Inviare un messaggio

In risposta a:
Per una buona "oiko-nomia" politica ...

A MUHAMMAD YUNUS, "IL BANCHIERE DEI POVERI", IL PREMIO NOBEL PER LA PACE. Un altro mondo è possibile!!!

domenica 15 ottobre 2006 di Federico La Sala
[...] "Sono felicissimo, non posso credere che sia accaduto davvero. Voi sostenete il sogno di un mondo libero dalla poverta" è stato il commento a caldo fatto da Yunus ai microfoni di una radio norvegese. "Il Nobel è una grande cosa - ha continuato Yunus - per me e per la nazione, ma ci carica di nuove e maggiori responsabilità. Il Bangladesh deve sradicare la povertà dal paese e impegnarsi per combatterla ed eliminarla in tutto il mondo" [...] (...)

In risposta a:

> A MUHAMMAD YUNUS, "IL BANCHIERE DEI POVERI", IL PREMIO NOBEL PER LA PACE. Un altro mondo è possibile!!!

domenica 15 ottobre 2006

Aveva scoperto che il mercato premia sempre i potenti

di Sabina Siniscalchi (www.liberazione.it, 14.10.2006)

Sarebbe stato meglio gli avessero assegnato il Premio Nobel per l’Economia, visto che il professor Yunus è un economista e ha fondato un istituto di credito che non ha precedenti nella storia economica mondiale. Ma forse va bene così: che gli abbiano dato il Nobel per la Pace. Lo dico per due motivi. Il primo è che Yunus ha scarsa fiducia nelle teorie economiche; in un passaggio del suo libro, uscito qualche anno fa in Italia per Feltrinelli con il titolo “Il banchiere dei poveri”, afferma: «Le eleganti teorie economiche che insegnavo all’Università non riuscivano a spiegare il mondo reale, non davano una risposta al dramma quotidiano dei poveri...Queste teorie sono forse servite a mettere in evidenza i meccanismi che regolano l’economia, ma hanno trascurato l’esistenza dei poveri e hanno eluso la dimensione sociale dei problemi». Il secondo motivo è che il Nobel per la Pace, dato a un uomo di pensiero e di azione economica, viene a confermare che la pace è anche il risultato di scelte, orientamenti e ricette economiche.

Non si può ottenere la pace con un’economia di guerra, non si persegue la pace se si investono risorse sempre più ingenti in produzione, commercio e utilizzo di armamenti. E’ vero, invece, che si costruisce la pace garantendo i diritti e la coesione sociale. Lo dimostra Muhammad Yunus in Bangladesh, uno dei paesi più poveri e difficili del mondo, con i suoi programmi di microcredito ha non solo diffuso benessere, ma contribuito ad arginare conflitti sociali e religiosi.

La ricetta di sviluppo economico, applicata dalla Grameen Bank, punta a promuovere la coesione sociale non la competizione, a rafforzare le comunità non a premiare i singoli individui, a garantire il soddisfacimento dei diritti basilari non l’espansione dei consumi. E’ una ricetta che funziona, come confermano gli apprezzamenti che giungono da tutti gli ambienti economici internazionali, Banca Mondiale in testa.

E allora, se la Grameen Bank di Muhammad Yunus è un successo, dovremmo tutti chiederci a cosa servono le teorie economiche dominanti, visto che non riescono a garantire benessere, dignità e futuro agli esseri umani. A cosa serve l’economia se metà della popolazione mondiale vive nella miseria.

Si dirà che la colpa è della politica che non fa le scelte giuste e anche questo è vero, ma qualche responsabilità l’avranno pure gli economisti se il mondo va così male!

Dovrebbero, tanto per fare un esempio, valutare prima gli effetti su popolazioni e ambiente delle loro ricette, invece di attendere che i danni si producano.

Negli ultimi venticinque anni abbiamo visto ovunque, ma soprattutto nel Sud del mondo, gli errori delle teorie neoliberiste, abbiamo toccato con mano i guasti provocati dai tagli agli investimenti sociali, dalle privatizzazioni dei servizi, dalla cosiddetta deregulation delle attività produttive.

Eppure queste ricette ci vengono riproposte, identiche, come il modello di sviluppo vincente, eventualmente con qualche dubbio da parte degli economisti più sensibili che, però, ne considerano i danni sociali e ambientali come un pegno inevitabile da pagare alla crescita economica. Possibile che solo a Yunus sia venuto in mente che “un’altra economia è possibile”? Viene il sospetto che altri abbiamo avuto le stesse intuizioni, ma se le siano tenute per sé. Purtroppo i poveri sono sempre di più, ma contano sempre di meno in questo mondo e l’economia - si sa - deve essere utile ai ricchi.

«Negli Stati Uniti - dice Yunus - ho scoperto che l’economia di mercato libera l’individuo dischiudendogli un più ampio ventaglio di opzioni, ma c’è anche l’altra faccia della medaglia e cioè che il mercato opera sempre a favore dei potenti».

Teniamolo in mente, in questi giorni di discussione della legge finanziaria


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: