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Per l’inizio del dialogo, quello vero (B. Spinelli)

ITALIA E PAKISTAN : LA DIVINA COMMEDIA (Dante Alighieri) E IL POEMA CELESTE (Muhammad Iqbal). Ri-leggiamo insieme... le due opere e i due Autori ! Un’ipotesi di rilettura di DANTE .... e un appello per un convegno e per il Pakistan !!!

DANTE PER LA PACE, PER LA PACE TRA LE RELIGIONI E TUTTI I POPOLI.
vendredi 9 novembre 2007 par Federico La Sala
[...] W O ITALY ... Dopo di lui, in Vaticano, č tornata la confusione, la paura, e la volontŕ di potenza e di dominio. Un delirio grande, al di qua e al di lŕ del Tevere, ma La Legge dei nostri ‘Padri’ e delle nostre ‘Madri’ Costituenti č sana e robusta ... Dante č riascoltato a Firenze, come in tutta Italia - e nel mondo. Anche nel Pakistan - memori del “Poema Celeste” (Muhammad Iqbal) - la Commedia non č stata dimenticata !!! [...]
PICCHIARE LE DONNE. DIO, UOMINI E DONNE : (...)

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>LA DIVINA COMMEDIA (Dante Alighieri) E IL POEMA CELESTE (Muhammad Iqbal). --- Dante e l’Islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia (di Carlo Ossola - Cultura islamica di padre Dante)

dimanche 14 décembre 2014

Cultura islamica di padre Dante

di Carlo Ossola (Il Sole-24 - Domenica, 14.12.2014)

      • Miguel Asín Palacios, Dante e l’Islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia, introduzione di Carlo Ossola, traduzione di R. Rossi Testa e Y. Tawfik, Luni editrice, Milano, pagg. XXX + 686, € 32,00

« Hic incipit liber qui arabice vocatur Halmahereig, quod latine interpretatur : "in altum ascendere". Hunc autem librum fecit Machometus et imposuit ei hoc nomen » (« Qui comincia il libro che in arabo si intitola Halmahereig, che in latino significa : "salire in alto". Maometto lo compose, e gli diede tale nome »). Ben prima che Enrico Cerulli pubblicasse, nel 1949, il Libro della scala. La questione delle fonti arabo-spagnole della Divina Commedia, un grande studioso spagnolo, Miguel Asín Palacios (Saragozza, 5 luglio 1871 - San Sebastián, 12 agosto 1944) aveva posto, con una erudita e vastissima messe di allegazioni, il problema dei contatti tra la struttura della visione di Dante e le tradizioni dell’ascensione o mi’ra-’g’ di Maometto nei regni dell’oltretomba.

Il suo saggio La escatología musulmana en la Divina Comedia, pubblicato nel 1919, suscitň polemiche enormi ; non si riconosceva piů, nell’autore, il sacerdote pieno di dottrina che aveva edito l’Averroísmo teológico en Santo Tomás de Aquino (1904), bensě un avventuroso e incauto assertore di contatti immaginari, e proprio alla vigilia del VI centenario della morte di Dante (1921).

Naturalmente il libro non venne tradotto in italiano, ma trovň un recensore attento nel grande arabista francese Louis Massignon, che gli consacrň, nello stesso 1919, un lungo saggio ora ripreso, da Andrea Celli, nel prezioso volume dello stesso Massignon, Il soffio dell’Islam. La mistica araba e la letteratura occidentale (Medusa, 2008).

Asín conosceva i resoconti del viaggio di Ricoldo da Montecroce, ma morě prima di aver potuto vedere l’edizione del Liber de scala, che certo avrebbe portato ben altri suffragi alle sue tesi (esso č ora edito da Anna Longoni, Rizzoli-Bur, 2013).

Nei cinquant’anni dalla morte di Asín Palacios proposi all’editore Pratiche di pubblicare il volume (nell’ottima traduzione di Roberto Rossi Testa e Younis Tawfik) e da allora il libro si č ristampato, sino alla presente edizione, nella quale propongo il bilancio di ulteriori vent’anni di indagini. Dalle parallele ricerche di Maria Corti, e poi di piů giovani studiosi - da Andrea Celli a Luciano Gargan -, č apparsa evidente l’ampia circolazione occidentale del Liber de scala, sino alla menzione di una copia del Liber de scala nell’inventario della biblioteca di un domenicano bolognese ai tempi di Dante.

Ora non si tratta né di attingere a tipologie intemporali che riunifichino i culti, come fece Frazer, e neppure di voler immaginare filiazioni dirette, bensě - ben vide Maria Corti - ritrovare costellazioni di testi e di senso che circolarono con libertŕ e influenze reciproche nel Mediterraneo della fine del Medioevo (Mediterraneo oggi irriconoscibile, per fratture e reciproca ignoranza, rispetto alla sua storia plurimillenaria).

Si tratta, ancor piů, di sceverare ciň che č della "memoria collettiva" di tutte le tradizioni semitiche (ad esempio, il capitolo XXXIII che « parla del Paradiso in cui fu creato Adamo, e dei fiumi che in esso si trovano ») da ciň che č piů tipico di una tradizione araba che si innerverŕ in Occidente (« Il XXVI capitolo parla di come Dio fece molteplici mondi e creature di molteplici specie »), e dai luoghi che possono aver suscitato l’attenzione di Dante e che ho ampiamente esaminato nell’"Introduzione".

Oggi, nel ripubblicare il volume, occorre riconoscere la funzione storica che il saggio ebbe, e rendere onore a Miguel Asín Palacios, probo e coraggioso nel l’aprire un problema storiografico, che non č spento. I libri servono a suscitare ricerche : e mi auguro che questa edizione, prima che nuovi giudizi, riapra le porte dell’inchiesta storica, sě che rientri il vento delle generazioni che corsero le acque e le terre, come vide Julio Cortázar per la parabola di Marco Polo : « Con il mio nome / ho gettato sulle porte la pergamena aperta » (Marco Polo ricorda).


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