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STORIA D’ITALIA. STATO E CHIESA .... E STORIA DELLE DONNE.

I PATTI LATERANENSI, MADDALENA SANTORO, E LA PROVVIDENZA. Sul lavoro di Nicola Fanizza, una nota - di Federico La Sala

MADDALENA SANTORO (1884-1944). Chi è Costei? Come mai di lei non c’è alcuna traccia nei libri di storia? Questo documento apre la pista a infinite domande
martedì 21 marzo 2017
[...] L’UOMO DELLA PROVVIDENZA(1929). C’è da augurarsi allora che il lavoro di Nicola Fanizza cada nelle mani non solo di lettori e lettrici curiosi, ma anche di storici e storiche capaci di ricerche approfondite su queste due figure di grande importanza, specie in rapporto al fatto fondamentale della storia d’Italia che portò Regno, governo fascista e Chiesa cattolico-romana alla firma dei Patti Lateranensi, quando, come diceva Papa Pio XI [...]
"La Conciliazione [...] è nostra (...)

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> I PATTI LATERANENSI, MADDALENA SANTORO, E LA PROVVIDENZA. --- IL «CINQUECENTO E DIECI E CINQUE, MESSO DI DIO» DI DANTE ALIGHIERI, ANCORA "RINCHIUSO" NELL’IMMAGINARIO DELL’IMPERATORE COSTANTINO (NICEA 325-2025).

venerdì 28 marzo 2025

DANTE ALIGHIERI, LA "#MONARCHIA" DEI "#DUESOLI" E IL "DXV", IL «CINQUECENTO E DIECI E CINQUE, MESSO DI DIO», ANCORA "RINCHIUSO" NELL’IMMAGINARIO DEL "#DVX" ("DUCE") DELL’IMPERATORE #COSTANTINO ("IN HOC SIGNO VINCES", "I.H.S. VINCES"):

a) Dantedì (#25marzo 2025). Un’indicazione per uscire dal " #sottosuolo" (#DonDeLillo, "#Underworld", 1997):
-  «Trasumanar significar per verba / non si porìa; però l’essemplo basti / a cui esperienza grazia serba.» (Par. I, 70-71);

b) Il “messo di Dio” di Gian Luca Potestà *:

"«Io sono uno di quelli che si rinfrancano lo spirito con gli anagrammi. La teologia è un po’ fuori dal mio campo», ci avverte Don Delillo in Americana. Dante è quel che ci vuole per rinfrancare questo spirito! A partire dal Veltro di Inferno I, la Commedia presenta diversi personaggi i cui profili restano racchiusi in enigmi e giochi di parole. Nella sezione finale del Purgatorio - comunemente detta “l’apocalisse di Dante” - la scena è occupata da un gigante violento che, montato su di un carro, se lo porta via (è Filippo il Bello, che deporta la Chiesa romana in Francia). Poco più sotto Dante gli contrappone un erede imperiale indicato solo come «un cinquecento diece e cinque, | messo di Dio» (Purgatorio XXXIII 43-44). Di lui non dice altro. Forse perché, scrivendo dopo la morte di Enrico VII, non sa chi potrà prenderne il posto.

Ma perché lo chiama così? I trattati medievali di grammatica attestano l’abitudine di trasformare termini indicanti numeri nelle corrispettive cifre numeriche romane. In questo caso, “cinquecento diece e cinque” = DXV. E poiché DXV non dà senso, già i primi lettori della Commedia proposero di modificare la successione delle lettere, leggendo DVX (= DUX) al posto di DXV. Ma perché Dante, se vuole evocare un DVX, non scrive semplicemente “cinquecento cinque e diece”? [...] Si presuppone che il lettore conosca il celeberrimo seicentosessantasei, misterioso nome della “bestia” secondo l’Apocalisse. In cifre romane: DCLXVI. Prese in questa sequenza, le lettere non significano nulla. Lungo la tradizione teologica latina si era peraltro trovato un curioso espediente interpretativo. Basta disporle diversamente, e le lettere rivelano il tratto più caratteristico dell’Anticristo, la sua fascinazione abbagliante: DIC LVX (“di’: luce”).

Ora capiamo: Dante civetta con l’Apocalisse di Giovanni e, insieme, con la tradizione che aveva inteso e spiegato il 666 come un anagramma. Nella propria apocalisse, per dare un nome al messia vendicatore prende tre numeri trasformabili in lettere (tre delle sei di Giovanni) e li dispone in sequenza anagrammatica. Al lettore comprendere e risolvere. Pochi versi più sotto, precisa che si tratta di un “enigma forte”. Enigma al quadrato: spetterà infatti alla storia rivelare il vero nome dell’atteso liberatore. Se oggi “la teologia è un po’ fuori dal campo”, talvolta aiuta almeno a “rinfrancare lo spirito”. (cfr. AA. VV., "DANTE, PADRE DEL POPOLO ITALIANO", "Vita e Pensiero", 2025 - n. 1).

      • NOTA:

Federico La Sala


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