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"Risus paschalis" : la logica dell’amore (= charitas) non è quella di "mammona"(caritas) !!!

Il "libro" nuovo dell’IMPERATORE : « Potete contraddirmi ». Finalmente è arrivato ... IL MESSAGGIO DEL FARAONE !!! PAPA, SATIRA, E ... BUONA-NOVELLA (Eu-angelo) !!! "Ma se non ha niente indosso ! - gridò un bambino". La "lezione" teologico-politica di Hans Christian Andersen ... e di Franz Kafka !!! In memoria di Gioacchino da Fiore, Luigi Pirandello, e Giulio Preti.

mercredi 15 novembre 2006 par Federico La Sala
I vestiti nuovi dell’Imperatore
di Hans Christian Andersen
Molti anni fa viveva un imperatore, il quale amava tanto possedere abiti nuovi e belli, che spendeva tutti i suoi soldi per abbigliarsi con la massima eleganza. Non si curava dei suoi soldati, non si curava di sentir le commedie o di far passeggiate nel bosco, se non per sfoggiare i suoi vestiti nuovi : aveva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice : - E’ in Consiglio ! - di lui si diceva sempre :
E’ (...)

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jeudi 5 avril 2007

IL LIBRO DEL PAPA

Ratzinger : « Vi racconto Gesù »

Resa nota la data ufficiale (16 aprile) di uscita del volume che Benedetto XVI ha dedicato a Cristo. Ecco alcune chiavi di lettura :i tre testi precedenti

di Elio Guerriero (Avvenire, 05.04.2007)

Al libro su Gesù, di cui si è avuta ieri qualche anticipazione*, Benedetto XVI è arrivato dopo lunga preparazione. Partendo dalla liturgia, il suo sguardo si è progressivamente volto verso Gesù nel tentativo di incontrare non solo il suo messaggio e la sua predicazione, ma la sua persona.

Il primo saggio di rilievo è presente nel volume Cantate al Signore un canto nuovo (Jaca Book, 1996). L’opera aveva prevalente carattere liturgico, vi compariva, tuttavia, un importante articolo che mirava a liberare il campo dalle immagini riduttive di Gesù introdotte dal liberalismo di inizio secolo e da alcune correnti teologiche contemporanee. Gesù il liberatore, il compagno di viaggio, il povero tra i poveri. Sotto la forma accattivante questi titoli hanno il torto di rinchiudere Gesù nel suo tempo, di ridurlo a un piccolo predicatore, quale si poteva incontrare in Palestina sotto Tiberio e Ponzio Pilato. Ben oltre sono le attese della fede espresse, ad esempio, dalla Lettera agli Ebrei : « Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi, nell’eternità » (13,8).

Come superare, allora, la distanza per divenire compagni di viaggio di Gesù, entrare nella comunione con Dio e con il Padre che egli dice di essere venuto a portare ? In Il Dio vicino (San Paolo, 2003) il papa osserva che la lettera agli Ebrei indica correttamente tre determinazioni di tempo. A dire il vero l’eternità si colloca al di là del tempo ed è coestensiva con il passato, il presente, il futuro. La prima e più ardua distanza è, dunque, quella che separa gli uomini immersi nel tempo dal Dio eterno.

Qui il papa, parafrasando Sant’Agostino, può affermare che per questo collegamento decisivo, il fedele non deve compiere un grande viaggio. Il Logos, il Figlio eterno del Padre « per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria ». Il Figlio, dunque, non è solo nel compiere questo viaggio dall’eternità al tempo. All’origine vi è il Padre di misericordia « che ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo figlio unigenito » (Gv 3,16). Collabora con lui lo Spirito d’amore, il cui compito, nell’eternità come nella storia, è quello di unire. Egli fa sì che, pur nel distacco dal Padre, il Figlio è unito a Lui. Egli garantisce che il Gesù che viene nella storia è il Logos, il Verbo, generato dal Padre dall’Eternità. Egli è la garanzia sicura che Gesù, vissuto duemila anni fa, è vivo e presente nell’Eucarestia, entra in comunione con i fedeli di oggi e di ogni tempo, accoglie le loro domande e le loro sofferenze. Ma vi è un’altra persona, cui l’articolo del Credo fa riferimento, è la Vergine Maria. Il saluto con il quale l’angelo si rivolge a Maria : « Salve, piena di grazia, il Signore è con te » rimanda, secondo gli esegeti, ad una promessa del profeta Sofonia (3,14). Con questo saluto Maria appare come la figlia di Sion in persona, come il luogo della dimora, come la santa tenda, su cui sta la nube della presenza di Dio. Fin qui la comunione con l’eternità.

