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GIAMBATTISTA VICO: OMERO, LE DONNE, E I "NIPOTINI" DI PLATONE

martedì 4 agosto 2026
C’era un lord in Lucania.... *
Se pochi filosofi e letterati sanno dell’omaggio di Ugo Foscolo al filosofo delle “nozze e tribunali ed are” (“Dei sepolcri”, v. 91), moltissimi “addottrinati” ignorano ancora e del tutto che Vico per circa nove anni decisivi per la sua vita ha abitato a Vatolla, (...)

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> GIAMBATTISTA VICO: OMERO, LE DONNE, E I "NIPOTINI" DI PLATONE --- MIGRAZIONI DI POPOLI (E DI PAROLE), SULLE ALI DEL VENTO.

giovedì 16 luglio 2026

MIGRAZIONI DI POPOLI (E DI PAROLE), SULLE ALI DEL VENTO: IL MATERIALE E L’IMMAGINARIO. UNA NOTA SULLA "KAMMARA" DEI CIMMERI, SUI VIAGGI DI ULISSE, SULLA "SCIENZA NUOVA" DI VICO, E SULLA "SIBILLA CIMMERIA"

STORIA E MITO: I CIMMERI. SE E’ CREDIBILE SECONDO UNA #FILOLOGICA #ipotesi CHE "I #Cimmeri non abitano l’#inferno. Abitano la #soglia. E solo chi raggiunge quella soglia - #Odisseo, non chiunque - può ricevere #conoscenza che altrove non circola", e, AL CONTEMPO, CHE c’è chi osa pensare a «un prestito dall’ittita #kammara-, "fumo, nebbia"» (cfr. G. M. Salamone, "Kιµµέριοι / Cimmeri - Il popolo che abita dove la luce non entra", Linkedin, 14 luglio 2026), ALLORA è anche lecito #pensare a una zona abitabile e abitata di #confine, tra zona di #luce e #ombra (A TUTTI I LIVELLI), e, probabilmente, ANCHE a un territorio, a un’area prossima a molte "caverne" (o "miniere"), o, se si vuole, anche alla "soglia" di una "#caverna", come quella di #Polifemo, "visitata" da Ulisse, di cui #Omero narra.

CONSIDERANDO CHE la parola «#Càmera s. f. [lat. camĕra, camăra «volta, soffitto a volta di una stanza», dal gr. #καμάρα].» (Treccani), richiama per il suo significato anche la parola di origine tedesca "Zimmer", derivato «dal termine medio alto tedesco "zimber" o "zimmer", che indicava una stanza o un locale abitativo (...), abbastanza plausibilmente, è pensabile che «[...] Nei mitici Cimmerî di Omero, abitanti un paese opaco e nebbioso, è probabilmente il ricordo di qualche popolazione nordica (#Cimbri?).» (#Treccani).

IL MATERIALE (LA STORIA) E L’IMMAGINARIO (LA METASTORIA): I CIMMERI E LA #SIBILLA #CIMMERIA. IN "Un ampio brano di #Lattanzio, notoriamente interessato alla rivelazione sibillina, che egli stesso ritiene ispirata dall’unico Dio e rivolta alle nazioni, riflette la lista compilata da #Varrone (I secolo a.C.), riguardante dieci Sibille connesse ad importanti centri del mondo ellenistico-romano. La prima delle dieci varroniane era originaria della Persia da cui il nome #Persica, che fu più tardi identificata con la #Caldea. La seconda è quella che si diceva risiedesse in #Libia, zona dalla quale prende il suo nome #Libica [...] La quarta #Sibilla è quella #Cimmeria situata in Italia, presso i #Cimmeri intorno al #lago d’#Averno, di cui parlano Nevio nei suoi libri Bellum Poenicum e Pisone negli Annales. [...]" (cfr. "Sibilla" - Wikipedia).

