Georges e il Neonato misterioso
di Tomaso Montanari (il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2013)
A volte ci dimentichiamo i grandi artisti del passato: ma poi li ritroviamo. È un po’ come quando una nonna perde gli occhiali in casa. E così la nostra storia dell’arte è da sempre piena di “riscoperte”. In certi momenti nessuno sapeva più quasi chi fosse mai stato Caravaggio, e in altri perfino Michelangelo era un po’ dimenticato. Per non parlare di Vermeer, riscoperto solo molti secoli dopo la sua morte.
Ecco, la riscoperta - quasi la resurrezione - di Georges de La Tour è uno dei miracoli della storia dell’arte moderna. Ci si era completamente dimenticati della figura di questo tranquillo pittore nato e cresciuto nella Lorena (una regione della Francia) di quattrocento anni fa. Ma il modo in cui dipingeva sembra fatto apposta per far innamorare gli uomini del Novecento: e questo amore, ad un certo punto, è scoppiato davvero.
Niente permette di credere che La Tour abbia mai viaggiato fino in Italia, o in Olanda, eppure, per le cose che dipinge, per la luce che usa e soprattutto per il modo in cui vede il mondo e i rapporti umani, la sua pittura - pur così francese - non ci sarebbe mai stata senza una conoscenza, diretta o indiretta, della rivoluzione di Caravaggio: che come un nuovo Giotto, o un nuovo Masaccio, aveva rimesso la pittura in contatto con il mondo reale.
Il Neonato è forse il quadro in cui tutto questo appare più evidente. È un’opera molto strana fin dal suo titolo: che cosa vuol dire il “Neonato”? È un bambino qualunque, o è un bambino “speciale”?
In altre parole, i protagonisti che vediamo sulla scena sono un neonato della Lorena nato intorno 1645, sua madre e sua nonna, o sono invece Gesù, Maria e Sant’Anna, ritratti come se fossero persone del tempo di La Tour, come appunto faceva Caravaggio?
L’importanza della scena, la luce (naturalissima: viene da una candela che la donna sulla sinistra ci nasconde col palmo della mano), la dignità dei personaggi e la centralità del bambino hanno indotto a pensare che si tratti davvero di Gesù: ma la cosa veramente importante è il fatto stesso che non possiamo esserne sicuri. In fondo il messaggio di La Tour è: Gesù è stato un bambino come tutti, tutti i bambini sono importanti come Gesù.
Anche questo quadro parla direttamente allo spettatore, che si sente partecipe di una scena intima, come se fosse un terzo personaggio adulto: o un fratellino o una sorellina più grandi. Ed è un quadro delicato: perché ci parla sussurrando alla sua coscienza, alle nostre emozioni, ai nostri ricordi più segreti