Ad introdurre la comunione con il passato il papa ama ricordare un’altra pericope dell’Antico Testamento : il sacrificio di Isacco, preceduto dal lento peregrinare di Abramo e del figlio verso il monte Moira. Questo cammino che sembra non finire mai prefigura il tempo della storia della salvezza, il tempo dell’attesa dell’uomo, ma soprattutto dell’attesa di Dio. Egli attende la riconoscenza dell’uomo ma riceve solo oltraggio e violenza (i vignaioli perfidi). Alla fine sarà Dio stesso a offrire il Figlio come vittima di sacrificio. L’agnello impigliato tra i rovi, che l’angelo ordina ad Abramo di sacrificare è figura di Gesù Cristo che porta la corona di rovi della colpa dell’uomo. Salendo il monte, Abramo aveva detto ad Isacco : « Dio provvederà ». In Gesù Cristo la promessa di Abramo si avvera alla lettera. Egli dona un agnello che porta via i peccati del mondo. Gesù collega, dunque, il passato al suo presente, egli porta a pienezza e completamento l’antica alleanza ed unisce in concordia i due Testam enti. Nello Spirito d’amore, difatti, egli rinnova l’alleanza con Dio e la estende a tutti i popoli e a tutte le persone che accolgono il suo Vangelo di misericordia. È lo Spirito, dunque, che ancora una volta permette ai fedeli di ogni tempo di vivere nel presente di Gesù, nella sua comunione eucaristica, memoria del sacrificio della croce. Non è, tuttavia, di poca importanza il fatto che sotto la croce vi siano Maria e Giovanni. Essi assistono al colpo di lancia che apre il costato di Gesù, dal quale escono sangue ed acqua, la Chiesa che con la sua struttura sacramentale ha il compito di mantenere viva la comunione con il suo Signore.

Prosegue Benedetto XVI : nel Canone romano dopo la consacrazione appaiono dei nomi. Sono apostoli e discepoli, vescovi e martiri che hanno il compito di trasmettere la testimonianza e la comunione : « ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto coi nostri occhi... noi lo annunciamo a voi » (1 Gv 1,1s.). Questo il collegamento con il presente.

A conclusione del percorso, tuttavia, il papa esorta a volgere nuovamente l’attenzione all’eternità. A sostegno di questo percorso che ci riporta alla comunione con Gesù e il Padre, Benedetto XVI cita ancora sant’Agostino : « Mangia il pane dei forti, e tu non trasformerai me in te stesso, ma io trasformerò te in me ». (In cammino verso Gesù). L’Eucarestia, dunque, introduce nel mondo di Dio, permette di incontrare nell’oggi della fede il Figlio e il Padre nello spirito d’amore.

La comunione eucaristica, tuttavia, per essere autentica, apre anche alla solidarietà con i disagiati e dilata all’infinito i confini della comunione. In Cristo sono aboliti ogni sorta di barriere e viene istituita la comunione con i fratelli di ogni luogo e di ogni tempo. La Chiesa riunita intorno all’Eucarestia è il luogo della fraternità, il nuovo popolo di Dio che esercita una funzione profetica e vicaria verso la comunità universale degli uomini con la missione, la ca rità e la sofferenza.

A conclusione un accenno all’arte figurativa e alla musica. Commenta il Papa : « quando il fedele dei primi secoli vedeva il buon pastore che si caricava sulle spalle la pecorella smarrita, egli sapeva benissimo che quella pecorella era lui che Gesù aveva raccolto con affetto e tenerezza. Quando la musica sacra fa cantare parole accorate ma rasserena con la melodia, il fedele sa che questo è possibile perché Cristo è Risorto e ci offre ogni giorno la sua comunione d’amore ».

