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PARIA. Gli ultimi della Terra ...

L’INDIA E IL SISTEMA DELLE CASTE. A Mumbai (la ex Bombay), una grande manifestazione dei Dalits (gli "Intoccabili") per rendere omaggio ad AMBEDKAR, uno dei principali artefici della Costituzione indiana.

L’’intoccabilità’ è quella pratica, inerente all’impianto castale, che considera altamente contaminanti per i membri delle caste superiori i rapporti con i soggetti segnati da un’impurità permanente.
mercoledì 6 dicembre 2006 di Federico La Sala
[...] Nonostante il passare degli anni, Ambedkar rimane per i dalits il simbolo più importante delle loro lotte di classe. Dalit lui stesso, grazie alle sue capacità, Ambedkar riuscì a studiare e a farsi ammettere al college ma subì comunque sempre umiliazioni e discriminazioni dovute alla sua origine. Dopo aver studiato a New York alla Columbia University tornò in India dove si unì al movimento indipendentista e fu nominato membro della commissione incaricata di redigere la costituzione (...)

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> L’INDIA E IL SISTEMA DELLE CASTE. --- L’India alla conquista di Marte. La Mars Orbiter Mission, chiamata familiarmente «Mangalyaan», iniziata con pieno successo.

mercoledì 6 novembre 2013


-  Missione low cost, l’India alla conquista di Marte

-  Tecnologia tutta indiana La rivincita dell’Asia dove vive il 40% degli scienziati del mondo
-  Decollato alle 14,38 locali il razzo per il pianeta rosso, costo dell’operazione: 73 milioni di dollari

-  di Pietro Greco (l’Unità, 06.11.2013)

La Mars Orbiter Mission, chiamata familiarmente «Mangalyaan», è iniziata ieri con pieno successo alle 14,38 ore locali presso l’Indian Space Research Organisation’s Satish Dhawan Space Centre di Sriharikota.

Stiamo parlando del centro spaziale che si trova sulle coste orientali del subcontinente indiano che affacciano sul Mare del Bengala. L’astronave punta decisa su Marte, dove conta di arrivare per il 21 settembre del 2014 dopo aver viaggiato per 200 milioni di chilometri.

Ma non ha fatto in tempo a partire, che Mangalyaan ha già battuto un paio di record. Con un costo di appena 73 milioni di dollari, è la missione interplanetaria più economica della storia. Per fare altrettanto gli americani o gli europei spendono anche dieci volte tanto. Inoltre, dopo il fallimento di un tentativo esperito dalla Cina nel 2011 (l’astronave era montata su un missile russo) e del tentativo fatto dal Giappone nel 1998, l’India è il primo paese asiatico il quarto in assoluto, dopo Usa, Urss/ Russia ed Europa a inviare una sonda verso il pianeta rosso.

Gli obiettivi scientifici, dicono i critici, sono modesti: misurare con buona accuratezza la presenza di metano nella tenue atmosfera del pianeta rosso. Ma questi analisti pelosi non tengono in considerazione che l’obiettivo principale era (ed è ancora) verificare se l’India è capace di progettare, avviare e portare a termine una missione interplanetaria completamente da sola.

Tutto indiano è, infatti, il razzo che ha portato fuori dall’orbita terrestre la sonda. Tutta indiana è la sonda. Tutti indiani gli strumenti scientifici a bordo. Inoltre i cinquecento scienziati e i tecnici spaziali indiani che dal centro Isro (Indian Space Research Organisation) di Bangalore seguono Mangalyaan ricordano che nel 2008 la missione Chandrayaan, inviata con pochi mezzi sulla Luna, è sta la prima a dimostrare in maniera inoppugnabile che c’è acqua sul nostro satellite naturale.

Ma, a prescindere dal fatto che la Mars Orbiter Mission riuscirà davvero ad agganciare l’orbita marziana e a misurare la presenza di metano nell’atmosfera del pianeta, la navicella ha già restituito qualcosa alla più grande democrazia del mondo che l’ha voluta e finanziata, sfidando le critiche di chi sostiene che il Paese è ancora troppo povero per potersi permettere il lusso di un programma spaziale autoctono così ambizioso.

UN GRANDE PAESE

Mangalyaan che sfreccia nello spazio è la dimostrazione che un Paese grande si sta affermando come un grande Paese. Che l’India sta uscendo definitivamente dal novero dei Paesi in via di sviluppo e che è una potenza emergente. Capace di schierare centinaia di migliaia di scienziati (tra cui molti matematici e informatici, tra i più bravi al mondo) e di portare avanti, in proprio, magari in austerità, programmi tecno-scientifici di valore assoluto. Non c’è dubbio che i programmi spaziali hanno un interesse anche militare. E che l’India è una potenza nucleare che vuole mostrare i muscoli ai suoi vicini (Pakistan, Cina). Ma è anche vero che Mangalyaan è qualcosa di più. È il grido d’orgoglio di un Paese che si appresta a diventare il più popoloso del mondo.

È anche un investimento nel futuro. Perché, contrariamente a quanto dicono i critici, le spese in progetti scientifici e di alta tecnologia hanno quasi sempre una ricaduta enorme. E non solo in termini psicologici. Ma anche in termini economici. Sono motori dell’innovazione.

Ma Mangalyaan non appartiene solo all’India. È la sonda di un intero continente. Il più grande e, oggi, più dinamico del pianeta: l’Asia. È la plastica dimostrazione che è lì, in Oriente, che si sta costruendo il futuro in maniera più rapida ed efficace che in ogni altra parte del mondo. D’altra parte è già lì, in Asia, che risiede la maggioranza degli scienziati del mondo (il 40%). Ed lì, di qui a qualche anno, che risiederà la maggioranza assoluta dei ricercatori.

Ciò non toglie che Mangalyaan segni una novità nella speciale competizione tra i due giganti asiatici, l’India e la Cina. Il paese di Confucio negli ultimi decenni è sempre arrivato prima del Paese che ha dato i natali a Buddha. I cinesi crescono di più e da più tempo in economia. Sono arrivati prima sulla Luna. Sono arrivati primi nello spazio, primi sulla Luna, primi a mandare un loro uomo nello spazio (gli indiani non ci sono ancora riusciti). Con Mangalyaan è la prima volta che l’India batte la Cina nella competizione spaziale. E questo vorrà pur significare qualcosa, dicono gli occhi lucidi per l’orgoglio a New Delhi.


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