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Fine della Preistoria ....

GERICO e "RAZZISMO". LA POLITICA VATICANA E IL COLLASSO DEFINITIVO DEL CATTOLICESIMO COSTANTINIANO. La crocifissione per salvarsi dalla paura : crocifigge le donne, i gay, i tanti Welby, le coppie di fatto, perfino preti e teologi che si appellano alla libertà di coscienza !!! Una nota (del 2007) di don Enzo Mazzi - a cura di Federico La Sala

Ci vorrebbe anche oggi un « angelo » che di fronte ai sepolcri vuoti gridasse ai vertici ecclesiastici e in fondo a tutti noi : « Non abbiate paura, quelle e quelli che avete crocifisso sono risorti ».
lundi 24 octobre 2011 par Maria Paola Falchinelli
Le paure del Vaticano
di Enzo Mazzi (il manifesto, 13.03.2007)
Paura chiama paura e insieme, tenendosi per mano nell’intento di sostenersi reciprocamente, precipitano nel baratro. Non trovo altra spiegazione a questa politica fondamentalista e aggressiva praticata dai vertici della Chiesa cattolica. Perfino la tradizionale austera nobiltà dell’Osservatore Romano, il giornale istituzionale per eccellenza, si sta piegando alle esigenze dell’esorcismo della paura. Ne è un esempio l’attacco (...)

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> GERICO --- ENZO MAZZI. Un testimone profondo del nostro tempo. Le parole di un cristianesimo ribelle.

dimanche 23 octobre 2011

Un testimone profondo del nostro tempo

di redazione (il manifesto, 23 ottobre 2011

Nonostante la sua età, 84 anni passati, Enzo Mazzi conservava nel cuore tutte le caratteristiche della gioventù. Era tra le persone più aperte al futuro, disponibili e coraggiose che il manifesto ha avuto la possibilità di incontrare sulla sua strada. Per noi è stato un privilegio averlo avuto tra i nostri principali collaboratori. Perché il nostro piccolo e fragile strumento quotidiano è stato anche il giornale di Enzo. Sulle nostre pagine ha tracciato un sentiero unico, spesso in assoluta solitudine.

Per un cammino che veniva da lontano, dagli stessi giorni del ’68 che portarono alla nascita della Comunità dell’Isolotto a Firenze e all’esperienza in tutta Italia delle Comunità cristiane di base. Quelle realtà che per la prima volta rivendicavano dal basso una nuova possibilità del Concilio, trovando quasi sempre la contrapposizione autoritaria del potere temporale della Chiesa. Mi piace ricordare che sta per uscire per la ManifestoLibri un libro da lui curato con un suo saggio introduttivo proprio sulla storia del processo all’Isolotto.

Enzo Mazzi è stato un profondo testimone del nostro tempo, rimesso alle volontà collettive ma forte nell’individualità delle scelte e della presa di parola.

La natura del suo dichiarato impegno si è sempre accompagnata ad uno stile alto nella scrittura, capace di attraversare l’oscurità delle verità rivelate per illuminare, per svelare. Sia che si trattasse di rivendicare quello che chiamava « proto-Vangelo », un Gesù terreno, per un nuovo mondo possibile ben lontano dalla fissità simbolica dell’« oggetto » crocefisso, sia nell’intervenire contro la violenza del doppio potere, della Chiesa e del governo, come nel caso dell’accanimento contro il corpo di Eluana Englaro. Oppure quando sottolineava la possibilità di un processo reale alle responsabilità del papa per la tragedia e il crimine della pedofilia. O ancora quando denunciava il dominio del sacro, presente sia nei vecchi - e rinnovati dalla liturgia - processi di santificazione, come nelle nuove e moderne mitologie delle merci.

I suoi consigli, il suo conforto, la sua scrittura che si confronta nel divenire dei giorni, davvero ci mancheranno. Addio Enzo.


Le parole di un cristianesimo ribelle

di Riccardo Chiari (il manifesto, 23 ottobre 2011)

Come ogni domenica, anche oggi l’appuntamento della Comunità dell’Isolotto è alle 10.30, alle « Baracche » in via degli Aceri 1. « Fra le altre cose - anticipa Carlo Consigli - socializzeremo l’assenza di Enzo, e la continuità della sua presenza ». Nel solco di quella esperienza comunitaria che Enzo Mazzi considerava essenziale. Come una bussola che lo ha guidato per una intera esistenza. Di cui ha fatto dono, non solo metaforico, alle donne e agli uomini della comunità. Con loro non potrà più camminare insieme. Grazie a loro, e ai tantissimi che di settimana in settimana, anno dopo anno, hanno socializzato negli appuntamenti comunitari della domenica, Enzo Mazzi continuerà ad esserci.

Per sua espressa volontà, la morte non doveva essere una notizia. L’ennesimo rifiuto della « caratterizzazione personalistica » che l’ex parroco del quartiere popolare e operaio dell’Isolotto aveva abiurato, fin dagli albori della Comunità. « Ma il manifesto era importante per Enzo », riconosce Consigli. Perché l’eretico quotidiano comunista era per lui un altro luogo dove comunicare con gli altri i temi delle riflessioni comunitarie della domenica. Riflessioni che, negli anni, sarebbero finite anche sulle pagine fiorentine di altri quotidiani. Perché affrontavano questioni, fossero l’acqua bene comune oppure la democrazia in fabbrica, insieme locali e globali.

Anche in questi ultimi mesi, quando già la malattia ne fiaccava il corpo ma non lo spirito, a Enzo Mazzi non erano sfuggiti avvenimenti come il « Se non ora, quando ? » del 13 febbraio. Affrontato così : « Le donne che si riprendono le piazze si riprendono anche per se stesse e per tutti noi il potere sulla sacralità della natura, dei corpi, della sessualità e, mettendo un po’ di enfasi, sulla sacralità di tutto l’esistente. « Se non ora, quando ? ». Poi erano arrivate altre riflessioni critiche, di fronte al tentativo di considerare anche Primo Maggio « una festa da sacrificare all’orgia del consumo ». Infine, lo scorso 28 agosto sul manifesto, l’ultimo graffio : « Per la strategia liberista la gente deve scordare il suo passato sociale, e non avere altro ideale e identità che la religione del danaro ».

Sempre nel segno delle comunità cristiane di base di cui all’Isolotto, insieme a Sergio Gomiti e Paolo Caciolli, era stato precursore. Raccontate in quel « Cristianesimo Ribelle », edito tre anni fa per "manifesto libri", dove tirava le fila di quella spinta profonda che da 43 anni ha portato molti credenti a mettere in discussione le gerarchie ecclesiastiche e i nessi tra chiesa e potere. Trovando nelle comunità un luogo-laboratorio dove socializzare riflessioni ed esperienze.


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