I CIMMERI E GIAMBATTISTA VICO. "Nel 1744 Giovambattista Vico, nell’undicesimo capitolo del suo #Principj di #scienzanuova, fa una giusta osservazione: «non è credibile che Ulisse, mandato da #Circe senz’alcun incantesimo [...] in un giorno fusse andato da’ cimmeri i quali restarono così detti a vedere l’inferno, e nello stesso giorno fusse ritornato da quella in #Circei, ora detto Monte Circello, che non è molto distante da #Cuma». [...] #Vico quindi avanza un’#ipotesi: «i cimmeri ebbero le notti più lunghe sopra tutti i popoli della Grecia, perch’erano posti nel di lei più alto settentrione, e perciò, per le loro lunghe notti, furono detti abitare presso l’inferno (de’ quali poi si portò lontanissimo il nome a’ popoli abitatori della palude Meotide [l’odierno Mar d’Azov, n.d.r.]): e quindi i cumani, perch’eran posti presso la grotta della #Sibilla, che portava all’inferno, per la creduta somiglianza di sito dovettero dirsi “cimmeri”». (cfr. "Lucius Etruscus", "Quando i Cimmeri parlavano napoletano. Viaggio attraverso le tracce letterarie lasciate da uno dei popoli più misteriosi della storia", 27 aprile 2012).

SANTE MAZZARINO E "I CIMMERI A CUMA": «La “preistoria” dell’oracolo di Cuma in Campania è stata oggetto di un celebre articolo di S. Mazzarino del 19771: lo studioso, partendo dall’esame di un noto frammento dello storico di IV sec. a.C. Eforo di Cuma eolica2, cercava di individuare la più antica divinità legata all’Averno e contemporaneamente stabiliva un rapporto di opposizione tra il tiranno di Cuma, Aristodemo e l’Averno stesso. I numerosi lavori che da più parti hanno permesso in anni recenti di chiarire problemi topografici, cultuali e storici legati all’ambito di Cuma opicia, permettono oggi di riprendere i problemi posti dal frammento eforeo e di progredire forse un po’oltre rispetto alla brillante linea tracciata dal Mazzarino.» (cfr. Luisa Breglia Pulci Doria, in: "Euboica. L’Eubea e la presenza euboica in Calcidica e in Occidente", Publications du Centre Jean Bérard, !998, pp. p. 323-335).

GIAMBATTISTA VICO, BACHOFEN, E I PRINCIPI DI UNA SCIENZA NUOVA [1725]". SANTE MAZZARINO E LE "ANTICHE LEGGENDE SULLE ORIGINI DI ROMA"):

      • «[...] Che c’era di vero nel mito di Enea, nel mito di Romolo? Il Seicento, secolo di Cartesio, agitò questo tema delle origini di Roma con coscienza che può chiamarsi critica. Già nel 1624 un grandissimo erudito, Clüver, osservò che Romolo era solo un dio, che Enea era un indigete; precorse con il suo genio osservazioni moderne e ancora valide; relegò tra i miti le leggende narrate da Livio e Virgilio. Nel 1663 Bochart ribadì che mai Enea era stato in Italia. Si fondò così la scienza critica delle origini di Roma. Sono noti i nomi che indicarono la via di quella scienza; massimo fra tutti quello di Giovan Battista Vico. I Principii di scienza nuova apparvero, in prima edizione, nel 1725. Vico rilevò che le origini di Roma andavano studiate alla luce della primitiva arcaica religiosità romana, e della stessa società primitiva in genere. E tuttavia: come Vico intuì (e dopo Vico, soprattutto Bachofen), noi dobbiamo tornare alle leggende antichissime se vogliamo intendere il senso dello stato romano arcaico. A quella di Enea, in cui è un oscuro riflesso delle connessioni fra etruscità, e forse latinità, da una parte, e Mediterraneo orientale dall’altra. Ma soprattutto a quella dei divini gemelli, nella forma primitiva ("tradizione di Promathion"): per essa, i divini gemelli sono figli di una schiava. Si esprime, in questa leggenda, l’anima democratiça della antichissima Roma di Servio Tullio. È una Roma assai diversa da quella Roma imperialistica e schiavista che soffocò nel sangue la gloriosa rivoluzione di Spartaco; una Roma migliore, ed a noi di gran lunga più vicina» (cfr. SANTE MAZZARINO, "ANTICHE LEGGENDE SULLE ORIGINI DI ROMA", Studi Romani", luglio-agosto 1960 - ripresa parziale, senza note).

Federico La Sala


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