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ITALIA, 1994-2012: UNA CRISI DI LUNGA DURATA ....

MONTI - NAPOLITANO: UN PROGRAMMA GIA’ SCRITTO. 4 CAPISALDI. Un appunto di Monti - a c. di Federico La Sala

«Se l’incontro ha fatto chiarezza lo deve dire lui e lo dirà lui». Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lasciando il Senato, risponde così ai giornalisti che gli chiedevano del faccia a faccia di stamane con il presidente del Consiglio Mario Monti.
mercoledì 19 dicembre 2012 di Federico La Sala
"APRITE, APRITE": IL GOLPISMO DEL LUPO, LA PAROLA "ITALIA" CONSEGNATA A UN PARTITO (1994-2011), E I SETTE CAPRETTI.

La bussola del Presidente
di Mario Monti *
Il Presidente della Repubblica non guida la politica del Paese. Ma può, restando nei suoi poteri, esercitare una leadership. Con essa, può offrire orientamento ai cittadini e al mondo politico.
Ascoltando il messaggio di Giorgio Napolitano, sapevo di non potermi attendere (...)

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> MONTI - NAPOLITANO: UN PROGRAMMA GIA’ SCRITTO. 4 CAPISALDI. ---- VERSO IL VOTO DEL 2013 Napolitano riceve Monti al Colle: “Sarà il premier a fare chiarezza”

domenica 16 dicembre 2012

-  VERSO IL VOTO DEL 2013

-  Napolitano riceve Monti al Colle: “Sarà il premier a fare chiarezza”

-  Il pressing di Berlusconi e Alfano

      • Il Cavaliere: «L’Italia dei moderati maggioranza nel Paese, il Professore sia il federatore. Se accetta l’offerta è un’occasione storica per vincere» E Alfano rilancia: chance irripetibile *

ROMA «Se l’incontro ha fatto chiarezza lo deve dire lui e lo dirà lui». Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lasciando il Senato, risponde così ai giornalisti che gli chiedevano del faccia a faccia di stamane con il presidente del Consiglio Mario Monti.

La domanda specifica rivolta dai cronisti al Capo dello Stato è se l’incontro di stamane con il presidente del Consiglio abbia fatto chiarezza su quello che ci attende nei prossimi giorni. Napolitano ha parlato questa mattina con il premier. Con tutta probabilità si è parlato anche della possibilità che il premier si candidi alle elezioni. Il Presidente della Repubblica non ha mai preso posizione su questa eventualità. Dopo il vertice non c’è stato nessun comunicato ufficiale, solo la frase sibillina di Napolitano: «Sarà Monti a fare chiarezza». Quindi ora la palla passa al Professore, che potrebbe però aspettare la conferenza stampa del 21 dicembre per sciogliere la riserva.

Intanto dal Pdl cresce il pressing su Monti. «L’Italia dei moderati è maggioranza nel paese. Nell’attuale contesto, se lo riterrà, il professor Mario Monti potrà essere il federatore di quest’area. Egli condivide i miei, i vostri, i nostri stessi ideali: quelli della grande famiglia dei Popolari europei», scrive Silvio Berlusconi nel messaggio al convegno “Italia Popolare” mentre a Roma il premier incontrava Napolitano al Quirinale. «Se Monti accettasse l’invito che più volte gli ho rivolto, da ultima a Bruxelles di fronte alla platea del Ppe, non sprecheremo certo un’occasione storica», spiega Berlusconi.«Come nel ’94, però - aggiunge il leader del Pdl - per centrare l’obiettivo della vittoria occorre uscire dagli schemi vecchi e logori, rompere le barriere che si oppongono all’innovazione, mettere in collegamento storie e culture diverse. Dobbiamo rafforzare e ribadire l’unità del nostro partito - rilancia il Cavaliere - , nato dalla volontà di riunire storie e culture diverse la cui divisione, in passato, ha consentito alla sinistra di prendere il potere. È un errore che dobbiamo impegnarci a non ripetere. L’unità del nostro movimento è la premessa per costruire un’aggregazione più vasta».

Sul tema è tornato anche il segretario del Pdl Angelino Alfano: «Ci sono circostanze che la storia offre che possono essere irripetibili» ha detto. «Ora Berlusconi che è candidato dice che noi siamo disponibili a dire che, se Monti ha una capacità aggregatrice maggiore di chiunque altro, la chance che nel 94’ era di Berlusconi ora tocca a Monti raccoglierla. Ci sono due strade per vincere: unire i moderati con la guida di Mario Monti o, se il presidente Monti non si riterrà pronto a cogliere questa occasione che la storia gli consegna, saremo noi capaci di ricostruire l’area» dei moderati «per vincere». Poi, facendo riferimento a Casini: «La nostra grande famiglia europea del Ppe è una famiglia che ha identità di valori, amici ed avversari: questi ultimi stanno tutti a sinistra. Lo dico per chiarire le idee a qualche amico italiano che aderisce al Ppe e immagina di fare governi con la sinistra. Si è popolari europei anche per le alleanze. La sinistra sta dall’altra parte».

Intanto c’è grande fermento in casa Pdl. Alfano con la sua partecipazione ha “disinnescato” il convegno del movimento di Alemanno, Italia Popolare. Il sindaco di Roma è in sintonia con l’ultimo Berlusconi: «Monti potrà essere il nostro interlocutore, l’obiettivo è di tenere tutti insieme perché la sinistra non passi. È fondamentale capire che ci vuole unità di tutto il centrodestra, senza far prevalere le divisioni, ma con un programma e indicazioni chiare e un’alternativa alla sinistra. Pensiamo che Monti possa essere la persona che aggrega tutto questo». L’unico punto di frizione resta la possibile alleanza con la Lega. Il cavaliere ci crede, Maroni per ora declina, e Alemanno scava il solco: «Come sindaco di Roma sono stanco di insulti a Roma e all’Italia. È una condizione chiara per un’eventuale alleanza con la Lega Nord».

Prende forma intanto la fronda Pdl che chiedeva le primarie: «Vogliamo un luogo giusto dove batterci per le nostre idee e per il rinnovamento del paese. Se quel luogo è il Pdl ci batteremo con lui ma lo vogliamo sapere subito. Altrimenti siamo pronti a costruire altro con chiunque vorrà starci». è l’ultimatum lanciato da Giorgia Meloni nel suo intervento a chiusura della manifestazione organizzata con Guido Crosetto (Le primarie delle idee) nel giorno in cui il Pdl avrebbe dovuto celebrare la consultazione poi stoppata da Berlusconi. «Noi oggi scegliamo un altro centrodestra perché quello che c’è - dice Meloni - non va bene e non vogliamo accontentarci. Vogliamo un centrodestra in cui Scajola e le sue case, chi è accusato di mafia e chi ruba migliaia di euro non si autosospenda, ma venga cacciato fuori». Meloni ribadisce che la prospettiva politica tracciata non può essere né con Monti né con Berlusconi la cui candidatura sarebbe «un errore decisivo». «Non serve Monti - afferma - per dire questo a Berlusconi». Meloni, candidata insieme a Guido Crosetto alle prima del centrodestra che non si sono celebrate riafferma la bontà di questa scelta proprio oggi «in cui nel centrosinistra ha perso il rinnovamento. Noi avremmo potuto introdurre partecipazione e rinnovamento».

* La Stampa, 16/12/2012


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