REPORTAGE - OLANDA * Il vescovo di Breda: serve un Concilio Vaticano III
di Vittoria Prisciandaro (Jesus di luglio 2006)
Nel cuore dell’oasi pedonalizzata di Breda, a pochi passi dalla Grote Kerk, la più bella chiesa gotica d’Olanda, da sei anni abita monsignor Martinus Muskens, il vescovo cattolico. Dalla periferia è passato qui, in occasione del Giubileo, tra gallerie d’arte e caffè, dove «si concentra la vita della città». E così una chiesa moderna è diventata la cattedrale e questa palazzina bianca a due piani l’episcopio. Già la sola presenza, dice il vescovo, è annuncio. D’altra parte Muskens conosce bene le leggi della comunicazione. Per denunciare la condizione dei poveri non ha esitato a trascorrere una notte sotto i ponti, usando toni molto forti contro il liberismo. Eccellenza, è vero che il furto può essere giustificato? «L’ho detto e lo ribadisco: chi non ha nulla, cibo, vestiti e case, può prenderle per sopravvivere. Ma questo lo dice anche il catechismo. Sono contro gli eccessi del capitalismo, in nome della dignità della persona».
Qual è lo stato di salute della Chiesa in Olanda? «Il problema maggiore è la secolarizzazione. Nell’ultima lettera pastorale, Testimoni della speranza che vive in noi, esorto a non aver paura di evangelizzare la cultura e la società. Oggi, inoltre, è necessario il dialogo interreligioso, con i musulmani per mantenere la società in pace e armonia, ma anche con i buddhisti, che sono una grande sfida». Perché i buddhisti sono la sfida? «Il buddhismo esercita un forte fascino ed è vicino a noi per gli interrogativi che si pone sul dolore. In un monastero della diocesi apprendiamo dai buddhisti la tecnica della meditazione zen. Oggi c’è sete di una spiritualità profonda e dobbiamo fare del nostro meglio per rispondere».
Come procede la riorganizzazione della sua diocesi? «Prima avevamo 150 parrocchie, che ora si stanno concentrando, federandosi o fondendosi. In un comune della diocesi, Oosterhout, quattro parrocchie federate hanno adottato profili pastorali diversi, per tentare di rispondere alle domande della comunità: una chiesa ha una pastorale sperimentale, attenta al rapporto arte-fede, espone opere di pittori e scultori, tiene seminari di poesia e letteratura; un’altra è più attenta alla liturgia, in particolare dando spazio ai canti in gregoriano; un’altra cura il settore della carità; un’altra ha una pastorale più "normale"».
Su tanti temi, buona parte dei cattolici olandesi è lontana dai vescovi: la prassi dell’intercomunione con gli altri cristiani, la partecipazione dei laici nella Chiesa, o temi più morali, come l’aborto, l’eutanasia, i matrimoni gay. Che cosa ne pensa? «Con i protestanti abbiamo una visione differente del sacramento dell’Eucaristia... e comunque agire in modo diverso da ciò che dice il Vaticano mina l’unità della Chiesa. Sugli altri temi, molti dicono che vanno affrontati con la catechesi, la predicazione e non con l’imposizione. Sono questioni che richiederebbero una riflessione approfondita. Bisognerebbe fare un terzo Concilio, come ha proposto il cardinale Carlo Maria Martini».
Vittoria Prisciandaro
* WWW.ILDIALOGO.ORG, Venerdì, 30 giugno 2006