Il volume di Benedetto XVI di cui ho sintetizzato le ultime frasi in questo articolo, si intitola Il cammino verso Gesù. Esso fa riferimento alla compagnia che il Signore offre a chi gli mette a disposizione il suo amore, ma allude probabilmente anche alla grande opera su Gesù, la cui pubblicazione è imminente.

* IL BUON SAMARITANO

« Occidente sazio e disperato stai saccheggiando l’Africa... »

La parabola del buon samaritano e l’Occidente che si arricchisce sulla povertà dei paesi dell’Africa, o si abbandona all’abbrutimento consumistico. Le due situazioni si trovano congiunte in una sezione del libro che papa Benedetto XVI ha dedicato alla figura di Cristo.

L’ampia riflessione del Pontefice, tratta dal libro in uscita, è stata anticipata ieri dal « Corriere della Sera ». In sostanza, il buon samaritano è l’occasione che Gesù dà alla riflessione per comprendere che la prima alterità va cercata in noi stessi : ama il prossimo tuo come te stesso, il comandamento biblico, diventa lo specchio per sostenere questa ricerca di mettersi nella parte dell’altro. « Io devo diventare il prossimo » perchè solo in quel momento « l’altro conta per me come "me stesso" ». « La domanda - scrive Benedetto XVI -, nel concreto, è : chi è il "prossimo" ? La risposta abituale, che poteva poggiarsi anche su testi delle Scritture, affermava che "prossimo" significava "connazionale". (...) Gli stranieri, allora, le persone appartenenti a un altro popolo, non erano "prossimi" ? (...) ».

Di fronte alla problematicità di questa scelta, Gesù - scrive Papa Ratzinger - « risponde con la parabola dell’uomo che sulla strada da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti che abbandonano ai bordi della via, spogliato e mezzo morto ». Un sacerdote e un levita tirano oltre ; arriva il samaritano - « uno che non appartiene alla comunità solidale di Israele » - e ne ha compassione. Fu morso « nelle viscere », « preso nel profondo dell’anima », precisa il Papa, che collega questa immagine alle responsabilità dell’Occidente verso i paesi poveri dell’Africa, o al comportamento di tanti verso « l’uomo spogliato e martoriato » « Le vittime della droga, del traffico di persone, del turismo sessuale, persone distrutte nel loro intimo, che sono vuote nell’abbondanza di beni materiali ». « Tutto ciò - è il monito di Benedetto XVI - riguarda noi e ci chiama ad avere l’occhio e il cuore di chi è prossimo e anche il coraggio dell’amore verso il prossimo ».

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l’appuntamento

Venerdì 13 aprile in Vaticano la presentazione con Schönborn, Garrone e Cacciari

« Gesù di Nazareth », il libro di Papa Ratzinger sarà presentato il 13 aprile nell’Aula del Sinodo in Vaticano dal cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, dal professor Daniele Garrone, decano della Facoltà Valdese di Teologia di Roma e dal professor Massimo Cacciari, ordinario di estetica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Coordinerà padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.

Pubblicato con la firma « Joseph Ratzinger-Benedetto XVI », il volume « Gesù di Nazareth » sarà in vendita nelle librerie da lunedì 16 nelle edizioni italiana (Rizzoli), tedesca (Herder) e polacca (Wydawnictwo M). Già nel mese di novembre dell’anno scorso il nostro giornale aveva dato una anticipazione dalla prefazione che il Papa ha scritto per questo volume, dove emergeva chiaramente che il Gesù della fede e dei Vangeli non è altra cosa dal Gesù storico.

Fin dalle prime battute il Papa mette in campo l’argomento fondamentale del libro : liberare l’orizzonte dai rischi di rendere Gesù una figura mitica, considerandolo solamente un prodotto della fede che ha costruito un’immagine della sua divinità per sopperire alle scarse notizie che abbiamo di lui. « Questa impressione - scrive - è penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità. Una simile situazione è drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento : l’intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto ».

Di questo ritorno alla storicità di Cristo, alla sua concretezza, testimonia fin dall’inizio il titolo, che non evoca un’immagine di Gesù fuori dal tempo e dallo spazio, bensì quella di una persona la cui storicità è sottolineata dal luogo di nascita : Nazareth.


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