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Mnemosyne

LE IMMAGINI, L’IMMAGINAZIONE, E LA STORIA: LE "NINFE". Sulle tracce di Benjamin e Warburg, un lavoro di Giorgio Agamben.

lunedì 8 gennaio 2007 di Maria Paola Falchinelli
ninfe *
In ogni immagine un anticipo e un ricordo
L’osservazione del cielo è la grazia e la maledizione dell’uomo.
«La storia dell’umanità è sempre storia di fantasmi e di immagini, perché è nell’immaginazione che ha luogo la frattura fra l’individuale e l’impersonale, il molteplice e l’unico, il sensibile e l’intellegibile...»
di Giorgio Agamben (il manifesto, 06.01.2007)
Nei primi mesi del 2003 si poteva vedere al Getty Museum di Los Angeles una mostra di video di Bill Viola intitolata (...)

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> LE "NINFE". ---- «Ho salvato gli studi sul Rinascimento». Intervista a Peter Mack, direttore dell’Istituto Warburg di Londra (di Nuccio Ordine).

sabato 6 luglio 2013


-  «Ho salvato gli studi sul Rinascimento»
-  Peter Mack dirige l’Istituto Warburg di Londra
-  «Volevano trasferire la biblioteca per fare soldi»

-  di Nuccio Ordine (Corriere della Sera, 03.01.2013)

«Dopo anni di tensioni e di battaglie, posso dire, per il momento, che la biblioteca del Warburg è salva e non sarà separata dall’Istituto. Le trattative con l’Università di Londra sono in corso. Ma continueremo a vigilare per difendere la nostra identità e la nostra autonomia». Peter Mack - direttore del Warburg Institute di Londra, uno dei più importanti centri di ricerca del mondo sul Rinascimento - parla di tregua, senza però deporre le «armi» con cui ha tenacemente protetto la celebre biblioteca del suo Istituto.

Esperto della fortuna della retorica e della dialettica tra Quattrocento e Seicento, Mack si è trovato immediatamente alla testa di un esercito, composto da autorevoli studiosi di vari Paesi, che ha resistito a un progetto di ristrutturazione delle scuole di specializzazione per ridurre i costi di gestione. I vertici dell’Università di Londra avrebbero voluto recuperare lo storico edificio di Woburn Square, che ospita gli oltre trecentocinquantamila volumi della biblioteca, per destinarlo ad attività più redditizie. Cioè, in buona sostanza, per farlo rendere economicamente.

Aby Warburg (Amburgo, 1866 - 1929) è stato uno storico d’arte tedesco (al centro nella foto). Erede di una famiglia di banchieri, fu il fondatore della critica iconologica.Aby Warburg (Amburgo, 1866 - 1929) è stato uno storico d’arte tedesco (al centro nella foto). Erede di una famiglia di banchieri, fu il fondatore della critica iconologica. Creata da Aby Warburg (1866-1929), il geniale fondatore, la biblioteca è stata nel corso del Novecento un punto di riferimento per gli studi rinascimentali. Tra gli scaffali e la fototeca (circa quattrocentomila immagini raccolte per temi) sono passati maestri che hanno condizionato, con i loro lavori, le ricerche sui rapporti tra varie civiltà (cultura classica e umanesimo, saperi occidentali e orientali) e tra varie discipline (storia dell’arte, filosofia, letteratura, scienza): da Ernst Cassirer a Rudolph Wittkower, da Ernst Gombrich a Erwin Panofsky, da Frances Yates a Edgard Wind, da Paul Oskar Kristeller a Carlo Dionisotti, da Fritz Saxl a Michael Baxandall, da Giovanni Aquilecchia a Antonhy Grafton.

Incontriamo Peter Mack a Parigi, in un’aula dell’Ecole normale supérieure. Nonostante le acque siano un po’ meno agitate, il direttore non nasconde le sue preoccupazioni: «Non è certo un buon momento - dice - per le università e per le biblioteche non solo in Inghilterra, ma in tutta Europa. La gestione manageriale degli atenei e la crisi economica determinano una serie di tagli che mettono veramente in pericolo l’esistenza e l’autonomia della ricerca. La biblioteca e l’Istituto sono una cosa sola, come è detto con chiarezza nell’accordo che la famiglia Warburg firmò con l’Università di Londra quando nel 1944 decise di cedere il suo straordinario patrimonio librario. E noi ci batteremo per mantenere questo principio a qualsiasi costo».

