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> COSTANTINO, SANT’ELENA, E NAPOLEONE (NICEA 325 -2025). -- NEL 1700° ANNIVERSARIO DEL CONCILIO DI NICEA, LA LETTERA APOSTOLICA "IN UNITATE FIDEI" DI LEONE XIV.

lunedì 24 novembre 2025

      • CONTINUAZIONE E FINE...

DOC.: "Dal Vaticano, 23 novembre 2025, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo" *

***

LEONE XIV

LETTERA APOSTOLICA

IN UNITATE FIDEI

NEL 1700° ANNIVERSARIO DEL CONCILIO DI NICEA *


1. Nell’unità della fede, proclamata fin dalle origini della Chiesa, i cristiani sono chiamati a camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia il dono ricevuto. Esso è espresso nelle parole del Credo: «Crediamo in Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, disceso dal cielo per la nostra salvezza», formulate dal Concilio di Nicea, primo evento ecumenico della storia della cristianità, 1700 anni or sono.

Mentre mi accingo a compiere il Viaggio Apostolico in Türkiye, con questa lettera desidero incoraggiare in tutta la Chiesa un rinnovato slancio nella professione della fede, la cui verità, che da secoli costituisce il patrimonio condiviso tra i cristiani, merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale. A tal riguardo, è stato approvato un ricco documento della Commissione Teologica Internazionale: Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. Il 1700° anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea. Ad esso rimando, perché offre utili prospettive per l’approfondimento dell’importanza e dell’attualità non solo teologica ed ecclesiale, ma anche culturale e sociale del Concilio di Nicea.

      • [...]

11. Al centro del Credo niceno-costantinopolitano campeggia la professione di fede in Gesù Cristo, nostro Signore e Dio. È questo il cuore della nostra vita cristiana. Perciò ci impegniamo a seguire Gesù come Maestro, compagno, fratello e amico. Ma il Credo niceno chiede di più: ci ricorda infatti di non dimenticare che Gesù Cristo è il Signore (Kyrios), il Figlio del Dio vivente, che «per la nostra salvezza discese dal cielo» ed è morto «per noi» sulla croce, aprendoci la strada della vita nuova con la sua risurrezione e ascensione.

Certo, la sequela di Gesù Cristo non è una via larga e comoda, ma questo sentiero, spesso impegnativo o persino doloroso, conduce sempre alla vita e alla salvezza (cfr Mt 7,13-14). Gli Atti degli Apostoli parlano della via nuova (cfr At 19,9.23; 22,4.14-15.22), che è Gesù Cristo (cfr Gv 14,6): seguire il Signore impegna i nostri passi sulla via della croce, che attraverso il pentimento ci conduce alla santificazione e alla divinizzazione. [14]

Se Dio ci ama con tutto sé stesso, allora anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Non possiamo amare Dio che non vediamo, senza amare anche il fratello e la sorella che vediamo (cfr 1Gv 4,20). L’amore per Dio senza l’amore per il prossimo è ipocrisia; l’amore radicale per il prossimo, soprattutto l’amore per i nemici senza l’amore per Dio, è un eroismo che ci sovrasta e opprime. Nella sequela di Gesù, l’ascesa a Dio passa attraverso la discesa e la dedizione ai fratelli e alle sorelle, soprattutto agli ultimi, ai più poveri, agli abbandonati e agli emarginati. Ciò che abbiamo fatto al più piccolo di questi, lo abbiamo fatto a Cristo (cfr Mt 25,31-46). Di fronte alle catastrofi, alle guerre e alla miseria, possiamo testimoniare la misericordia di Dio alle persone che dubitano di Lui solo quando esse sperimentano la sua misericordia attraverso di noi. [15]

12. Infine, il Concilio di Nicea è attuale per il suo altissimo valore ecumenico. A questo proposito, il raggiungimento dell’unità di tutti i cristiani è stato uno degli obiettivi principali dell’ultimo Concilio, il Vaticano II. [16] Esattamente trent’anni fa, San Giovanni Paolo II ha proseguito e promosso il messaggio conciliare nell’Enciclica Ut unum sint (25 maggio 1995). Così, con il grande anniversario del primo Concilio di Nicea, celebriamo anche l’anniversario della prima Enciclica ecumenica. Essa può essere considerata come un manifesto che ha aggiornato quelle stesse basi ecumeniche poste dal Concilio di Nicea.

Il movimento ecumenico, grazie a Dio, ha raggiunto molti risultati negli ultimi sessant’anni. Anche se la piena unità visibile con le Chiese ortodosse e ortodosse orientali e con le Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma non ci è ancora stata donata, il dialogo ecumenico ci ha portato, sulla base dell’unico battesimo e del Credo niceno-costantinopolitano, a riconoscere i nostri fratelli e sorelle in Gesù Cristo nei fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e a riscoprire l’unica e universale Comunità dei discepoli di Cristo in tutto il mondo. Condividiamo infatti la fede nell’unico e solo Dio, Padre di tutti gli uomini, confessiamo insieme l’unico Signore e vero Figlio di Dio Gesù Cristo e l’unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge alla piena unità e alla testimonianza comune del Vangelo. Davvero quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide! [17] Così, in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace. San Giovanni Paolo II ci ha ricordato, in particolare, la testimonianza dei tanti martiri cristiani provenienti da tutte le Chiese e Comunità ecclesiali: la loro memoria ci unisce e ci sprona ad essere testimoni e operatori di pace nel mondo.

