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IL BUON MESSAGGIO (Eu-angelo, ev-angelo, non ... vangelo, il gelo dell’inferno !). In principio era la Parola del Dio Amore ("Deus Charitas") - non il "logo" di "Mammasantissima" e di "Mammona" ("Deus caritas est" : Benedetto XVI, 2006) !!!

PIRANDELLO E LA BUONA-NOVELLA. DALL’ITALIA, DALLA SICILIA, DA AGRIGENTO, DA BONN, DA ROMA, DA MILANO, DA NAPOLI, DA SAN GIOVANNI IN FIORE, E DA GERUSALEMME : UN "URLO" MAGISTRALE PER BENEDETTO XV ... E BENEDETTO XVI - a c. di Federico La Sala

LA NOTTE DI NATALE. Basta con la vecchia, zoppa e cieca, famiglia cattolico-romana, camuffata da "sacra famiglia" !!!
jeudi 13 septembre 2012 par Emiliano Morrone
[...] Venuta la notte di Natale, appena il signor Pietro Ambrini con la figlia e i nipotini e tutta la servitù si recarono in chiesa per la messa di mezzanotte, il signor Daniele Catellani entrò tutto fremente d’una gioia quasi pazzesca nella stanza del presepe : tolse via in fretta e furia i re Magi e i cammelli, le pecorelle e i somarelli, i pastorelli del cacio raviggiolo e dei panieri d’uova e delle fiscelle di ricotta - personaggi e offerte al buon Gesù, che il suo demonio non aveva (...)

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> PIRANDELLO E LA BUONA-NOVELLA. --- Il rabbino capo di Venezia, Richetti : con le parole di Benedetto XVI secondo le quali ’in ogni caso va testimoniata la superiorita’ della fede cristiana’, si va ’’verso la cancellazione degli ultimi 50 anni di storia della Chiesa’’.

mardi 13 janvier 2009

L’intervento ospitato sulla rivista dei gesuiti, ’Popoli’

Ebrei : ’’Il Papa ha messo in crisi il dialogo’’

Il rabbino capo di Venezia, Richetti : con le parole di Benedetto XVI secondo le quali ’in ogni caso va testimoniata la superiorita’ della fede cristiana’, si va ’’verso la cancellazione degli ultimi 50 anni di storia della Chiesa’’

Citta’ del Vaticano, 13 gen. - (Adnkronos) - Viene dalla somma autorita’ del cattolicesimo, il Papa, la messa in discussione del dialogo con l’ebraismo. A sostenerlo, con parole pesanti come pietre, scritte nero su bianco in un intervento ospitato dalla rivista dei gesuiti, ’’Popoli’’, e’ il rabbino capo di Venezia, Elia Enrico Richetti. Nell’intervento, nel quale si da’ conto, a nome del Rabbinato d’Italia, dell’attuale crisi nei rapporti ebraico-cattolici in Italia, Richetti spiega che secondo Benedetto XVI ’’il dialogo e’ inutile perche’ in ogni caso va testimoniata la superiorita’ della fede cristiana’’ e in tal modo si va verso ’’la cancellazione degli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa’’. Insomma, sostiene, ’’in quest’ottica, l’interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa e’ la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorita’’’.

E si’ che l’intervento del rabbino e’ preceduto da poche righe in cui ’’Popoli’’ spiega : ’’Il primo passo per un dialogo autentico e’ mettersi in ascolto delle ragioni dell’altro’’. D’altro canto, oggetto dell’articolo e’ proprio la rinuncia ebraica alla partecipazione alla giornata dell’ebraismo che si celebra ogni anno il 17 gennaio. All’origine della crisi interreligiosa il ritorno della messa in latino secondo il messale di San Pio V nel quale si invoca la conversione degli ebrei alla verita’ cristiana. Una preghiera che in passato aveva peraltro una formulazione ingiuriosa, quella dei ’’perfidi giudei’’, poi modificata da Benedetto XVI nel liberalizzare l’antico rito.

La scelta compiuta dall’assemblea dei rabbini d’Italia, si legge nell’intervento, ’’e’ la logica conseguenza di un momento particolare che sta vivendo il dialogo interconfessionale oggi, momento i cui segni hanno cominciato a manifestarsi quando il Papa, liberalizzando la messa in latino, ha indicato nel Messale tridentino il modulo da seguire’’.

’’In quella formulazione -scrive il rabbino Richetti- nelle preghiere del Venerdi’ Santo e’ contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla ’verita’’ della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesu’’’. ’’A onor del vero, quella preghiera - prosegue il testo - che nella prima formulazione definiva gli ebrei ’perfidi’, ossia ’fuori dalla fede’ e ciechi, era gia’ stata ’saltata’ (ma mai abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l’ha espurgata dai termini piu’ offensivi e l’ha reintrodotta’’.

Da questo momento in poi, afferma il rabbino, la parte ebraica si e’ presa una pausa di riflessione nel dialogo con la Chiesa cattolica e si e’ avviata una fase di contatti e tentativi di mediazione. ’’Purtroppo -afferma il rabbino capo di Venezia- i risultati si sono dimostrati deludenti. Si sono registrate reazioni ’offese’ da parte di alte gerarchie vaticane : ’Come si permettono gli ebrei di giudicare in che modo un cristiano deve pregare ? Forse che la Chiesa si permette di espungere dal rituale delle preghiere ebraiche alcune espressioni che possono essere interpretate come anticristiane ?’’’.

Ancora, si rileva che non e’ mai arrivata una risposta ufficiale della Conferenza episcopale italiana. Altri prelati hanno affermato, spiega Richetti, che ’’la speranza espressa dalla preghiera ’Pro Judaeis’ e’ ’puramente escatologica’, e’ una speranza relativa alla ’fine dei tempi’ e non invita a fare proselitismo attivo (peraltro gia’ vietato da Paolo VI)’’.

Ma proprio da qui prende spunto il rabbino per un giudizio estremamente severo : ’’Queste risposte non hanno affatto accontentato il Rabbinato italiano. Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identita’’’.

’’Non si tratta, quindi - ha aggiunto - di ipersensibilita’ : si tratta del piu’ banale senso del rispetto dovuto all’altro come creatura di Dio. Se a cio’ aggiungiamo le piu’ recenti prese di posizione del Papa in merito al dialogo, definito inutile perche’ in ogni caso va testimoniata la superiorita’ della fede cristiana, e’ evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa. In quest’ottica, l’interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa e’ la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorita’’’.

’’Dialogare - conclude il rabbino - vuol dire rispettare ognuno il diritto dell’altro ad essere se stesso, cogliere la possibilita’ di imparare qualcosa dalla sensibilita’ dell’altro, qualcosa che mi puo’ arricchire. Quando l’idea di dialogo come rispetto (non come sincretismo e non come prevaricazione) sara’ ripristinata, i rabbini italiani saranno sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi cinquant’anni’’.


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