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SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITÀ E SULLO SPIRITO CRITICO, OGGI. "X"- FILOSOFIA. LA FIGURA DEL "CHI": IL NUOVO PARADIGMA.

DAL "CHE COSA" AL "CHI": NUOVA ERMENEUTICA E NUOVO PRINCIPIO DI "CARITÀ"! DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE. Una nota di Eleonora Cirant (e altri materiali).

"Il libro di Federico La Sala offre un punto di vista raro. Quello di un pensiero maschile che osserva e riflette e su alcuni pilastri del pensero filosofico occidentale in modo non neutro (...)".
venerdì 9 ottobre 2026
Della Terra, il brillante colore
2013, nov 27*
Della Terra, il brillante colore
Il libro di Federico La Sala offre un punto di vista raro. Quello di un pensiero maschile che osserva e riflette e su alcuni pilastri del pensero filosofico occidentale in modo non neutro ma a partire dal riconoscimento della propria parzialità - di individuo e di genere.
Il libro si compone di più saggi che affondano nel profondo delle nostre radici culturali come “carotaggi” a campione. La (...)

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> DAL "CHE COSA" AL "CHI" --- ANTROPOLOGIA FILOSOFICA, "DIALETTICA SOCRATICO-PLATONICA", E "SAPIENZA" CINESE: NOTE SULLA "TRAPPOLA DI TUCIDIDE".

domenica 17 maggio 2026

ANTROPOLOGIA FILOSOFICA, "DIALETTICA SOCRATICO-PLATONICA" OCCIDENTALE, E "SAPIENZA" CINESE:

LA LEZIONE DI STORIA (DI TUCIDIDE E) DI XI JINPING.

In memoria di Umberto Eco, una nota a margine (e in omaggio) alla sollecitazione di #Focus Storia a riflettere sul tema della "Trappola di Tucidide":

"Xi Jinping evoca la "#Trappola di Tucidide": l’ombra di guerre antiche sul futuro di Usa e Cina. Cos’è la Trappola di Tucidide citata durante l’incontro tra Trump e Xi Jinping? Scopri il concetto storico che spiega il rischio di conflitto tra superpotenze [...]",

E A RILEGGERE L’ARTICOLO DI UMBERTO #ECO, "Pericle. Il suo discorso agli ateniesi come esempio di malafede" (la Repubblica, 14 gennaio 2012).

Per approfondimenti storico-filosofici, sia lecito, si cfr. Federico LA Sala, "La #mente accogliente. #Tracce per una #svolta_antropologica", #AntonioPellicani editore, Roma 1991.

      • NOTA:

      • STORIA, #STORIOGRAFIA E #FILOLOGIA #CRITICA: LA "#SAGGEZZA #STRANIERA" E "L’#ERRORE DEI #GRECI" (#ARNALDO #MOMIGLIANO, 1980). DOC. - IN "RISPOSTA" ALL’ARTICOLO DI #UMBERTO #ECO, con il titolo «L’Eco di Pericle» da parte della di "Redazione #Filelleni" (del 19/01/2012), firmato da "#Emanuele Greco, orgogliosamente fazioso, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene" , premesso che:
      • «“La Repubblica” di sabato 14 gennaio 2012, a p.56, ci ha regalato, quale preziosa anticipazione, un brano di Umberto Eco tratto dal nuovo volume dell’Almanacco del Bibliofilo. Oggetto del saggio dell’illustre Maestro è nientedimeno che l’epitaphios logos di Pericle figlio di Santippo per i caduti del I anno della Guerra del Peloponneso [...]», COSI’ PROSEGUE, CON DETERMINAZIONE E CHIAREZZA:
      • «Caro professore (per il quale continuiamo a nutrire ammirazione profonda non disgiunta da qualche punta di delusione), non si tratta di ridurre la storia greca a una #bustina di #Minerva. L’argomento, mi creda, è serio. Vediamo qualche perla, ma solo qualcuna, perché comincio già a provare noia solo a trattare l’argomento. Chi ha detto che il discorso al demosion sema (il cimitero pubblico situato nel sobborgo nord-occidentale di Atene) è una trovata propagandistica di Pericle? Nessuno. Si tratta infatti di un patrios nomos (la legge dei padri). Pericle si vanta di abitare una città che è la scuola dell’Ellade? Per Eco è un populista da Mediaset che dà al popolo ‘circenses’ (non sa se dava pane -sic! e le riforme economiche e monetarie ed il rapporto con la chora, territorio sovrano della polis)? Pinzillacchere... Mi sa che il professor Eco abbia scritto pensando ad un pubblico da Mediaset lui si, tipo Drive in o, meglio ancora, per il Bagaglino! [...]» (cit.). A distanza di 14 anni, e, alla luce dell’attuale #presentestorico, conviene lasciare manzonianamente "ai #posteri l’ardua sentenza".

Federico La Sala


DOC.