Per poter svolgere questo ministero in modo credibile, dobbiamo camminare insieme per raggiungere l’unità e la riconciliazione tra tutti i cristiani. Il Credo di Nicea può essere la base e il criterio di riferimento di questo cammino. Ci propone, infatti, un modello di vera unità nella legittima diversità. Unità nella Trinità, Trinità nell’Unità, perché l’unità senza molteplicità è tirannia, la molteplicità senza unità è disgregazione. La dinamica trinitaria non è dualistica, come un escludente aut-aut, bensì un legame coinvolgente, un et-et: lo Spirito Santo è il vincolo di unità che adoriamo insieme al Padre e al Figlio. Dobbiamo dunque lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune e ancor più una preghiera comune allo Spirito Santo, perché ci raduni tutti insieme in un’unica fede e un unico amore.

Questo non significa un ecumenismo di ritorno allo stato precedente le divisioni, né un riconoscimento reciproco dell’attuale status quo della diversità delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali. Il ristabilimento dell’unità tra i cristiani non ci rende più poveri, anzi, ci arricchisce. Come a Nicea, questo intento sarà possibile solo attraverso un paziente, lungo e talvolta difficile cammino di ascolto e accoglienza reciproca. Si tratta di una sfida teologica e, ancor più, di una sfida spirituale, che chiede pentimento e conversione da parte di tutti. Per questo abbiamo bisogno di un ecumenismo spirituale della preghiera, della lode e del culto, come accaduto nel Credo di Nicea e Costantinopoli.

Invochiamo dunque lo Spirito Santo, affinché ci accompagni e ci guidi in quest’opera.

Santo Spirito di Dio, tu guidi i credenti nel cammino della storia.

Ti ringraziamo perché hai ispirato i Simboli della fede e perché susciti nel cuore la gioia di professare la nostra salvezza in Gesù Cristo, Figlio di Dio, consostanziale al Padre. Senza di Lui nulla possiamo.

Tu, Spirito eterno di Dio, di epoca in epoca ringiovanisci la fede della Chiesa. Aiutaci ad approfondirla e a tornare sempre all’essenziale per annunciarla.

Perché la nostra testimonianza nel mondo non sia inerte, vieni, Spirito Santo, con il tuo fuoco di grazia, a ravvivare la nostra fede, ad accenderci di speranza, a infiammarci di carità.

Vieni, divino Consolatore, Tu che sei l’armonia, a unire i cuori e le menti dei credenti. Vieni e donaci di gustare la bellezza della comunione.

Vieni, Amore del Padre e del Figlio, a radunarci nell’unico gregge di Cristo.

Indicaci le vie da percorrere, affinché con la tua sapienza torniamo ad essere ciò che siamo in Cristo: una sola cosa, perché il mondo creda. Amen.

Dal Vaticano, 23 novembre 2025, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

LEONE PP. XIV


[1] Denzinger - Hünermann, Enchiridion Symbolorum, Bologna 2018 (d’ora in poi DH), 30.

[2] Ibid., 125.

[3] Dalle affermazioni di Sant’Atanasio in Contra Arianos I, 9, è chiaro che homooúsios non significa “di uguale sostanza”, ma “della stessa sostanza” con il Padre; non si tratta quindi di uguaglianza di sostanza, ma di identità di sostanza tra Padre e Figlio. La traduzione latina di homooúsios parla quindi giustamente di unius substantiae cum Patre (cfr DH 125).

[4] Contra Arianos I, 38, 7- 39, 1.

[5] Cfr De incarnatione, 54, Contra Arianos I, 39; 42; 45; II, 59ss.

[6] S. Agostino, Confessiones, 1.

[7] S. Tommaso d’Aquino, In Symbolum Apostolorum, a. 12.

[8] S. Basilio, De Spiritu Sancto, 30.

[9] S. Ilario, Contra Arianos, vel Auxentium, 6. Memore delle voci dei Padri, il dotto teologo, poi Cardinale e oggi Santo e Dottore della Chiesa John Henry Newman (1801-1890) indagò su questa disputa e giunse alla conclusione che il Credo di Nicea è stato custodito soprattutto dal sensus fidei del popolo di Dio. Cfr On consulting the Faithful in Matters of Doctrine (1859).

[10] DH 150. L’affermazione “e procede dal Padre e dal Figlio ( Filioque)” non si trova nel testo di Costantinopoli; fu inserita nel Credo latino da Papa Benedetto VIII nel 1014 ed è oggetto del dialogo ortodosso - cattolico.

[11] DH 300.

[12] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 19.

[13] Cfr Francesco, Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 67; 78; 124.

[14] Cfr Id., Esort. ap. Gaudete et exsultate (19 marzo 2018), 92.

[15] Cfr Id., Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 67; 254.

[16] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Unitatis redintegratio, 1.

[17] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 2

* FONTE: "LA SANTA SEDE" (Vatican.va, 23 novembre 2025).


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