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PIANETA TERRA. COSTITUZIONE EUROPEA, COSTITUZIONE ITALIANA: DONNE E UOMINI, BAMBINI E BAMBINE. Un’altra storia è possibile ...

DIGNITÀ, PERSONE, E POLITICA: CHI SIAMO NOI IN REALTÀ?! LA DIGNITÀ E’ UN "CHI" NON UN "CHE COSA"! "Dignità è....". Una riflessione di Andrea Lebra - a cura di Federico La Sala

Perché la Costituzione Europea afferma solennemente che “la dignità umana è inviolabile” e “deve essere rispettata e tutelata”?
sabato 19 febbraio 2011 di Federico La Sala
[...] nella scala di valori espressi dalla nostra Costituzione. E’ un principio supremo che non può essere
sovvertito o modificato nel suo contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale. Va addirittura posto al di sopra della sovranità dello Stato. La dignità, integrando altri tre principi
costituzionali fondamentali (la libertà, l’eguaglianza e la solidarietà), fa corpo con essi e ne impone un’interpretazione in una logica di indivisibilità [...]
13 FEBBRAIO 2011: ORA (...)

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> DIGNITA’, PERSONE, E POLITICA: CHI SIAMO NOI IN REALTA’?! --- LE DONNE, GLI UOMINI E LA PIU’ GRANDE BUGIA DELLA STORIA (di Luciana Castellina).

martedì 28 giugno 2011

Le donne, gli uomini e la più grande bugia della storia

di Luciana Castellina (l’Unità, 28.06.2011)

C ’è una bugia storica che non può essere svelata declassificando documenti segreti, come è stato per le Carte del Pentagono o per le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. A dirla sono le nostre moderne democrazie. Consiste nel far credere che, adesso, nascono bambini neutri e non più, come una volta, bambine femmine e bambini maschi. Sulla base di questa menzogna hanno spacciato come universale l’intero edificio istituzionale dei nostri Paesi e la loro organizzazione sociale, che è invece rimasta tutta disegnata sull’essere umano maschio. Da quando la bugia è stata detta, le donne, per non rimanere prigioniere nel ghetto del privato familiare sottratto alle regole pubbliche, hanno dovuto vivere clandestinamente la propria identità, mascherandosi da essere neutro, cioè, nei fatti, da uomo.

Il femminismo recente ha per fortuna cominciato a sollevare dubbi su questa carnevalata. Purtroppo per disvelarla non basta desecretare carte, perché riconoscere l’esistenza di una differenza di genere cui viene nagato valore, significherebbe rimettere in discussione l’intera filosofia che ispira i nostri sistemi democratici, fondati sul principio di uguaglianza di fronte alla legge. Un’idea che ha avuto e ha molte buone ragioni, perché ha aiutato a eliminare i privilegi più vistosi e le esclusioni più inaccettabili, ma che non ha eliminato le disuguaglianze profonde: le ha nascoste come si fa con la polvere sotto i tappeti.

E così le istituzioni, i codici, la rappresentanza, l’organizzazione civile, l’assetto materiale della vita continuano ad assumere l’inesistente essere neutro come referente: un cittadino travestito da astratto, indistinto nel genere così come nella sua collocazione sociale reale.

Dire “ogni cittadino è uguale di fronte alla legge” è una conquista democratica ma anche un inganno. L’astrattezza della norma andrebbe colorata assumendo come metro il bisogno di ognuno, valorizzando la sua diversità e organizzando la vita collettiva in modo da dare uguaglianza concreta alle differenze. Significherebbe costruire identità relazionali in cui ciascuno, anziché mutilarsi per entrare nella corazza dell’astratto, o rifugiarsi, mortificato, nella sua diversità diventata debolezza, si costruisce un’identità che assume l’altra o l’altro come risorsa critica di se stessa e di se stesso. A partire da qui si potrebbe ridisegnare un mondo migliore.

Detto questo, sono tuttavia d’accordo con Bobbio quando ci metteva tutti in guardia dai rischi di indebolire le garanzie formali di questa nostra democrazia che per ora è la migliore in circolazione. Ma d’accordo con Bobbio anche quando esprimeva la sofferta consapevolezza dei suoi limiti. Mi basterebbe che almeno si sapesse della bugia storica e non si pensasse di ristabilire la verità concedendo qualche diritto a tutela delle minoranze (e peraltro le donne non sono una minoranza). Mi basterebbe insomma mettere una spina nel fianco della nostra democrazia imperfetta, e avere il coraggio di continuare a pensare il non ancora pensato. Non siamo alla fine della storia.


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