Filelleni

OGNI EPOCA HA LA RINASCITA DELL’ANTICHITÀ CHE SI MERITA Aby Warburg

L’Eco di Pericle

di Redazione ("Filelleni", 19/01/2012)

“La Repubblica” di sabato 14 gennaio 2012, a p.56, ci ha regalato, quale preziosa anticipazione, un brano di Umberto Eco tratto dal nuovo volume dell’Almanacco del Bibliofilo. Oggetto del saggio dell’illustre Maestro è nientedimeno che l’epitaphios logos di Pericle figlio di Santippo per i caduti del I anno della Guerra del Peloponneso “ricostruito” (si badi, è la ricostruzione di uno che quel discorso ha ascoltato) da un certo Tucidide figlio di Oloro, non proprio un seguace fanatico dell’uomo politico, in II, 34-47. Dopo aver letto il testo di Eco, mi é venuta in mente una vecchia vignetta di Staino nella quale la figlia di Bobo, colpita dall’ignoranza del padre, esclama: “ma papà, su cosa hai studiato la storia romana, su Novella 2000 ?“. Mi viene di pensare, per carità solo per ridere - chi oserebbe mai parlare male di Omero (ma anche il Poeta qualche volta sonnecchia) - che il grande Eco questa volta si sia fatto una bella dormita. Il suo saggio è offensivo e alquanto insulso. Suona, tra l’altro, come una maramaldata di chi spara all’ambulanza. Ormai la Grecia è affondata, demoliamo anche la sua storia, i fondamenti della sua civiltà. La smettano i Greci di scardinare i cabasisi con il fatto che devono stare nell’euro perché hanno salvato l’occidente a Maratona e Salamina.

Per un puro caso, solo poche settimane fa, è uscito il libro di Luciano Canfora, Il Mondo di Atene (Laterza, 2011) che all’argomento dedica pagine non del tutto nuove (Canfora si occupa da una vita del problema), nelle quali ci mette in guardia dal cadere nella trappola di una lettura del testo tucidideo banalmente retorica e romanticamente esaltante la democrazia ateniese. Come se nella politica di Pericle, nella sua condotta e nel discorso stesso, non si intravvedessero quella magagne che abilmente Tucidide veicola per chi ne sa fare una lettura attenta.

Ma da qui al minestrone ce ne corre. Quand’è che smetteremo di fare la storia ateniese con Plutarco? Eco immagina quante migliaia di pagine siano state scritte sull’argomento da storici della Grecia di professione? Caro professore (per il quale continuiamo a nutrire ammirazione profonda non disgiunta da qualche punta di delusione), non si tratta di ridurre la storia greca a una bustina di Minerva.
-  L’argomento, mi creda, è serio. Vediamo qualche perla, ma solo qualcuna, perché comincio già a provare noia solo a trattare l’argomento. Chi ha detto che il discorso al demosion sema (il cimitero pubblico situato nel sobborgo nord-occidentale di Atene) è una trovata propagandistica di Pericle? Nessuno. Si tratta infatti di un patrios nomos (la legge dei padri). Pericle si vanta di abitare una città che è la scuola dell’Ellade?
-  Per Eco è un populista da Mediaset che dà al popolo ‘circenses’ (non sa se dava pane -sic! e le riforme economiche e monetarie ed il rapporto con la chora, territorio sovrano della polis)? Pinzillacchere... Mi sa che il professor Eco abbia scritto pensando ad un pubblico da Mediaset lui si, tipo Drive in o, meglio ancora, per il Bagaglino!

C’è qualcuno sano di mente che possa contestare la superiorità della cultura ateniese del V secolo? Non è il povero meschinello Plutarco che ci soccorre, ma le fonti contemporanee, caro prof., il teatro (la tragedia e la commedia ateniese è roba da circenses? Ma mi faccia il piacere) e l’archeologia povera ancilla che tale rimane e sogna sempre (invano) di diventare scienza. E poi l’epigrafia: legga i documenti epigrafici contemporanei e non le ricostruzioni erudite fatte 500 anni dopo. Legga per esempio il bel libro di Giovanni Marginesu, Gli epistati dell’Acropoli. Edilizia sacra nella città di Pericle.447/6-433/2 (Pandemos, Paestum-Atene, 2011). Sarebbe di giovamento (e non solo a Lei, ma anche a chi si ostina a ignorare qualsiasi altra fonte che non sia Tucidide e Senofonte per ricostruire il mondo di Atene). Ma come si fa poi a ignorare la storia al punto da dimenticare che in quel momento (e da un pezzo!) il messaggio è destinato a Sparta. Atene è una città diversa, è una società aperta, meritocratica (per esplicita affermazione dello storico antico e non per interpretatio modernizzante), con una grande mobilità sociale verticale. Ad Atene chi nasce teta può anche emanciparsi, mentre a Sparta se nasci ilota, tale sei destinato a rimanere. Tra le pecche del ‘mafioso’ Pericle (così definito dal Nostro Esegeta) c’è poi quella di non dire che ad Atene c’erano 100.000 schiavi (e sappiamo bene quale incubo siano per gli storici i calcoli demografici in mancanza di dati. Ma Eco è sicuro: gli schiavi erano 100.000, mentre noi poveri scettici dubitiamo, ritenendole esagerate, anche delle stime di Tucidide). Segue una tiritera esilarante persino contro Aristotele, sia il filosofo che l’uomo politico vissuto circa un secolo dopo, rei di non aver seguito Lincoln e Martin Luther King nella sacrosanta lotta per l’abolizione della schiavitù e nella lotta contro l’emarginazione dei meteci.

Il professor Eco consiglia a chi lavora nella scuola una lettura del discorso di Pericle nel senso da lui indicato. Nessun problema, purché i docenti aggiungano come chiosa, dopo aver dato qual testo di riferimento il suo saggio, il celebre e sempre valido ammonimento ne sutor ultra crepidam!

*

Emanuele Greco, orgogliosamente fazioso, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene


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