LA NASCITA DELL’AGRICOLTURA (QUELLA DELL’ARATRO), LA #FITOLOGIA, LA #FILOLOGIA, E IL #SOGNO DEL #VISIONARIO "#FITURGO" (IL DEMIURGICO "#PIANTATORE") DELL’#OCCIDENTE, #PLATONE: "FITOPOLIS, LA #CITTA’ VIVENTE" (*).
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"FITOPOLIS, LA CITTA’ VIVENTE. Nel volgere di pochi decenni, l’umanità è andata incontro a una rivoluzione nelle sue abitudini ancestrali. Senza che ce ne accorgessimo, la nostra specie, che fino a poco tempo fa viveva immersa nella natura abitando ogni angolo della Terra, ha finito per abitare una parte davvero irrisoria delle terre emerse del pianeta.
Cosa è accaduto? Da specie generalista in grado di vivere dovunque, ci siamo trasformati, in poche generazioni, in una specie in grado di vivere in una sola e specifica nicchia ecologica: la città.
Una rivoluzione paragonabile soltanto alla transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avvenuta 12.000 anni fa.
È certo che in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è vantaggiosa. Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile.
In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa. Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate.
Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza.
Ecco perché è diventato vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat.
Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura.
Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.
Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie. Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura. Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza. " (Stefano Mancuso, op. cit.).
PIANETA TERRA: #ECONOMIA, #ECOLOGIA, E "#PARTO #MASCHIO DEL #TEMPO". Parola di #Eschilo (e di #Platone, e... Francesco #Bacone!): «non è la madre la generatrice di quello che è chiamato suo figlio; ella è la nutrice del germe in lei inseminato. Il generatore è colui che la feconda...» ("#Eumenidi", 657-659).
APRIRE GLI OCCHI, NASCERE, RINASCERE, #APRIREGLIOCCHI: "#COMENASCONOIBAMBINI" (#ENZOPACI). La "#question", hamleticamente, e, a ben riflettere, è antropologica e politica: riguarda proprio l’#essere (e il non essere)- e, non solo delle #piante, della "#fisica" (della "fitologia"), ma anche e soprattutto della "#metafisica" ("#antropologia" e "#teologia").
Per molti le piante rimangono tutt’ora esseri passivi e inerti, più simili a cose che a viventi degni di cura e considerazione. Il paradigma platonico della distanza non sembra dunque superato.
Eppure, l’indagine scientifica più recente mostra che le piante hanno forme di attività, intelligenza, percezione, comunicazione. Che la loro evoluzione è stata altrettanto, se non più complessa, di quella degli umani e che per prime hanno colonizzato la Terra, creando le condizioni della nostra stessa vita. Per questa ragione, come già accaduto per gli animali, non le si può più escludere dall’ambito etico e politico, che proprio un nuovo sguardo sulla vita vegetale consente di ampliare.
Il libro è una sintesi dell’estesa discussione che ha portato a ripensare la filosofia politica a partire da una riconsiderazion e della vita delle piante rispetto ad animali e umani. Per questo, non è tanto questione di dare alle piante uno statuto giuridico e una posizione morale, ma di ridefinire un’etica e una politica in continuità con l’insieme del vivente del quale siamo parte.Federico La Sala (Fbook, 1 marzo 2026)