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Terra: Spagna

APPELLO INTERNAZIONALE PER LA "SAGRADA FAMILIA" DI ANTONI GAUDI’. Barcellona-Madrid: la costruzione di un tunnel per un treno veloce mette in pericolo la chiesa - a cura di Federico La Sala

sabato 12 maggio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Dal Giappone al Messico, dalla Russia alla Nuova Zelanda, dagli Stati Uniti alla Germania, decine di architetti e ingegneri lanciano l’allarme. "Nessuno potrebbe immaginare la costruzione di un tunnel che passasse accanto all’Alhambra di Granada", scrive Tokutoshi Torii, professore dell’universitÓ di Kanagawa, in Giappone. "Mettere in pericolo un monumento catalogato come patrimonio dell’umanitÓ - rincara Mark Schuster, del Massachusetts Institute of Technology - Ŕ un atto di (...)

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lunedì 4 giugno 2007

GaudÝ oggi parla giapponese

źIn tutta la sua vita non ha mai scritto un libro, ha trasmesso tutto ai discepoli e i discepoli poi lo hanno imitato. Diceva che gli uomini non creano niente. L’uomo pu˛ solamente scoprire, dentro la natura, ci˛ che pu˛ fare. L’ultima frase di GaudÝ fu: "Un piccolo contributo dato alle parole di Dio". L’uomo pu˛ dare il suo contributo, ma non pu˛ creare╗źC’era un unico spazio, nella Sagrada Familia, ultimato da Gaudý prima della morte, ed Ŕ stato distrutto nella guerra civile spagnola. Vi erano nascosti tutti i disegni, perci˛ ora non abbiamo pi¨ nessun originale. Mi hanno chiesto di restaurare questa parte e l’ho fatto. Ho realizzato una scultura di 52 centimetri, che raffigura una persona con una bomba

di Etsuro Sotoo *

Sono circa trent’anni che lavoro alla Sagrada Familia. Ho studiato in una scuola pubblica di Kyoto, nel mio Giappone. Dopo l’universitÓ ho insegnato per un anno, ma desideravo venire in Europa perchÚ sapevo che qui c’erano le vere pietre; volevo conoscere l’anima delle pietre. Cosý mi sono imbattuto nella Sagrada Familia. Trent’anni fa non si capiva se la stessero costruendo o distruggendo. Trent’anni fa c’erano solo dieci operai, ora siamo in duecento e arrivano due milioni e mezzo di visitatori ogni anno.

Quando ho cominciato a lavorare alla cattedrale volevo conoscere il progetto di GaudÝ. Per prima cosa ho realizzato le gemme di piante, per rendere l’idea che questo edificio, di 175 metri d’altezza, sarebbe ancora cresciuto. Tuttavia non sapevo dove mettere le foglie. Secondo i miei calcoli la parte finale di una colonna aveva lo spessore di un centimetro. Una pietra spessa un centimetro Ŕ molto debole, non dura pi¨ di cento o duecento anni.

Mi domandavo allora perchÚ GaudÝ avesse pensato a una struttura cosý debole. Per realizzare le foglie bisognava fare i calcoli, ma dove andavano collocate? Ci ho riflettuto a lungo, anche perchÚ non c’erano indicazioni lasciate dal grande architetto. Un giorno pensai che mettendo una scultura in un punto debole l’avrei rafforzato. Quindi ho collocato le foglie nei punti pi¨ sottili della pietra. Cosý facendo, mi Ŕ sembrato di incontrare GaudÝ per la prima volta. Ho pensato che intendesse realizzare strutture deboli pensando di rafforzarle con una scultura.

In seguito ho messo vicino al rosone duecento pietre scolpite a forma di frutto. Non riuscivo, per˛, a capirne il significato. Non c’era materiale scritto! Mi chiesi perchÚ dovessero esserci frutti e foglie sopra le grandi vetrate. Al di lÓ dei rosoni e delle vetrate, nella chiesa, si pronunciano parole come "Dio" e "Bibbia". Cosa c’entrano i frutti? Nessuno me lo sapeva spiegare.

Il mio essere giapponese mi Ŕ stato d’aiuto, perchÚ nella nostra lingua "parola" si scrive con due ideogrammi che significano rispettivamente "foglia" e "che dice, che parla". Se scrivo "sto parlando" Ŕ come se scrivessi "sto dicendo foglie". Ecco svelato il significato: le migliaia di foglie sono le parole di Dio e le nostre anime sono i frutti che maturano nel tempo. Il nostro corpo pu˛ disgregarsi, ma l’anima Ŕ destinata al Paradiso. Questo Ŕ simboleggiato dai frutti, realizzati in vetro di Murano e pesanti quindici tonnellate ciascuno. I frutti della primavera sono sulla parte orientale, dove sorge il sole, mentre sulla parte occidentale sono collocati i frutti autunnali.

