale ed emotivo profondissimo. Anna divenne una delle principali esponenti della psicoanalisi, fondatrice della psicoanalisi infantile e custode dell’ortodossia freudiana dopo la morte del padre. Freud la analizzò personalmente, scelta che oggi solleverebbe forti obiezioni etiche, ma che all’epoca fu considerata accettabile. Il rapporto tra Sigmund e Anna fu così stretto da spingere molti studiosi a parlare di una relazione simbiotica, che influenzò sia la vita personale di Anna sia l’evoluzione teorica del padre. Le altre figlie, Mathilde, Sophie (e i figli maschi Martin, Oliver e Ernst), ebbero un ruolo meno centrale nel suo lavoro, anche se la morte prematura di Sophie colpì Freud profondamente e riattivò in lui riflessioni sul lutto e sulla perdita.

L’unica donna di casa Freud che ha contestato il padre della psicoanalisi è stata la nipote, figlia di suo figlio Martin, Sophie Freud la quale ha definito il nonno come: “Un uomo del suo tempo, con pregiudizi di tipo patriarcale, idee antiquate e tendenze misogine”.

In particolare, Sophie Freud riteneva che il nonno: “rispecchiasse, nelle sue teorie, la convinzione che le donne fossero esseri inferiori alla norma e fossero incapaci di rappresentare la norma” (Gretel, G. 2003, Nov. 14 Freud goes up in smoke: Granddaughter dismisses theories as outdated. The Toronto Star. 2003).

Le pazienti

Un capitolo fondamentale riguarda le pazienti, molte delle quali contribuirono direttamente alla nascita della psicoanalisi. Bertha Pappenheim, nota come Anna O., trattata da Josef Breuer ma studiata con enorme interesse da Freud, fu decisiva per l’elaborazione del metodo catartico e della talking cure. Anna O. incarnò, suo malgrado, il prototipo dell’isterica, anche se poi nella vita divenne una famosa istitutrice, tanto che le fu dedicato perfino un francobollo. Sappiamo che questa donna si tenne poi, per tutta la sua vita, lontana dalla psicoanalisi e dagli psicoanalisti, anche se a lei dobbiamo la definizione di “talking cure”, la cura della parola, che ha contraddistinto la tecnica terapeutica della psicoanalisi e della stessa psicoterapia moderna. Leggi anche: Quale eroina del cinema ti somiglia di più? Test

Dora, pseudonimo di Ida Bauer, fu al centro di uno dei casi clinici più famosi e controversi narrati da Freud, in cui emergono chiaramente i limiti nella comprensione della sessualità femminile (Dora interruppe bruscamente la psicoanalisi con Freud, scandalizzata dalle sue conclusioni sul suo caso). Sul caso di Dora, tuttavia, Freud costruì la teoria del transfert. Altre donne, come Emmy von N., Elisabeth von R. e la cosiddetta Frau Cäcilie M., furono interlocutrici fondamentali nella costruzione della tecnica analitica, anche se spesso Freud faticò a riconoscere pienamente la loro voce autonoma.

Le psicoanaliste

Mentre Freud descriveva le donne come esseri inferiori agli uomini, molte donne divennero psicoanaliste e molte di loro furono fondamentali nello sviluppo e nel progresso della psicoanalisi.
-  La prima donna a unirsi alla Società psicoanalitica di Vienna di Freud fu Helene Deutsch, nel 1918. Pubblicò il primo libro psicoanalitico sulla sessualità femminile e scrisse ampiamente su argomenti come la psicologia delle donne, l’adolescenza femminile e la maternità.
-  Lou Andreas-Salomé ebbe con Freud un rapporto di stima intellettuale e amicizia profonda; fu una delle prime a esplorare la sessualità femminile in modo non riduttivo, pur rimanendo in dialogo critico con Freud.
-  Marie Bonaparte, principessa e psicoanalista, fu una figura chiave nella diffusione della psicoanalisi in Francia e sostenne Freud economicamente e politicamente durante la fuga dal nazismo.
-  Sabina Spielrein rappresenta un caso particolarmente complesso: paziente, allieva e poi psicoanalista, ebbe con Freud e con Jung un rapporto intellettuale intenso e tormentato. Le sue idee sulla pulsione di morte anticiparono temi che Freud svilupperà solo più tardi, spesso senza riconoscerne esplicitamente il contributo.
-  Melanie Klein divenne un membro di spicco della comunità psicoanalitica e sviluppò la tecnica nota come “tecnica del gioco”, che è ancora ampiamente utilizzata nella psicoanalisi infantile.
-  Tra le nemiche più acerrime delle teorie freudiane sulla donna fu Karen Horney (1885-1952), una psicoanalista femminista, la quale suggerì che non sono le donne a desiderare il pene, quanto sono piuttosto gli uomini ad invidiare l’utero femminile, visto che questo permette di generare dei figli che nascono nel proprio corpo. (“invidia dell’utero”).

