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L’ALBA DELLA MERAVIGLIA ("EARTHRISE"), IL "SORGERE DELLA TERRA". AD EFESO, IN PRINCIPIO C’ERA IL "LOGOS" (DI ERACLITO), NON IL "LOGO" DI PAOLO DI TARSO ("EFESINI" 1-5).

CAMBIARE PARADIGMA: USARE "LE DUE METÀ DEL CERVELLO" (1980)! URGENTE UNA "RICAPITOLAZIONE", MATEMATICAMENTE CORRETTA, SECONDO FILOLOGIA.

Non è il caso di ripensare i fondamenti e uscire dall’orizzonte della tragedia e dall’infernale letargo antropologico ed epistemologico?!
sabato 9 maggio 2026
UNA DOMANDA AI MATEMATICI E ALLE MATEMATICHE.
Come "è stata possibile un’operazione matematica ritenuta abitualmente sbagliata: un uomo più una donna ha prodotto, per secoli, un uomo" (Franca Ongaro #Basaglia)?!? Non è il caso di ripensare i fondamenti e uscire dall’orizzonte della tragedia e dall’infernale letargo antropologico ed epistemologico (Dante Alighieri, Par. XXXIII, 94)?!
LEZIONE DI COSMOTEANDRIA IMPERIALE (NICEA, 325-2025: “L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è (...)

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>PER UNA "RICAPITOLAZIONE", MATEMATICAMENTE CORRETTA --- LA "CULTURA ALGORITMICA PRIMA DI INTERNET" (TED STRIPHAS) E LA PLATONICA QUESTIONE DI "UN’OPERAZIONE MATEMATICAMENTE RITENUTA ABITUALMENTE SBAGLIATA" (FRANCA ONGARO BASAGLIA).

mercoledì 7 maggio 2025

ARCHEOLOGIA FILOSOFICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA, IA, IA):

LA "CULTURA ALGORITMICA PRIMA DI INTERNET" (TED STRIPHAS) E LA PLATONICA QUESTIONE DI "UN’OPERAZIONE MATEMATICAMENTE RITENUTA ABITUALMENTE SBAGLIATA: UN UOMO PIU’ UNA DONNA HA PRODOTTO, PER SECOLI, UN UOMO" (FRANCA ONGARO BASAGLIA). Appunti sul tema *

      • Un "invito" a riflettere sulla "#matematica come #sapere #sociale e l’informatica come #politica"(cfr. Domenico Napolitano,"Ibridamenti, 30 Aprile 2025).

"[...] Che cosa accomuna l’Intelligenza Artificiale, le relazioni familiari e di genere, l’eredità, la guerra e il commercio? Secondo lo studioso americano Ted Striphas, tale elemento di congiunzione è il calcolo. In La cultura algoritmica prima di Internet, Striphas ci propone una informatissima e appassionante ricostruzione del calcolo nella storia sociale umana. Egli mostra come il calcolo non sia solo uno strumento tecnico ma a tutti gli effetti una cultura, ovvero un modo di pensare e dare senso al mondo, di costruire significati. E l’algoritmo è l’emblema di questa cultura che, come Striphas ricostruisce, inizia ben prima che questo termine divenisse di uso comune in tempi molto recenti. La cultura algoritmica inizia prima dell’IA, prima di Internet e prima dei computer; essa inizia quando la soluzione a problemi di natura sociale è stata posta in termini matematici.
-  Quando, ad esempio, il matematico arabo dell’800 d.C. Al Kwahrizmi, dal cui nome deriverebbe il termine stesso “algoritmo”, utilizza il calcolo come strumento per risolvere complesse questioni relative alle relazioni familiari, alle divisioni di proprietà e al ruolo degli schiavi. Ma anche quando nel contesto della Guerra Fredda gli algoritmi, mentre impiegati per intercettare e decifrare conversazioni criptate, erano anche presi in reti discorsive che promuovevano ideologicamente una certa idea di genere, sessualità e famiglia normale (ovvero bianca, patriarcale, eterosessuale, borghese). Un’ideologia che rientra surrettiziamente negli attuali dispositivi come Alexa e Siri, che incarnano quell’idea di femminilità “servile” che il dominio maschile ha a lungo perpetuato per legittimarsi.

Come Striphas ci ricorda, «la matematica è una tecnologia. Il computer è semplicemente l’incarnazione di tale tecnologia sotto forma di artefatto fisico» (p. 130). Al contempo, la tecnologia è cultura, poiché in essa, nei suoi processi, nelle sue operazioni, nella sua estetica, sono impressi gli assetti sociali prevalenti. Tutt’altro che neutro strumento, la tecnologia algoritmica attuale incorpora la risposta a domande etiche, ontologiche e valoriali. E non si limita a produrre discriminazione a causa dei suoi usi impropri, ma incarna la discriminazione al livello del codice. Con il termine cultura algoritmica, dunque, Striphas indica il modo in cui le società hanno risposto, attraverso il complesso assemblaggio di calcolo e discorso, a questioni quali la politica culturale della razza e della nazione, la governance degli affari umani, la gestione dell’informazione, la guerra, il genere, la sessualità, la famiglia, la proprietà.

Quello di Striphas non è soltanto un libro che mette in guardia dagli incombenti rischi dell’IA, come tanti eccellenti lavori pubblicati in questi anni fanno (ad esempio quelli di Kate Crawford e Cathy O’Neil), ma un complesso e articolato lavoro di storia della cultura in grado di cogliere, attraverso la lente dell’algoritmo, della sua storia, della sua geografia, della sua etimologia, più trasversali dinamiche di potere che riguardano l’affermarsi di certe idee e pratiche e il disconoscimento di altre. Partendo da fenomeni di discriminazione, ingiustizia, pregiudizio prodotti dalle attuali tecnologie algoritmiche - ben noti, come lo scandalo di Cambridge Analytica, o meno noti, come i casi di negata assistenza medica a persone ritenute inaffidabili poiché non sposate - Striphas si chiede: “come siamo arrivati sin qui?”.
-  Attraverso studi scientifici e tecnologici, storia della scienza, studi sui media, discipline umanistiche digitali, antropologia, comunicazione e scienze dell’informazione, questo lavoro di cultural studies ci permette di comprendere il presente partendo dal passato, ricordandoci che questo presente non è un destino, ma una deviazione della storia, che in quanto tale si può trasformare e riorientare. La cultura algoritmica prima di Internet è un’opera fondamentale del nostro tempo anche perché mostra che per perseguire una qualche forma di giustizia sociale al tempo dell’IA non è sufficiente agire sul piano della regolamentazione. È necessario, invece, entrare nell’intreccio di discorso e calcolo che caratterizza la cultura algoritmica, in virtù del quale la matematica è anche sapere sociale e l’informatica è anche politica. [...] (cit.).

*Sul tema, per ulteriori approfondimenti, cfr. ARITMETICA E ANTROPOLOGIA. UNA DOMANDA AI MATEMATICI. Non è il caso di ripensare i fondamenti?!.

Federico La Sala


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