LA CONDIVISIONE DELLA TEOLOGIA E DELL’ ANDROCENTRISMO PLATONICO-PAOLINA (E COSTANTINIANA) ALLA BASE DELLA "ÉCOLE FREUDIENNE" DI JACQUES LACAN.
CONTRO FREUD, LACAN "AL GALOPPO" SULLA "STRADA DI DAMASCO", A DIFESA DELLA SUA "IDEA" DI "SACRA FAMIGLIA" CATTOLICO-COSTANTINIANA. Una nota a margine...*
Riletture. La cultura plurale di Michel de Certeau, gesuita irregolare
Torna in nuova edizione la classica raccolta di scritti del gesuita francese, ancora oggi illuminante nell’aprire possibilità inesplorate
di Stella Morra e Filippo Rizzi (Avvenire, giovedì 12 giugno 2025)
"[...] Il 2025 segna i cent’anni dalla nascita di Michel de Certeau: pubblicare un testo in cui lo stesso autore dice che abbiamo troppi anniversari e non abbastanza presente proibisce di celebrare in qualsiasi modo. Piuttosto invita a produrre un presente così come è alla nostra portata, e un presente comune. Avventurarsi in questo libro è dunque una vera operazione di apprendimento: ripartiamo da pensieri di un tempo apparentemente lontano, un passato, ma non per «onorare e celebrare » un morto ormai assente, ma piuttosto perché la lungimiranza di allora ci inquieti oggi e ci consenta di svegliarci da un sonno in cui parliamo senza saperlo. Perché queste parole ci ridiano parola su un mondo per cui ci sembra di non avere più categorie utili e creative. Perché ci mostrino traiettorie che trasformino le loro stesse condizioni di possibilità. « In tal modo, diventa possibile una tattica culturale, che proporziona a dati misurabili un rischio non misurabile - quello di esistere - che nessuna ideologia dei “valori” o dell’”Uomo” potrebbe abbracciare. L’analisi e la pratica dell’innovazione nei nostri spazi costruiti non toccano l’aspetto essenziale, che è anche quello più fragile: un desiderio di vivere perdendo le certezze che ogni società moltiplica, una follia d’essere. La cultura è soltanto analoga alla saggezza che don Juan, lo stregone yaqui di Castaneda, definiva - nel senso in cui si “controlla” la propria vettura - come l’arte di controllare la propria follia».
Lo scorso 17 maggio Michel de Certeau avrebbe compiuto cento anni. E di questo gesuita così “irregolare”, vissuto tra il 1925 e il 9 gennaio del 1986 è rimasta ancora oggi, grazie ai suoi studi di frontiera sull’antropologia, la mistica del XVI secolo e la psicanalisi lacaniana, un’autorità e una celebrità. Il tempo come nel caso di Pierre Teilhard de Chardin (entrambi amavano la Cina e ne erano affascinati) non ne ha sbiadito e scalfito l’attualità. Soprattutto nella sua Francia. Era infatti savoiardo come il primo sacerdote della Compagnia di Gesù, Pierre Favre (15061546), un religioso ignaziano, guarda caso, molto amato da papa Francesco: tanto da canonizzarlo nel dicembre del 2013 agli albori del suo pontificato. E proprio del suo amato Favre Michel de Certeau fu uno dei massimi studiosi e interpreti del famoso Memoriale. Ordinato sacerdote nel 1956, ha insegnato in varie università, dall’Institut Catholique di Parigi a importanti atenei in America Latina e negli Usa. È stata una delle firme più prestigiose di riviste come “Christus” ed “Études”. Ha collaborato al rinnovamento della storiografia francese assieme a Jacques Le Goff e a Pierre Nora, recentemente scomparso.
Nel 1964 è tra i fondatori dell’École freudienne, guidata da Jacques Lacan. Nel 1982 ha pubblicato in Francia quello che è ritenuto il suo lavoro più importante, Fabula mistica.Al suo funerale a Parigi, nel 1986, tra i banchi della chiesa gesuita di Sant’Ignazio e tra le centinaia di persone in lutto assiepate nella piazza antistante, si diffuse dagli altoparlanti la voce di Edith Piaf: «Non, je ne regrette rien» (“No, non rimpiango niente”).
La canzone era stata preceduta dalla lettura sia della Prima Lettera ai Corinzi, nella quale Paolo afferma che « Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti», sia della poesia di un mistico del XVII secolo a proposito di un’“anima vagabonda” alla ricerca dell’amore divino in ogni parte del mondo. Questi versi, che erano stati richiesti dallo stesso Michel de Certeau, suggeriscono quanto singolare fosse la sua visione spirituale e accademica. [...]" (cfr. Stella Morra e Filippo Rizzi, "La cultura plurale di Michel de Certeau, gesuita irregolare", "Avvenire", 12 giugno 2025 - ripresa parziale)
* Nota:
PIANETA TERRA, RECINZIONI (MATERIALI E) SPIRITUALI, E PAOLINISMO:
Una "citazione" dal "Disagio della civiltà" e nella civiltà (Sigmund Freud, 1929):
"Poi che l’apostolo Paolo ebbe posto l’amore universale tra gli uomini a fondamento della sua comunità critiana, era inevitabile sorgesse l’estrema intolleranza della Cristianità contro coloro che rimanevano al di fuori; i Romani, che non avevano fondato la loro collettività statale sull’amore, non conobbero l’intolleranza religiosa, benché per loro la religione fosse un affare di Stato e lo stato fosse imbevuto di religione. Non fu un puro caso che il sogno germanico del dominio del mondo facesse appello all’antisemitismo come a suo complemento, e non è inconcepibile che il tentativo di stabilire una nuova civiltà comunista in Russia trovi il suo sostegno psicologico nella persecuzione della borghesia. Ci si chiede soltanto, con apprensione, che cosa si metteranno a fare i Sovieti, dopo che avranno sterminato la loro borghesia [...]" (S. Freud, "Il disagio della civiltà", 1929).
Federico La Sala