I silenzi del Vaticano, dalla pedofilia a Israele
di Filippo Gentiloni (il manifesto, 28 marzo 2010)
Per il Vaticano è tempo di silenzi più o meno colpevoli. Primi di tutti quelli riguardanti la pedofilia: più gravi di quanto non si sospettasse e più diffusi in tutti i continenti e nelle nazioni più cattoliche, come l’Irlanda. Ne sono piene le pagine dei giornali di questi giorni. Dove, però, non mancano altri silenzi colpevoli.
l’ordine internazionale
Fra gli altri vale la pena di ricordare il silenzio vaticano nei confronti degli insediamenti che lo stato di Israele continua a costruire nel territorio palestinese, nonostante gli accordi e l’opposizione internazionale, a cominciare da quella statunitense. Un atteggiamento, quindi, che contrasta decisamente con l’ordine internazionale e schiera Israele contro l’ordine mondiale. Come mai questo deciso atteggiamento di opposizione e come mai questo pesante silenzio che coinvolge anche il Vaticano e il mondo cattolico?
la risposta è complessa
La risposta è complessa e non può non coinvolgere gli ultimi decenni della storia europea e mondiale: quando gli ebrei furono spaventosamente perseguitati nella Germania nazista e non solo e quando perciò ebbe inizio la loro difesa e il loro sostegno. Una difesa e un sostegno che non possono non continuare anche al di là delle persecuzioni e dalla shoa. Oggi è logica la difesa degli ebrei da parte dei cattolici e del Vaticano, anche se non è stato logico, tutt’altro, l’atteggiamento al tempo della persecuzione. Il silenzio di oggi nei confronti degli atteggiamenti di Israele, perciò, non è una logica conseguenza dei silenzi colpevoli di allora, ma li contraddice.
un capitolo nuovo
Oggi il Vaticano potrebbe e dovrebbe aprire un capitolo nuovo, indipendente dalla storia antica e recente e legato piuttosto alle vicende di oggi e dei palestinesi e legate, come sempre nelle pagine evangeliche, ai più deboli e poveri e ai meno sostenuti e difesi dal diritto internazionale. I palestinesi di oggi non molto lontani dagli ebrei di ieri.