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IL BUON MESSAGGIO (Eu-angelo, ev-angelo, non ... vangelo, il gelo dell’inferno !). In principio era la Parola del Dio Amore ("Deus Charitas") - non il "logo" di "Mammasantissima" e di "Mammona" ("Deus caritas est" : Benedetto XVI, 2006) !!!

PIRANDELLO E LA BUONA-NOVELLA. DALL’ITALIA, DALLA SICILIA, DA AGRIGENTO, DA BONN, DA ROMA, DA MILANO, DA NAPOLI, DA SAN GIOVANNI IN FIORE, E DA GERUSALEMME : UN "URLO" MAGISTRALE PER BENEDETTO XV ... E BENEDETTO XVI - a c. di Federico La Sala

LA NOTTE DI NATALE. Basta con la vecchia, zoppa e cieca, famiglia cattolico-romana, camuffata da "sacra famiglia" !!!
jeudi 13 septembre 2012 par Emiliano Morrone
[...] Venuta la notte di Natale, appena il signor Pietro Ambrini con la figlia e i nipotini e tutta la servitù si recarono in chiesa per la messa di mezzanotte, il signor Daniele Catellani entrò tutto fremente d’una gioia quasi pazzesca nella stanza del presepe : tolse via in fretta e furia i re Magi e i cammelli, le pecorelle e i somarelli, i pastorelli del cacio raviggiolo e dei panieri d’uova e delle fiscelle di ricotta - personaggi e offerte al buon Gesù, che il suo demonio non aveva (...)

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> « OSSESSIONE PIRANDELLO » : Leonardo Sciascia lavorava col pensiero costantemente rivolto a Luigi Pirandello. Una nuova raccolta di saggi permette di approfondire l’autore scomparso nel 1989 (di Salvatore Silvano Nigro)

mercredi 20 novembre 2019

A 30 anni dalla morte

Sciascia, perché è il momento di tornare a leggere lo scrittore siciliano

Una nuova raccolta di saggi permette di approfondire l’autore scomparso nel 1989, che scriveva da narratore nei saggi e da saggista nei romanzi, e che lavorava col pensiero costantemente rivolto a Luigi Pirandello

di Salvatore Silvano Nigro *

      • [Foto] Leonardo Sciascia (1921-1989) in una foto del 1978

Leonardo Sciascia si è spesso soffermato sull’opportunità e il diletto della rilettura. All’argomento ha dedicato un intervento specifico nella raccolta di saggi intitolata Cruciverba, seguendo e sviluppando un discorso sottile e dotto di Borges. Ha scritto : « Un libro non esiste in sé, e non soltanto per l’ovvio fatto che la sua vera esistenza, al di là della sua fisicità, consiste nell’esser letto, ma soprattutto perché è diverso per ogni generazione di lettori, per ogni singolo lettore e per lo stesso singolo lettore che torna a leggerlo. “Ogni volta è diverso”.

Un libro, dunque, è come riscritto in ogni epoca in cui lo si legge e ogni volta che lo si legge. E sarebbe allora il rileggere un leggere : ma un leggere inconsapevolmente carico di tutto ciò che tra una lettura e l’altra è passato su quel libro e attraverso quel libro, nella storia umana e dentro di noi. Ed è perciò che la gioia del rileggere è più intensa e luminosa di quella del leggere ».

Ora è arrivato il momento di tornare a leggere Sciascia. Non perché alle sue opere siano mai mancati i lettori rimasti numerosissimi e fedeli. Ma perché, passati trent’anni dalla morte dello scrittore, ce ne offre l’occasione il completameto dell’edizione Adelphi delle Opere esemplarmente curate da Paolo Squillacioti.

È appena arrivato in libreria il tomo secondo (Saggi letterari, storici e civili) del secondo volume (Inquisizioni. Memorie. Saggi). Si tratta di una vera e propria edizione critica. Ma qui la filologia non è un esercizio passivo. I suoi procedimenti sono affabilmente narrativi. Ogni testo ha una sua biografia minima. E dentro vi si abbreviano racconti filologici che documentano ripensamenti sulle bozze, riscritture, varianti, errori di stampa, sviste, recuperi di brani dai dattiloscritti, ripristino della punteggiatura.

La qualità testuale è garantita anche dall’individuazione del vocabolario letterario di Sciascia, con il recupero di dantismi o leopardismi, per esempio, e dall’esplicitazione delle citazioni riposte e, quindi, delle interlocuzioni sottintese. Nel raccogliere i suoi saggi sparsi, Sciascia aveva fatto cadere le note a piè di pagina (quando c’erano).

Queste note sono state riprodotte nell’apparato, per documentare quanto lavoro, quanti scavi bibliografici, nasconde la leggerezza stendhaliana e saviniana della prosa di Sciascia. Squillacioti ha inoltre l’accortezza di contestualizzare gli articoli di polemica, mediante sintetici e indispensabili cappelli informativi.

