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ITALIA 2012. ELEZIONI REGIONALI

SICILIA SUPERSTAR: TUTTA L’ITALIA IN MOVIMENTO. Crocetta governatore, crolla il Pdl, Il Movimento 5 Stelle primo partito, alle urne solo il 47 per cento.

LA CAVALCATA DI GRILLO. Per il Movimento 5 Stelle è stata una vittoria (...) è oggi il primo partito dell’isola, in barba a vincitori (Pd) e vinti (Pdl).
martedì 30 ottobre 2012 di Federico La Sala
[...] I grandi sconfitti sono i partiti tradizionali. Non solo il Pdl, che ne subirà le più immediate conseguenze. Perché anche quelli che hanno vinto non sono usciti indenni (persino il Pd ha lasciato 5 punti sul campo) e perché tutti dovranno fare i conti con il forte segnale che arriva dall’astensionismo siciliano. Meno di un siciliano su due è andato a votare e Crocetta diventa governatore con il voto di circa il 15% dell’elettorato totale. Nemmeno Grillo è riuscito a incidere un blocco (...)

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> SICILIA SUPERSTAR: TUTTA L’ITALIA IN MOVIMENTO. --- Il voto rispecchia la crisi politica e sociale in Sicilia. Ma è un segnale per il Sud e il Paese (di Emanuele Macaluso)..

martedì 30 ottobre 2012

l’Unità 30.10.12 La crisi è profonda: basterà una maggioranza relativa?

di Emanuele Macaluso

Il voto rispecchia la crisi politica e sociale in Sicilia. Ma è un segnale per il Sud e il Paese. L’astensionismo è il dato inquietante: cittadini che non volevano più votare per i partiti tradizionali, né dare un voto protestatario a Grillo. Il quale, però, ha raccolto una gran parte degli indignatos siciliani. Il fatto che in questo marasma, la coalizione Pd-Udc abbia parzialmente e significativamente retto, è un altro segnale per la sinistra e per il centro.

In questo dopoguerra la Sicilia ha conosciuto momenti in cui i movimenti contestavano e si contrapponevano ai grandi partiti nazionali impegnati a dare al Paese la Repubblica e la Costituzione.

Dopo lo sbarco alleato del luglio del 1943 in Sicilia si manifestò un forte movimento separatista, soprattutto nelle grandi città Palermo, Catania e Messina che coinvolse il ceto medio urbano tanti giovani di destra e di sinistra.

La costruzione dei partiti nazionali e dei sindacati fu faticosa, soprattutto per quelli di sinistra; la Dc aveva radici nel Partito popolare di Sturzo e godette dell’impegno di gran parte del clero. Dopo il separatismo arrivò l’ondata monarchica insieme al movimento dell’Uomo Qualunque che ottennero un grande successo nel referendum istituzionale, nelle elezioni per la Costituente del 1946, nelle amministrative: governarono le città di Palermo e Catania e altri copoluoghi. Fu il grande movimento contadino, proprio nel 1946-47 e il grande impegno politico e organizzativo del Pci e del Psi, uniti nel Blocco del Popolo, ad affermare la forte presenza della sinistra, nelle prime elezioni regionali del 1947.

La risposta della destra agraria e della mafia fu la strage di Portella delle Ginestre. Con le elezioni del 1948, le forze conservatrici si radunarono nella Dc e i movimenti separatisti, monarchici e qualunquisti verranno assorbiti dal partito di De Gasperi. La Sicilia per 7 anni (48-55) fu governata dai governi di centrodestra presieduti da Franco Restivo, uomo colto e abile della conservazione siciliana.

Ma la sinistra resse e resse bene, organizzando un blocco sociale e politico alternativo alla Dc. E quando a Roma entra in crisi il centrismo degasperiano, a Palermo entra in crisi il centradestra restiviano (1955) e si apre una fase di lotte politiche che provocheranno una scissione nel blocco sociale conservatore e nella Dc, con un movimento popolare guidato da un democristiano sturziano, Silvio Milazzo.

Il movimento milazziano, nel quale confluisce la piccola e media impresa siciliana, grazie all’iniziativa del Pci, mosse verso sinistra. E anche se non resse all’urto dei grandi poteri nazionali e siciliani, facilitò l’avvento anticipato del centrosinistra (1961). Il quale dopo un inizio positivo, si consumò in una gestione clientelare della Regione, con una espansione della burocrazia e della spesa pubblica improduttiva che ha alimentato un sistema di potere inquinato dalla mafia.

Un sistema che alla fine degli anni Settanta entra in crisi anche perché nella Dc e nella società c’è un sommovimento che trova un riferimento nella svolta impressa da Moro sul piano nazionale. Sono gli anni di Piersanti Mattarella, dei suoi tentativi di intesa con il Pci, del mutamento di clima che si respira anche nel Palazzo di Giustizia dove operano magistrati che si chiamano Costa, Chinnici, Terranova e poi i giovani Falcone, Borsellino e altri.

Sono gli anni in cui imperversa il terrorismo mafioso che massacrerà quei magistrati, Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa e tanti altri servitori dello Stato. E in questo clima rovente nasce il movimento della «Primavera» di Palermo che mette in crisi la Dc e in giuoco il Pci. Un movimento che ha come leader Leoluca Orlando, il quale, però, tende a personalizzarlo e a dargli un carattere giustizialista, a cui si associò il Pci entrando così nel cono d’ombra dell’orlandismo.

E ancora una volta si manifesta un movimento che appare travolgente negli anni del collasso di Dc e Psi. Il movimento dei sindaci in Sicilia mieteva successi impensabili: la sinistra in quell’onda vinse a Palermo, Catania, Messina e in tutti gli altri capoluoghi, mentre i partiti decadevano. Orlando a Palermo ottenne nel 1993 più del 70%. Ma, un anno dopo, nel 1994 il movimento berlusconiano di Miccichè, Dell’Utri e soci ottenne 61 seggi e zero la sinistra.

E, ancora una volta, pochi mesi fa Orlando ottenne a Palermo più del 70%, ma ora il suo partito personale è sparito. Mentre scrivo sembra certa che la coalizione Pd-Udc guidato da Crocetta avrà la maggioranza relativa. Ma come sarà governata, se sarà governata, la Sicilia, dove i problemi aperti appaiono insolvibili? Chi avrà la forza di riformare radicalmente una Regione dove il bilancio non copre le spese dei dipendenti, dei consulenti e dei clienti?

Il partito più forte in Sicilia non è un partito, è un movimento di sola protesta e tale resterà. La destra consuma una crisi irreversibile, i partiti «locali» di Lombardo e Miccichè appaiono residuati di un tempo che non c’è più. La sinistra è debole e di incerta costituzione. Il centro dell’Udc è un insieme di ex Dc senza una chiara identità. Il mio non è un pessimismo cieco.

Guardo la realtà, sperando che si radunino attorno al centrosinistra forze sociali e culturali che guardino con preoccupazione questa realtà e mettano mano a una ricostruzione che dia dignità alla politica e senso ai partiti. Se non ci sarà questa consapevolezza, la crisi siciliana, intrecciata con quella del Paese, può assumere caratteri imprevedibili. Riflettiamo tutti, anche a Roma.


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