GaudÝ voleva dire che l’uomo ascolta molte parole e legge molti libri, quindi coltiva i frutti, riesce a far maturare i frutti. Nessuno aveva capito che le foglie rappresentavano le parole. All’inizio del Vangelo secondo Giovanni si legge: źIn principio era il Verbo╗, il verbo, la parola, ha energia, quella forza che permette all’uomo di realizzare la propria vita. PerchÚ GaudÝ cercava di trasmettere messaggi con elementi naturali come frutti o foglie? In tutta la sua vita non ha mai scritto un libro, ha trasmesso tutto ai discepoli e i discepoli poi lo hanno imitato. Diceva che gli uomini non creano niente. L’uomo pu˛ solamente scoprire, dentro la natura, ci˛ che pu˛ fare. L’ultima frase di GaudÝ fu: źUn piccolo contributo dato alle parole di Dio╗. L’uomo pu˛ dare il suo contributo, ma non pu˛ creare.

Molti mi chiedono: źDove sono le tue sculture?╗. Ne ho realizzate tante, in Giappone e in Spagna, al di fuori della Sagrada Familia, ma sono tutte opere che provengono da ci˛ che ho imparato da GaudÝ. Io non ho niente di originale e, se anche GaudÝ ha imparato dalla natura, cosa c’Ŕ di originale in GaudÝ? Eppure tutti visitiamo la Sagrada Familia, tutti andiamo a vedere i monumenti di GaudÝ, colui che considerava il suo lavoro come un piccolo contributo alla creazione divina. Noi pensiamo che l’uomo possa creare qualunque cosa, ma non Ŕ vero. Abbiamo smesso di imparare dalla natura e questo ci conduce alla rovina.

GaudÝ era un architetto. Per lungo tempo l’architettura si Ŕ contrapposta alla legge di gravitÓ, grazie alla quale possiamo stare seduti. Se non ci fosse, galleggeremmo nell’aria. Quindi la gravitÓ Ŕ una grande forza, eppure si pensava che l’architettura ne fosse disturbata. GaudÝ diceva, invece, che il vero problema Ŕ la mancanza d’intelligenza nell’architetto. Ci sono edifici che stanno in piedi grazie alla gravitÓ e altri che la gravitÓ tenta di distruggere.

Le Twin Towers di New York erano alte trecento metri e, subito dopo la loro distruzione, c’era giÓ il progetto per un albergo alto trecento metri. Invece GaudÝ con la Sagrada Familia si Ŕ fermato a un’altezza di 175 metri, perchÚ di fianco c’Ŕ una collina di 180 metri. GaudÝ non voleva costruire un edificio pi¨ alto di ci˛ che Dio aveva costruito. Questa Ŕ saggezza. La scienza progredisce in modo ordinato, ma non dobbiamo dimenticarci del cuore, ossia dell’umiltÓ. SarÓ l’umiltÓ a proteggere l’uomo e la razza umana.

Diceva GaudÝ: źSe volete fare un buon lavoro dovete avere prima di tutto l’amore, e poi la tecnologia, l’abilitÓ╗. Non c’Ŕ prima la techne, l’abilitÓ, la competenza e poi i soldi; prima di tutto, all’inizio, ci deve essere l’amore, che Ŕ assoluto. Poi vengono la tecnologia e i soldi. Se volete fare un buon lavoro dovete avere amore. Se si osserva la pianta della Sagrada Familia si nota che la distanza tra le colonne Ŕ di 7,5 metri. Si pensava, in Catalogna come in Giappone e in Italia, che un passo umano misurasse 75 centimetri. Dieci passi sono 7,5 metri: questo costituisce un modulo. Il doppio sono 15 metri, come l’altezza minima delle colonne. Le colonne pi¨ alte misurano 22,5 metri, cioŔ tre volte il modulo di 7,5 metri, e il tetto Ŕ sette volte il modulo: 52 metri. Quindi la Sagrada Familia Ŕ costruita in base a moduli di 7,5 metri ciascuno. Ci sono 90 metri dall’ingresso fino in fondo, cioŔ dodici volte 7,5 metri. GaudÝ ha usato questo sistema come linguagg io architettonico, ma non ha mai dimenticato il cuore.

