LA QUESTIONE DELLO STATO (“IL PRINCIPE” , 1513), L’ ANTROPOLOGIA, E LA “COSMOTEANDRIA” POLITICA (ATEA E DEVOTA), OGGI: UN PROBLEMA DI FILOLOGIA CRITICA E DENDROLOGIA PLATONICO-PORFIRIANA...
CONTROLLARE IL TAGLIO DEL BOSCO, PRANZARE CON LA PROPRIA BRIGATA, E GIOCARE ALL’OSTERIA, E NON DIMENTICARE LA LEZIONE DI DANTE ALIGHIERI E L’IMPORTANZA DELL’OPERA DI PORFIRIO (“ISAGOGE”) E DEL SUO “ALBERO PORFIRIANO”.
COSI’ MACHIAVELLI SCRIVE E RICORDA NEI SUOI “DISCORSI”: “(...) gli regni i quali dipendono solo dalla virtù d’uno uomo, sono poco durabili, perché quella virtù manca con la vita di quello e rade volte accade che la sia rinfrescata con la successione, come prudentemente Dante dice: Rade volte discende per li rami /L’umana probitate; e questo vuole / Quel che la dà, perché da lui si chiami[Pg. VII, 121-123]. Non è, adunque, la salute di una republica o d’uno regno avere uno principe che prudentemente governi mentre vive; ma uno che l’ordini in modo, che, morendo ancora, la si mantenga. (...)” (“Discorsi”, Libro I, cap. XI).
A COMPRENDERE MEGLIO IL SENSO DI QUESTA CITAZIONE DALLA “DIVINA COMMEDIA”, FORSE, E’ OPPORTUNO RILEGGERE E RICONSIDERARE QUANTO MACHIAVELLI SCRIVE A FRANCESCO VETTORI NELLA LETTERA DEL 10 DICEMBRE 1513:
“[...] Io mi lievo la mattina con el sole, e vòmmene in un mio bosco che io fo tagliare, dove sto dua ore a rivedere l’opere del giorno passato, e a passar tempo con quegli tagliatori, che hanno sempre qualche sciagura alle mani o fra loro o co’ vicini. E circa questo bosco io vi harei a dire mille belle cose che mi sono intervenute [...] Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de’ mia: gòdomi un pezzo in questo pensiero.
Transferiscomi poi in sulla strada, nell’hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de’ paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d’huomini. Viene in questo mentre l’hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta.
Mangiato che ho, ritorno nell’hosteria: quivi è l’hoste, per l’ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m’ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach [...]. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio [...]” (cfr. Niccolò Machiavelli, “Lettera a Francesco Vettori”).
FATTA QUESTA LUNGA “PREMESSA”, A MIO PARERE, APPARE MOLTO PIU’ CHIARO IL MOTIVO DELL’IMPORTANTE RUOLO GIOCATO NEL RAGIONARE SUL TEMA “DE PRINCIPATIBUS” (“IL PRINCIPE”, 1513) LA CONOSCENZA DA PARTE DI MACHIAVELLI DELL’OPERA DI PORFIRIO E DELLA STRUTTURA DELL’ALBERO PORFIRIANO:
“Una precisa influenza dell’arbor Porphyrii appare con particolare chiarezza soprattutto nella struttura della prima metà del Principe, allorché due oggetti complessi - i principati e gli eserciti - vengono inquadrati in tutte le loro possibili articolazioni (e dunque definiti) applicando a essi proprio il metodo dialettico della partitio [...]
[...] Una quarantina di alberi per ventiquattro capitoli. Se i numeri significano qualcosa, non ci vuole molto a concludere che senza di essi - semplicemente - non ci sarebbe il Principe, o che sarebbe molto diverso dal libro che oggi conosciamo. [...]”(cfr. G. Pedullà, “Il principe di Niccolò Machiavelli. Una nuova edizione annotata e commentata”, “Le parole e le cose”, 29 luglio 2022).
A) “ITALIA: STORIA E POLITICA (1513-2013). MACHIAVELLI CONTRO OGNI TIRANNIA E CONTRO OGNI POPULISMO: C’E’ CAPO E “CAPO” E STATO E “STATO”!!!”).
B) RIFARE IL PUNTO SULLA UGUAGLIANZA E LA DIFFERENZA DEGLI ESSERI UMANI (E DI TUTTE LE COSE): UNA NOTA SULL’ HAMLETICO “NODO DI GORDIO” DI ANTROPOLOGIA (GINECOLOGIA E ANDROLOGIA), ANATOMIA (MASCHILE E FEMMINILE), FILOLOGIA (FEMMINCIDIO E OMICIDIO), E FISICA ATOMICA E FISICA QUANTISTICA - DA #SCIOGLIERE...
Considerato, come esortava a riflettere uno “de’ più arditi e di maggiore esperienza” degli operai tessili del tumulto dei cosiddetti “#ciompi”, come venivano chiamati i cardatori della lana nella Firenze medievale, nel 1378), che “tutti gli uomini, avendo avuto uno medesimo principio, sono ugualmente antichi, e da la natura sono stati fatti ad uno modo” (Niccolò #Machiavelli, “Istorie fiorentine”, Libro III, cap. 13),
e, ancora, come sollecitava a pensare e a prendere atto il medico #GiovanniValverde, nella Roma di #Michelangelo Buonarroti, che anche le #Donne hanno «i #testicoli, come gli uomini; e che non solo sopportano il travaglio di nutrire la creatura dentro suoi corpi, come si mantiene qual si voglia altro #seme nella #terra, ma che anche vi pongono la sua parte [...] Dico adunque che le Donne non meno hanno testicoli, che gli huomini, benche non si veggiano per esser posti dentro del corpo» (cfr. Giovanni Valverde, “Anatomia”, cap. 15: «De Testicoli delle donne», Roma 1560, p. 91), non è il caso di cambiare rotta e paradigma, a tutti i livelli), e chiarirsi le idee sul conoscer-si e suL #comenasconoibambini?!
Se non ora, quando?! Bah e boh?! (4 novembre 2025).
Federico La Sala ("Le parole e le cose", 5 novembre 2025).