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Cattolicesimo, fascismo, nazismo, stalinismo: il sogno del "regno di ‘dio’" in un solo ‘paese’ è finito. UN NUOVO CONCILIO, SUBITO. 95 TESI? NE BASTA UNA SOLA!

UNA MEMORIA DI "VECCHIE" SOLLECITAZIONI. Il cardinale Martini, da Gerusalemme, dalla “città della pace”, lo sollecita ancora!!!
martedì 5 giugno 2007 di Federico La Sala
Foto. Frontespizio dell’opera di Thomas Hobbes Leviatano.
IL NOME DI DIO. L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"
GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo"
LEZIONE DI PIETRO: "Ὁμοίως γυναῖκες (...)

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> UN NUOVO CONCILIO, SUBITO. --- "Un nuovo Concilio? Le porte non vanno chiuse". Monsignor Giovanni Giudici: "La Chiesa deve dare delle risposte" (di Giovanni Panettiere)

lunedì 30 gennaio 2012


-  "Un nuovo Concilio? Le porte non vanno chiuse"
-  Monsignor Giudici: "La Chiesa deve dare delle risposte"
-  Non è un caso che lo scatto arrivi dal pastore di Pavia, 71 anni e ’martiniano’ convinto. Sui laici: "Devono trovare i loro spazi, -in Italia fatichiamo a far emergere dei luoghi in cui possano esprimersi"

-  di Giovanni Panettiere *

Pavia, 30 gennaio 2012 - Con l’arrivo del 2012, la Chiesa festeggia il cinquantesimo anniversario del Concilio ecumenico Vaticano II. Mezzo secolo dall’apertura (1962) dell’ultima assemblea dei vescovi del mondo. Quella che ha ritratto la Chiesa come popolo di Dio, accolto la piena partecipazione dei fedeli alla messa, sancito la centralità della libertà religiosa.

Ne sono passati di inquilini nel palazzo apostolico da quei giorni. Anche la comunità ecclesiale, nel frattempo, ha cambiato volto. Ora che la memoria del Concilio è immortalata in scatti e video in bianco e nero e i protagonisti di quella stagione vanno spegnendosi come fiammelle della speranza, nell’episcopato si leva la voce di chi chiede la ripresa del cammino di riforme. «Comunione, condivisione, corresponsabilità: la Chiesa va aggiornata», ha detto di recente monsignor Francesco Ravinale, vescovo di Asti. E monsignor Giovanni Giudici si spinge oltre: «Un nuovo concilio ecumenico? Le porte non vanno chiuse». Non è un caso che lo scatto arrivi dal pastore di Pavia, 71 anni. Cresciuto alla scuola del cardinale Carlo Maria Martini, Giudici è il vescovo più martiniano dei martiniani.

Già nel ’99 proprio Martini propose l’indizione di un Vaticano III.

«In verità, l’arcivescovo pose semplicemente il problema di come affrontare le sfide della Chiesa in un contesto diverso dal Vaticano II, con un numero di vescovi ben superiore a quello che partecipò nel 1962, e con un laicato più frammentato in diverse appartenenze».

Oggi la Chiesa sarebbe pronta per un nuovo concilio?

«Le porte non vanno chiuse. Capisco che ci sono istanze alle quali dobbiamo dare delle risposte e occorre che siano date assieme, da una comunità di credenti».

A quali nodi si riferisce?

«Penso all’inculturazione della liturgia, ai riti dei sacramenti, alle fatiche dei cristiani che hanno visto fallire il loro matrimonio, al cambiamento del modo con cui si manifestano le vocazioni. Non va neanche sottovalutata la questione della diaspora di una certa parte del mondo cattolico rispetto alle indicazioni del magistero».

Mai come ora il laicato sembra sempre più disinteressato alla vita ecclesiale.

«È necessario che i laici trovino i loro spazi nella Chiesa. Sono e saranno sempre la maggioranza dei credenti. Almeno in Italia, non riusciamo ancora con facilità a far emergere dei luoghi in cui possano esprimersi. Non taccio le difficoltà che si incontrano nel dare attuazione anche solo ai consigli pastorali nelle parrocchie».

I parroci non si fidano dei fedeli? «Vedrei piuttosto un concorso al disimpegno; per alcuni laici essere cristiani significa un’adesione positiva, dosata in modo tale che non porti svantaggi, non costituisca un pericolo o un sacrificio. Per alcuni preti il laico deve stare nelle forme abitudinarie del culto e nella morale del ‘buon senso’ pratico. Quando si procede in questo modo, la comunità cristiana si fa opaca, non riluce della rifrazione del Vangelo. San Paolo più di una volta ripete che il Vangelo è, per molti, una stoltezza».

Anche le parrocchie devono aggiornarsi?

«L’intuizione conciliare deve raggiungere ogni comunità parrocchiale: una liturgia partecipata, la Parola accolta e posta al centro della vita, la carità sollecita e generosa. Questo è l’aggiornamento della parrocchia».

-  http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/01/30/661360-nuovo_concilio_porte_vanno_chiuse.shtml


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