Freud aveva in qualche modo previsto che, prima o poi, le psicoanaliste avrebbero portato avanti questa contestazione e infatti, già da queste prime avvisaglie, ebbe a dire che le psicoanaliste donne non attribuivano una sufficiente importanza all’invidia del pene, in quanto la provavano esse stesse. La sua misoginia è facilmente intuibile anche da questo passaggio, scritto in un articolo del 1925, dal titolo “Le conseguenze psichiche della distinzione anatomica tra i sessi”: “Le donne si oppongono al cambiamento, sono passive e non aggiungono nulla di proprio”.

Il rapporto di Freud con le colleghe fu, come si vede, ambivalente. Da un lato egli dipese profondamente da queste relazioni femminili, ne trasse ispirazione teorica e sostegno emotivo; dall’altro mantenne una visione gerarchica dei ruoli di genere e una concezione del femminile che molte donne, sue allieve comprese, cercarono di superare. La storia della psicoanalisi mostra come proprio queste donne abbiano progressivamente trasformato e ampliato l’eredità freudiana, rendendola più complessa, critica e aperta.

La contestazione femminista

Freud era convinto che la sua scoperta del complesso edipico e delle teorie ad esso collegate, come l’ansia da castrazione e l’invidia del pene, fossero i suoi più grandi successi mentre sono state, forse, le sue teorie più criticate, in particolare dal movimento femminista, specialmente per i suoi concetti di invidia del pene e di orgasmo vaginale. La sua ipotesi sulla donna è che essa fosse biologicamente dominata dalla funzione riproduttiva. L’invidia del pene, da lui formulata sullo sviluppo psicosessuale delle bambine, è la controparte femminile del concetto di ansia da castrazione, presente nel complesso edipico. Nella sua teoria, Freud suggerisce infatti che, durante la fase fallica (dai 3 ai 5 anni), le bambine si allontanino dalle loro madri, per dedicare tutto il loro affetto ai papà. Questo allontanamento dalla madre si verifica al momento in cui la bambina si rende conto di non avere un pene.
-  Dice Freud: “Le bambine ritengono la madre responsabile della mancanza di un pene e non la perdonano, per il fatto di essere svantaggiate”

Cosa vogliono le donne?

Freud stesso si rese conto di non aver capito molto sulle donne. Ebbe infatti a dire: “La grande domanda, alla quale nemmeno io ho saputo rispondere malgrado trent’anni di lunghe ricerche, è questa: che cosa vuole la donna?” Per lui la questione femminile rimase sempre un “continente oscuro”.

Fonti principali: Ernest Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, Il Saggiatore; Peter Gay, Freud. Una vita per i nostri tempi, Bompiani; Sigmund Freud, Lettere a Martha Bernays, Bollati Boringhieri; Elisabeth Roudinesco, Sigmund Freud nella sua epoca e nel nostro tempo, Laterza (ripresa parziale - Tratto da https://www.psicolinea.it).


* *Sul tema, cfr. "IL #PUNTODISVOLTA. L’INDICAZIONE DI #FACHINELLI E LA SUA IMPORTANZA" (cfr. Federico La Sala, "La #menteaccogliente. Tracce per una #svolta_antropologica", #AntonioPellicani editore, Roma 1991, pp. 138-161.

Federico La Sala


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