Il tomo comprende le raccolte Pirandello e il pirandellismo, Pirandello e la Sicilia, La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia, Cruciverba, Per un ritratto dello scrittore da giovane, Ore di Spagna, Alfabeto pirandelliano, Fatti diversi di storia e letteratura civile, A futura memoria (se la memoria ha un futuro).

Il titolo del tomo è chiaramente esemplato su Fatti diversi di storia letteraria e civile, commentato dallo stesso Sciascia nell’autorisvolto dell’edizione Sellerio del libro : « Faits divers sono, in francese, quelli che noi diciamo fatti di cronaca, cronache quotidiane, cronache a sfondo nero, passionali e criminali spesso, sempre di una certa stranezza e di un certo mistero. Intitolando “fatti diversi” questa raccolta, si è voluto appunto dir parodisticamente, paradossalmente e magari parossisticamente, “cronache” : a render più leggera la specificazione, di crociana ascendenza, di “storia letteraria e civile” ».

Va detto subito che la rivendicazione della « scrittura di letteratura » era forte in Sciascia, scrittore che non avvertiva nessuna tensione tra narrativa e saggistica : considerandosi narratore nei saggi e saggista nei romanzi e nei racconti. E al genere saggistico recuperava gli articoli di giornale, fossero essi di letteratura o di politica. Sentì infatti il dovere di difendere Giuseppe Antonio Borgese, considerato con sufficienza un critico-giornalista : « come se », scrisse, « un articolo di due colonne su un giornale non potesse contenere più idee, e più illuminanti, di un lungo scritto pubblicato in una rivista accademica o in un libro ».

A scorrere l’indice del tomo adelphiano risalta subito la persistenza di quella che Sciascia chiamava, compiacendosene, la sua « ossessione Pirandello ». Ebbe a scrivere : « Sui libri di Pirandello io ho passato molte ore della mia vita ; e moltissime a ripensarli, a riviverli. Lo scarto tra i suoi libri e la vita è stato per me sempre minimo ... Tutto quello che ho tentato di dire, tutto quello che ho detto, è stato sempre, per me, anche un discorso su Pirandello : scontrosamente, e magari con un certo rancore, prima ; cordialmente e serenamente poi ».

L’ultimo tomo dell’edizione si chiude con le furibonde polemiche giornalistiche di A futura memoria (se la memoria ha un futuro), arrivato nelle librerie lo stesso giorno in cui Sciascia morì. « Sciascia l’eretico » della politica italiana dei compromessi e di tutte le maschere del Potere (negli anni dei casi Moro, Sofri, Tortora, e dei cosiddetti professionisti della mafia), dovette difendersi dagli attacchi che gli vennero da tutte le parti, dai comunisti e dai democristiani.

Amava presentarsi così : « Io ho dovuto fare i conti, da trent’anni a questa parte, prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia, e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo ; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza, i comunisti di avere scherzato su Stalin, i clericali di essere un senza Dio ; e così via. Non sono infallibile ; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità ».

Sciascia sofferse la solitudine di tutti gli « eretici ». Chi vuole avere un quadro completo sulla solitudine (politica) di Sciascia, deve leggere il coinvolgente libro di Felice Cavallaro, Sciascia l’eretico. Storia e profezie di un siciliano scomodo (Solferino, pagg. 304, € 17).

Uno dei primi recensori di A futura memoria fu Angelo Guglielmi su « Tuttolibri ». Scrisse : « Che cosa potrebbe pensare un giovane di oggi, incontrandolo per la prima volta, di Leonardo Sciascia ? Intanto l’incontro avverrebbe sull’ultimo (appena uscito) libro A futura memoria ... Probabilmente lo leggerebbe con ansia e partecipazione per le gravi cose di cui il libro parla e la passione con cui ne parla.

Poi, giunto alle ultime pagine, sarebbe assalito da qualche disagio e perplessità trovando questa frase : « Non sono infallibile ma credo di avere detto qualche inoppugnabile verità ». Ma come, si dice il nostro giovane, è ancor possibile tanta sfacciata sicurezza ? E la verità, dov’è la verità ? non è forse nel diffidarne ? nel prendere le distanze quando crediamo di averla raggiunta ? ».

Ebbene, Sciascia avrebbe ribattuto che la verità è nella letteratura in quanto basata sulla forza della ragione e del diritto. E infatti, nel rileggere oggi le opere di Sciascia, una volta consegnate al giudizio della storia le polemiche di una volta, rimane al lettore il grande fascino della scrittura letteraria dell’autore : di uno dei più grandi scrittori del nostro secondo Novecento.

Opere, tomo II (Saggi letterari, storici e civili) del volume II (Inquisizioni. Memorie. Saggi)
-  Leonardo Sciascia
-  Adelphi, Milano, pagg. 1484, € 75.
-  In libreria dal 21 novembre

* FONTE : IL SOLE-24-ORE, 19.11.2019 (RIPRESA PARZIALE).


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