Mack sa bene che la vita della biblioteca del Warburg non riguarda solo i professori e i ricercatori dell’Istituto. «Ogni anno - aggiunge con soddisfazione - vengono a lavorare da noi tantissimi studiosi da diversi Paesi. Offriamo non solo la possibilità di consultare liberamente i volumi ma garantiamo, soprattutto, un criterio di collocazione dei libri secondo un progetto tematico ideato da Warburg stesso e dai suoi collaboratori. Chi cerca un saggio troverà accanto una serie di altri saggi che parlano di temi analoghi. Così il lettore sarà stimolato a confrontarsi con altri percorsi, secondo un disegno unitario e interdisciplinare dei saperi. Navigare tra gli scaffali, significa intraprendere un viaggio nella cultura e nella mente dell’uomo. È questa singolarità della nostra biblioteca che allarga la comunità dei lettori anche a studiosi esterni, che negli anni, frequentandola, hanno finito per far parte della nostra famiglia. I numerosi articoli su riviste e giornali testimoniano l’interesse e la solidarietà internazionale...».

Il direttore ci tiene a sottolineare i solidi legami con l’Italia. «Nel nostro sistema di insegnamento - prosegue Mack - il latino è la lingua più importante e subito dopo viene l’italiano. Tutti i nostri studenti devono conoscere bene l’uno e l’altro. Non è possibile studiare il Rinascimento senza mettere la cultura italiana in una posizione centrale. Questo spiega perché la maggior parte dei direttori del nostro istituto sono, per tradizione, amanti dell’Italia. Penso a Gombrich o a Trapp. Ma anche ai miei più vicini predecessori, Nicholas Mann e Charles Hope, che trascorrevano diversi periodi dell’anno nel vostro Paese. Io stesso, del resto, trascorro da sette anni le vacanze a Maiolati Spontini, vicino Jesi...».

Ma l’amore per l’Italia ha radici più profonde. «Basti pensare - specifica Mack - al fondatore Warburg: ai suoi viaggi in Toscana o a Ferrara, dove ha studiato i celebri affreschi presenti nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. L’Istituto ha sempre avuto un rapporto particolare con gli studiosi italiani: Mario Praz, Eugenio Garin, Vittore Branca, Giuseppe Billanovich, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis. Con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, presieduto da Gerardo Marotta, abbiamo avviato tantissime iniziative, legate soprattutto a Giordano Bruno, figura centrale nella storia del Warburg: dai seminari bruniani (che si svolgono da quattordici anni nel nostro Istituto e che hanno ospitato oltre centoquaranta borsisti e una trentina di professori) a una biblioteca elettronica su Internet dove gli studiosi possono consultare non solo l’opera omnia di Bruno ma anche tutti i materiali (libri, traduzione, estratti rari) conservati nella nostra biblioteca».

Ma c’è di più. «Tra i nostri professori - continua Mack - due sono italiani (Guido Giglioni e Alessandro Scafi), mentre nel corso degli anni abbiamo avuto numerosi giovani ricercatori provenienti da università italiane che hanno usufruito delle borse messe a disposizione dall’Istituto. Sarà importante per noi trovare ancora più fondi per invitare i giovani: sono una risorsa fondamentale e il Warburg è sempre stato un centro di incontro tra vari ricercatori che provengono da diversi Paesi...».

Il direttore insiste sulla forza di attrazione della biblioteca e sulla sua unicità. «Non c’è dubbio che la fama del Warburg - aggiunge - è legata alla sua particolare biblioteca. E non c’è dubbio che la storia della biblioteca è stata condizionata dai professori che l’hanno creata e che l’hanno frequentata. Non è un caso che i bibliotecari del Warburg siano tutti degli studiosi: dirigere questa biblioteca, come fa oggi la nostra collega Jill Kraye, presuppone una conoscenza dei campi di ricerca per continuare a collocare i libri secondo il disegno originario. Ma, nello stesso tempo, l’avvicendarsi dei colleghi ha anche segnato lo spostamento della centralità di alcuni temi: se la Yates ha puntato su Giordano Bruno, la memoria, la cultura ermetica e le corti francesi, Schmitt ha favorito lo studio dell’aristotelismo e della storia della scienza, mentre Walker la magia e la musica e Saxl l’astrologia...».

Nonostante l’entusiasmo e il naturale ottimismo, Mack sa che i prossimi anni richiederanno sforzi straordinari. «Per permettere all’Istituto di continuare a crescere - conclude - dovremo risolvere difficoltà finanziarie e programmare nuove forme di ricerca interdisciplinare nel campo iconologico. Il contributo dei nostri amici europei sarà fondamentale...».

Nuccio Ordine


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