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SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITÀ E SULLO SPIRITO CRITICO, OGGI. "X"- FILOSOFIA. LA FIGURA DEL "CHI": IL NUOVO PARADIGMA.

DAL "CHE COSA" AL "CHI": NUOVA ERMENEUTICA E NUOVO PRINCIPIO DI "CARITÀ"! DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE. Una nota di Eleonora Cirant (e altri materiali).

"Il libro di Federico La Sala offre un punto di vista raro. Quello di un pensiero maschile che osserva e riflette e su alcuni pilastri del pensero filosofico occidentale in modo non neutro (...)".
domenica 10 maggio 2026
Della Terra, il brillante colore
2013, nov 27*
Della Terra, il brillante colore
Il libro di Federico La Sala offre un punto di vista raro. Quello di un pensiero maschile che osserva e riflette e su alcuni pilastri del pensero filosofico occidentale in modo non neutro ma a partire dal riconoscimento della propria parzialità - di individuo e di genere.
Il libro si compone di più saggi che affondano nel profondo delle nostre radici culturali come “carotaggi” a campione. La (...)

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>DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE. --- MITO E TRAGEDIA: IL "LETTO DI PROCUSTE" DELLA LUSSUREGGIANTE NATURA E LA NASCITA DELLA COSMOTEANDRIA PLATONICA:

venerdì 4 luglio 2025

IL "CONTADINO" UCCIDE IL "PASTORE" (MITO E TRAGEDIA). IL GIOCO DELLE TRE CARTE, IL "LETTO DI PROCUSTE" DELLA LUSSUREGGIANTE NATURA, E LA NASCITA DELLA COSMOTEANDRIA PLATONICA:

      • Una nota a margine di "citazione dalla "Repubblica" ("Politeia") di Platone: Socrate "ipnotizza" Glaucone e lo trasforma in un lavoratore fedele del dio "Fiturgo" (del dio "Piantatore"), il creatore delle forme del cielo e della terra, e, del suo luogotenente panto-cratico Demiurgo...

      • "[597 a] - E il fabbricante di letti? Non dicevi poco fa che non costruisce la specie in cui diciamo consistere “ciò che è” letto, ma costruisce un determinato letto? - Lo dicevo, sí. - Se dunque non fa “quello che è” letto, non farà ciò che è, ma un oggetto che è esattamente come ciò che è, ma che non è. E chi asserisse che l’opera del costruttore di letti o di un altro operaio è cosa perfettamente reale, non rischierebbe di dire cose non vere? - Non vere, certamente, rispose; cosí almeno potrà credere chi si occupa di simili argomenti. - Allora non meravigliamoci affatto se anche questa opera è, rispetto [b] alla verità, qualcosa di vago. - No, certo. - Ebbene, ripresi, vuoi che, servendoci di questi medesimi esempi, ricerchiamo chi mai è questo imitatore? - Se vuoi ..., disse. - Questi nostri letti si presentano sotto tre specie.
        -  Uno è quello che è nella #natura: potremmo dirlo, credo, #creato dal #dio. O da qualcun altro? - Da nessun altro, credo. - Uno poi è quello costruito dal falegname. - Sí, disse. - E uno quello foggiato dal pittore. Non è vero? - Va bene. - Ora, pittore, costruttore di letti, dio sono tre e sovrintendono a tre specie di letti. - Sí, tre. - Ebbene, il dio, sia che non l’abbia voluto [c] sia che qualche necessità l’abbia costretto a non creare nella natura piú di un solo e unico letto, si è limitato comunque a fare, in unico esemplare, quel letto in sé, ossia “ciò che è” letto. Ma due o piú letti di tal genere il dio non li ha prodotti, e non c’è pericolo che li produca mai. - Come?, chiese. - Perché, ripresi, se ne facesse anche due soli, ne riapparirebbe uno di cui ambedue quelli, a loro volta, ripeterebbero la specie. E “ciò che è” letto sarebbe quest’ultimo, anziché quei due. - Giusto, [d] rispose.
        -  Conscio di questo, credo, il dio ha voluto essere realmente #autore di un letto che realmente è, non di un letto qualsiasi; né ha voluto essere un qualunque fabbricante di letti. E perciò ha prodotto un letto che fosse #unico in #natura. - Può darsi. - Vuoi dunque che lo chiamiamo naturale #creatore di questa cosa, o con un titolo consimile? - È proprio giusto, rispose; perché sia questa sia tutto il resto l’ha fatto in natura. - E il falegname? Non dobbiamo chiamarlo artigiano del letto? - Sí. - E anche il pittore artigiano e autore di questo oggetto? - No, assolutamente. - Ma come lo definirai rispetto al letto? - Secondo me, disse, [e] l’appellativo che piú gli si addice potrebbe essere “imitatore dell’oggetto di cui quegli altri sono artigiani”. - Bene, risposi. Allora chiami tu imitatore chi è artefice della terza generazione di cose a partire dalla natura? - Senza dubbio, rispose. - Tale sarà dunque anche l’autore tragico, se è vero che è un imitatore. Per #natura egli è terzo a partire dal #re e dalla #verità. E tali saranno tutti gli altri imitatori. - Può essere. - Eccoci dunque d’accordo sull’imitatore.
        -  Ora veniamo al pittore. Dimmi: ti [598 a] sembra che egli cerchi di imitare il singolo oggetto in sé che è nella natura, oppure le opere degli artigiani? - Le opere degli artigiani, rispose. - Quali sono o quali appaiono? Fa ancora questa distinzione. - Come dici?, chiese. - Cosí: un letto, che tu lo guardi di lato o di fronte o in un modo qualsiasi, differisce forse da se stesso? O non c’è nessuna differenza, anche se appare diverso? E analogamente gli altri oggetti? - È cosí, rispose; appare diverso, ma non c’è alcuna differenza. [b] - Esamina ora quest’altro punto. A quale di questi due fini è conformata l’arte pittorica per ciascun oggetto? A imitare ciò che è cosí come è, o a imitare ciò che appare cosí come appare? È imitazione di apparenza o di verità? - Di apparenza, rispose. - Allora l’arte imitativa è lungi dal vero e, come sembra, per questo eseguisce ogni cosa, per il fatto di cogliere una piccola parte di ciascun oggetto, una parte che è una copia. Per esempio, il pittore, diciamo, ci dipingerà un calzolaio, un falegname, gli altri [c] artigiani senza intendersi di alcuna delle loro arti.
        -  Tuttavia, se fosse un buon pittore, dipingendo un falegname e facendolo vedere da lontano, potrebbe turlupinare bambini e gente sciocca, illudendoli che si tratti di un vero falegname. - Perché no? - Ma, mio caro, di tutti costoro si deve, credo, pensare cosí. Quando, a proposito di un certo individuo, uno venga ad annunziarci di avere incontrato un uomo che conosce tutti i mestieri e ogni altra nozione propria dei singoli specialisti, e tutto conosce piú [d] esattamente di chiunque altro, a tale persona dovremo replicare che è un sempliciotto e che con ogni probabilità ha incontrato un ciarlatano, un imitatore, da cui è stato turlupinato; e cosí gli è sembrato onnisciente, ma solo perché è lui incapace di vagliare scienza, ignoranza e imitazione. - Verissimo, disse. [...]" (Platone, "Repubblica", 597 a-598 d).