C’era un unico spazio, nella Sagrada Familia, ultimato da GaudÝ prima della morte, ed Ŕ stato distrutto nella guerra civile spagnola. Vi erano nascosti tutti i disegni, perci˛ ora non abbiamo pi¨ nessun originale. Mi hanno chiesto di restaurare questa parte e l’ho fatto. Ho realizzato una scultura di 52 centimetri, che raffigura una persona con una bomba. A causa di quella bomba morirono venti persone. GaudÝ sosteneva che l’uomo non Ŕ perfetto, ma con l’umiltÓ e l’amore si pu˛ salvare dalla distruzione. Aveva detto: źVorrei che, quando farai esplodere la bomba, tu vedessi Dio╗. Questo Ŕ il messaggio scritto sulla scultura. Dall’altra parte c’Ŕ una ragazzina che vuole soldi per aiutare il malato che le Ŕ a fianco: Ŕ l’amore di una ragazza che si prostituisce per salvare qualcun altro. Il messaggio di GaudÝ Ŕ il seguente: quando una persona Ŕ sicura di avere completamente ragione, Ŕ in quel momento che il diavolo si insinua in lei. ╚ questo il terrorismo: la completa sicurezza di se stessi.


L’architetto eremita

Nato a Reus, vicino a Tarragona, nel 1852, cresciuto in una famiglia di artigiani, Antoni GaudÝ si diploma nel 1878 alla Scuola Superiore di Architettura di Barcellona. Nello stesso anno, a Parigi, durante l’Esposizione Universale, incontra l’industriale Eusebi GŘell i Bacigalupi, che diventa il suo principale mecenate commissionandogli alcune delle sue opere pi¨ famose. Nel 1884, appena trentunenne, ottiene dall’Associazione dei Devoti di san Giuseppe l’incarico di completare la costruzione della nuova cattedrale di Barcellona. Lavora a quest’immensa costruzione con tutte le sue energie e, negli ultimi dodici anni della sua vita, in modo esclusivo, senza accettare altri lavori. Fino a fare di in un cantuccio del cantiere la sua dimora.

La Sagrada Familia doveva essere (e fra vent’anni circa sarÓ) un gigantesco "libro da leggere", interpretando le simbologie architettoniche: dodici colossali guglie rappresenteranno gli Apostoli e una cupola parabolica di 170 metri di altezza svetterÓ sulle altre illuminando con dei riflettori la cittÓ (l’umanitÓ); quattro portali (NativitÓ, CaritÓ, Passione e Gloria) decorati con scene della vita di Cristo, introdurranno i fedeli in una chiesa dalle dimensioni gigantesche dove la massima importanza sarÓ data alla liturgia. GaudÝ, nel 1926 durante una delle sue solite passeggiate, venne travolto da un tram. Sul selciato nessuno dei suoi concittadini lo riconobbe e nessuno lo aiut˛. Ricoverato all’ospedale, a chi lo voleva trasferire in una camera singola rispose: źIl mio posto Ŕ qui, tra i poveri╗. Tre giorni dopo spir˛. Con il consenso del Papa, fu tumulato nella cripta della sua incompleta cattedrale. Il 12 aprile del 2000 il cardinale Ricardo MarÝa Carles Gordˇ, arcivescovo di Barcellona, ha presieduto la solenne apertura del processo di beatificazione.


Il testo

Pubblichiamo una parte dell’intervento źIl GaudÝ dal Sol Levante╗, di Etsuro Sotoo, che uscirÓ martedý su Luoghi dell’Infinito. Sotoo, scultore giapponese, Ŕ colui che ha raccolto l’ereditÓ del cantiere della chiesa "pi¨ medievale" d’Europa, la Sagrada Familia di Barcellona. Nato a Fukuoka nel 1953, laureato all’universitÓ di Belle Arti di Kyoto, Ŕ giunto alla Sagrada Familia nel 1978. Dopo essere passato attraverso il buddhismo, lo scintoismo, nel 1991 ha chiesto il battesimo.

Il testo pubblicato fa parte di una conferenza tenuta nelle settimane scorse al Centro Culturale di Milano.

Oggi, a quasi centotrenta anni dalla posa della prima pietra, la Sagrada Familia Ŕ ancora un grande cantiere. Eppure Ŕ il monumento spagnolo pi¨ visitato: ogni anno accoglie due milioni e mezzo di persone. źLa bellezza Ŕ lo splendore della veritÓ - ripeteva GaudÝ - Siccome l’arte Ŕ bellezza, senza veritÓ non c’Ŕ arte. Per conoscere la veritÓ si devono conoscere bene gli esseri del mondo creato╗. Nel tormento vitale delle sue pietre si trova rappresentato tutto ci˛ che sta sotto il cielo. Dragoni, salamandre, serpenti sono abbarbicati sulle pareti esterne. Foglie di palma e segni zodiacali ornano muri e soffitti, guglie e doccioni. Sulle pareti si trova un’inusitata ricostruzione di episodi biblici perchÚ GaudÝ voleva non solo un luogo di preghiera bensý una vera bibbia źaperta al bacio del sole╗.

* Avvenire, 03.06.2007


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