IL CASO
L’Ungheria di Orban
fa guerra alla filosofia
"Ricerche inutili": già emarginata dai comunisti ora Agnes Heller è attaccata dalla destra nazionalista
di BRUNO VENTAVOLI (La Stampa, 20/01/2011)
Filosofi sotto attacco. Nell’Ungheria destrorsa delle controverse leggi sulla libertà di stampa, che in questo semestre guida l’Unione Europea, anche i ruminatori di idee accademiche, finiscono nel polverone della battaglia politica. E ci finisce soprattutto Ágnes Heller, personaggio simbolo della cultura ungherese, nonché una delle pensatrici più importanti del mondo contemporaneo. La teorica dei bisogni è stata accusata dal Magyar Nemzet (giornale di centrodestra peraltro molto moderato) di aver pilotato concorsi e fondi insieme ad altri cinque colleghi dell’Istituto nazionale di ricerca e tecnologia per sperperare mezzo miliardo di fiorini (1 milione e 800 mila euro) nelle loro strambe ricerche, tra il 2004 e il 2005, quando governava il socialista «amico» Gyurcsány. In tempi magri per l’economia la cifra fa scalpore, indigna. E accende toni, livelli dello scontro. La Heller, 81 anni, oltre ad essere molto ascoltata, e mediaticamente efficace con la sua voce autorevole e ferma, ha sempre criticato la destra di Orbán che ha stravinto le ultime elezioni. Titolare di una vita coraggiosa e libera verso il Potere, dall’alto di decenni di studi sulla morale fustiga il nuovo governo su temi forti, come etica pubblica, libertà, ruolo e limiti dello Stato. Un’accusa così forte nei suoi confronti, e così pubblica, ha subito innescato il sospetto di vendetta «politica». Anche perché un uomo della maggioranza, Gyula Budai, ha annunciato in conferenza stampa che il governo farà chiarezza su scandalo e soldi sospetti. Un’indagine di polizia chiarirà le cose. E una parte dell’Ungheria torna a parlare di libero pensiero in pericolo.
Ágnes Heller, che nell’era sovietica, aveva subito parecchie censure, era emigrata all’estero, e suo marito Fehér Ferenc era finito anche in prigione per le sue idee, non è inesperta in totalitarismi. In un’intervista al Népszabadság, il quotidiano di sinistra che ha pubblicato la prima pagina bianca con l’appello in tutte le lingue europee per la libertà di stampa, la filosofa ha detto di sentirsi perseguitata come ai tempi del compagno Kádár. «Nel ’73 facevo parte della Scuola di Budapest - ha dichiarato -, e con l’accusa di essere antimarxisti, ci eliminarono dalla vita scientifica del Paese. Il primo ministro di allora disse che voleva toglierci la penna di mano. Oggi la situazione è molto simile. Stanno cercando di accusarci di reati economici, senza uno straccio di prova, un gruppo di filosofi molto critici verso il governo, e soprattutto verso Orbán. Sono accuse politiche mascherate, per sporcare pubblicamente il nome di certe persone. Le infangano per eliminarle politicamente».
La Heller e «la sua cricca», come la stampa di destra definisce i sei studiosi nel mirino, è accusata di aver ricevuto finanziamenti troppo lauti, sprecandoli in attività inutili. Fondi che avrebbero dovuto finanziare studi sull’integrazione ungherese nell’Europa sono finiti a chi si occupava invece di filosofia antica. Studi su Nietzsche e Heidegger sono costati troppo cari. S’alzano colleghi che fanno i conti in tasca, altri che sostengono di essere stati discriminati per progetti di studio poco di sinistra. E’ faida aperta, perché tutto il mondo accademico è paese. Il nuovo direttore dell’Istituto ha detto pubblicamente che ora andrà tutto bene, vigilerà su bandi e finanziamenti, ha già bloccato varie manovre scientificamente dubbie negli ultimi mesi.
Ágnes Heller, allieva eterodossa di Lukács, critica del socialismo reale, è sempre stata apprezzata dall’Occidente liberal. In Italia, per esempio, oltre che da Aut Aut, veniva regolarmente pubblicata da Mondo Operaio negli anni d’oro del craxismo. Con il cambio di regime, non ha fatto altro che rafforzare la sua fede liberal-democratico-socialista. Ma nell’Ungheria odierna, che tira la cinghia per non star fuori dall’euro e ridurre deficit, ogni cosa si mescola e si confonde nel tritatutto della politica sgangherata e debole. E anche provare a ragionare su Seneca o Heidegger può apparire sospetto. Populisticamente sospetto.