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GEORGES DE LA TOUR: L’EDUCAZIONE DELLA VERGINE. LA LUCE E IL LIBRO. Un’analisi di Emma Nardi - a c. di Federico La Sala

MILANO. A Palazzo Marino - Sala Alessi - in esposizione dal 26 novembre 2011 all’8 gennaio 2012 - "L’Adorazione dei pastori" e "San Giuseppe falegname".
giovedì 1 dicembre 2011 di Federico La Sala
IL TESTO DI EMMA NARDI è IN PDF (in fondo)

A Milano
Palazzo Marino
Sala Alessi
dal 26 novembre 2011 all’8 gennaio 2012
Ingresso libero
sono in esposizione di
GEORGES DE LA TOUR,
L’Adorazione dei pastori
e
San Giuseppe falegname

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> GEORGES DE LA TOUR: L’EDUCAZIONE DELLA VERGINE. --- GEORGES DE LA TOUR E IL NEONATO MISTERIOSO (di Tomaso Montanari).

lunedì 4 novembre 2013

Georges e il Neonato misterioso

di Tomaso Montanari (il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2013)

      • Georges de La Tour, Il neonato, 1645-48 circa. Rennes, Musée de Beaux-Arts

A volte ci dimentichiamo i grandi artisti del passato: ma poi li ritroviamo. È un po’ come quando una nonna perde gli occhiali in casa. E così la nostra storia dell’arte è da sempre piena di “riscoperte”. In certi momenti nessuno sapeva più quasi chi fosse mai stato Caravaggio, e in altri perfino Michelangelo era un po’ dimenticato. Per non parlare di Vermeer, riscoperto solo molti secoli dopo la sua morte.

Ecco, la riscoperta - quasi la resurrezione - di Georges de La Tour è uno dei miracoli della storia dell’arte moderna. Ci si era completamente dimenticati della figura di questo tranquillo pittore nato e cresciuto nella Lorena (una regione della Francia) di quattrocento anni fa. Ma il modo in cui dipingeva sembra fatto apposta per far innamorare gli uomini del Novecento: e questo amore, ad un certo punto, è scoppiato davvero.

Niente permette di credere che La Tour abbia mai viaggiato fino in Italia, o in Olanda, eppure, per le cose che dipinge, per la luce che usa e soprattutto per il modo in cui vede il mondo e i rapporti umani, la sua pittura - pur così francese - non ci sarebbe mai stata senza una conoscenza, diretta o indiretta, della rivoluzione di Caravaggio: che come un nuovo Giotto, o un nuovo Masaccio, aveva rimesso la pittura in contatto con il mondo reale.

Il Neonato è forse il quadro in cui tutto questo appare più evidente. È un’opera molto strana fin dal suo titolo: che cosa vuol dire il “Neonato”? È un bambino qualunque, o è un bambino “speciale”?

In altre parole, i protagonisti che vediamo sulla scena sono un neonato della Lorena nato intorno 1645, sua madre e sua nonna, o sono invece Gesù, Maria e Sant’Anna, ritratti come se fossero persone del tempo di La Tour, come appunto faceva Caravaggio?

L’importanza della scena, la luce (naturalissima: viene da una candela che la donna sulla sinistra ci nasconde col palmo della mano), la dignità dei personaggi e la centralità del bambino hanno indotto a pensare che si tratti davvero di Gesù: ma la cosa veramente importante è il fatto stesso che non possiamo esserne sicuri. In fondo il messaggio di La Tour è: Gesù è stato un bambino come tutti, tutti i bambini sono importanti come Gesù.

Anche questo quadro parla direttamente allo spettatore, che si sente partecipe di una scena intima, come se fosse un terzo personaggio adulto: o un fratellino o una sorellina più grandi. Ed è un quadro delicato: perché ci parla sussurrando alla sua coscienza, alle nostre emozioni, ai nostri ricordi più segreti


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