IL GIOCO E’ FATTO: ECCO CHI E’ IL LEGISLATORE DEL COSMO (E "QUESTO" E’ LO "SCUDO" DEL NUOVO "ACHILLE" DEL NUOVO "OMERO"). "PLATONE" CODIFICA FINALMENTE LA VITTORIA DELLA LEGGE "APOLLINEA" E "OLIMPICA" CONTRO LA LUSSUREGGIANTE NATURA E AVVIA LA COSTRUZIONE DEL "LETTO DI PROCUSTE" DEL PANTOCRATORE "SO-KRATICO". Platone:La natura ("physis") sembra come stampata nelle progressioni numeriche" ("Epinomide", 90 d). Con la "nascita" della agricoltura (e l’uso dell’aratro e la scoperta della fecondazione maschile), la "numerazione" della Terra e il calcolo del tempo e dello spazio con lo gnomone (Filolao: "Il numero, “mettendo in armonia nell’anima tutte le cose con la percezione, le rende conoscibili e le avvicina in un reciproco accordo secondo la natura dello gnomone, col dar corpo e col distinguere i rapporti delle cose, sia nell’infinito che nel finito”), si gettano le basi pitagoriche e platoniche della persuasione che "il dio è la misura di tutte le cose" e che questo "universale significante" è un cosmoteandrico panto-kratico "Fiturgo": “Il conosciuto viene compreso e abbracciato dal conoscente come un quadrato e abbracciato dal suo gnomone” (A. Boeckh, 1819).

La "instauratio magna" (già) baconiana del "parto maschio del tempo", contro la lussureggiante "lussuria" ("hybris") della "natura" ("physis"), comincia il suo storico cammino. A ben pensare, è un "letto di Procuste", un vero e proprio sofisticatissimo "rasoio teologico-politico" del "Piantatore" ("φυτουργός, phytourgós"), del "Fiturgo" platonico (nient’affatto alla Ockham!). Aveva perfettamente ben compresa la cosa A. N. Whitehead: "Tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone". Nel riflettere su "Il problema Socrate", nel "Crepuscolo degli idoli", Nietzsche l’aveva ben capito (cfr. Federico La Sala, "La mente accogliente. tracce per una svolta antropologica", Antonio Pellicani, editore, Roma 1991).

La "misura" del "Dio" del D(i)ritto impone la sua regola e il suo regolo contro la "Dea" della "torta" - e comincia a camminare "storto" e con #uno solo dei suoi occhi (alla "Polifemo"), a tutti i livelli: "Il torto è una bestia così brutta che nessuno se lo vuol prendere in casa"(Primo Levi). La "caduta" è già accaduta, e la "tragedia" anche. Forse, è proprio il tempo di ripiantare alberi "a volontà" e restituire alla Terra il suo "verde brillante"! Se non ora, quando?!

Federico La Sala


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