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Pianeta TERRA e UmaNITA’. Per il dialogo, quello vero.....

MYANMAR, EX BIRMANIA. YANGON. I MILITARI ATTACCANO. MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE A FIANCO DEI MONACI BUDDISTI IN TESTA AL MOVIMENTO DI DEMOCRATIZZAZIONE E DELLA VOLONTA’ DI PACE E DI DIALOGO DI AUNG SAN SUU KYI. Si prepara condanna ONU - a cura di pfls

samedi 6 octobre 2007 par Maria Paola Falchinelli
MYANMAR : ATTIVISTI PER DEMOCRAZIA AL TIMES, COMBATTEREMO FINO ALLA MORTE
Londra, 6 ott. - (Adnkronos) - "Combatteremo fino alla nostra o alla loro morte". E’ questo il grido, disperato e determinato, lanciato da due attivisti birmani per la democrazia, che hanno contattato il Times di Londra dal loro nascondiglio nello stato meridionale birmano di Mon. "Abbiamo bisogno di un grande aiuto da parte della comunita’ internazionale, ma non ci arrenderemo" - affermano Myint Htoo Aung e la signora (...)

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> MYANMAR, EX BIRMANIA. YANGON.---- AUNG SAN SUU KYI : DISCORSO TENUTO NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA IL 30 OTTOBRE 2013

jeudi 31 octobre 2013

1. MAESTRE. AUNG SAN SUU KYI : DISCORSO TENUTO NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA IL 30 OTTOBRE 2013 *

      • [Dalla mailing list "Notize sulla Birmania" (burma_news@verizon.net) riprendiamo la trascrizione della traduzione del discorso tenuto da Aung San Suu Kyi in occasione del conferimento della Cittadinanza onoraria da parte della citta’ di Bologna il 30 ottobre 2013. "La cerimonia nella Sala del Consiglio comunale e’ stata preceduta da un incontro in Sala Rossa, dove la leader birmana ha firmato il Libro d’Onore del Comune di Bologna, e lasciato la dedica : ’E’ una gioia e un onore essere nella vostra citta’, essere una di voi’. Il Sindaco ha poi consegnato ad Aung San Suu Kyi una Turrita d’Oro, ed una spilla che raffigura la Testa dell’Atena di Lemnia, dalla copia marmorea eseguita nella prima meta’ augustea, riproduzione della statua di Fidia, conservata nel Museo Civico Archeologico di Bologna. Tantissimi poi gli applausi che, nella sala del consiglio, hanno accolto la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria alla leader democratica".

      • Aung San Suu Kyi, nata a Yangon il 19 giugno 1945, figlia di Aung San (il leader indipendentista birmano assassinato a 32 anni), e’ la leader nonviolenta del movimento democratico in Myanmar (Birmania) ed ha subito una durissima persecuzione da parte della dittatura militare ; nel 1991 le e’ stato conferito il premio Nobel per la pace ; e’ stata liberata nel 2010 dopo una lunghissima detenzione ed e’ attualmente parlamentare. Opere di Aung San Suu Kyi : Libera dalla paura, Sperling & Kupfer, Milano 1996, 2005 ; Lettere dalla mia Birmania, Sperling & Kupfer, Milano 2007 ; La mia Birmania, Corbaccio, Milano 2008, Tea, Milano 2010. Cfr. anche i testi ne "La nonviolenza e’ in cammino", nn. 968 e 1228 ; nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino" nn. 38, 115, 261, 400 ; in "Coi piedi per terra", n. 417 ; nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 515 e 529 ; in "Nonviolenza. Femminile plurale", nn. 17, 114 (monografico) ; in "Voci e volti della nonviolenza", n. 78 (monografico)] *

Signora presidente, signor sindaco, consiglieri, ospiti, signore e signori, sono davvero lieta di essere qui oggi per ricevere la Cittadinanza onoraria di Bologna. La Presidente nel suo intervento ha detto di avere letto una mia citazione in cui esprimevo parole di amore verso l’Italia, dicevo di essere platonicamente innamorata dell’Italia. Non so se questo amore e’ davvero platonico, comunque e’ tangibile e credo che oggi la vostra testimonianza ne sia una maggiore conferma. Quindi grazie davvero per questa calorosa accoglienza. Grazie anche al professor Sofri, quando ha detto nel suo discorso che io non sono mai stata sola. Queste stesse parole me le ha dette anche il Dalai Lama, che in un incontro mi disse che io non ero mai stata sola e non lo saro’ mai, perche’ la mia lotta per la pace e per la liberta’ e’ una lotta condivisa da moltissime persone in tutto il mondo. E questo senso di condivisione, di aspirazione agli stessi valori e’ quello che mi ha dato la forza di andare avanti, e che ha fatto si’ che io non mi sia mai sentita sola perche’ sapevo che ovunque, non solo nel mio Paese, ma anche in tantissimi altri Paesi del mondo, io ero un membro di una grandissima famiglia. Capite bene, essere un membro di una famiglia e’ qualcosa di molto piu’ importante che essere una persona riconosciuta come importante. Essere un membro di una famiglia e considerato come tale e’ di gran lunga migliore. Non importa essere temuti come dittatori o ammirati come qualcuno che ha raggiunto un grande successo. Quello che conta di piu’ e’ essere accettati per quello che si e’ all’interno di una famiglia, condividendo le stesse aspirazioni, gli stessi valori, un percorso verso la pace e la liberta’.

Quindi per questo io non mi sono mai sentita sola. E quando le persone mi hanno espresso, sempre, piu’ volte, la loro solidarieta’ rispetto alla mia sofferenza, io ho sempre accolto queste parole con grande umilta’, anche perche’ in realta’ non credo di avere fatto molto per queste parole, io ho semplicemente portato avanti questa mia battaglia. Io stessa sono cresciuta come figlia di un padre, che mi ha insegnato tanto, un padre che per me stessa e’ stato gia’ un leader. Un padre che e’ stato padre della mia patria, una persona che ha sempre avuto grande rispetto e considerazione.

E’ lui che ha costruito l’esercito moderno della Birmania. E’ sempre stata una figura che ha unito il mio popolo, perche’ mio padre ha sempre rappresentato un percorso verso l’indipendenza. Quindi per il popolo della Birmania mio padre e’ stato un grande simbolo, anche perche’ ha sempre rappresentato una via possibile di unione. Ecco perche’ io credo fermamente che la figura di mio padre sia stata fondamentale per me, non solo come leader del mio popolo, ma come leader per me stessa.

Vorrei tornare anche sul tema del mio Paese e della riconciliazione che secondo me e’ possibile, e soprattutto e’ necessaria. E’ una via che e’ davvero necessaria, e sono fiduciosa sul fatto che presto il mio Paese sara’ unito nei valori che ci renderanno un popolo davvero degno, e soprattutto ci renderanno veri cittadini del mondo. Sono sempre molto cauta quando si parla di politica interna, perche’ forse sapete che nei Paesi asiatici la politica interna sembra sempre dominata da famiglie potenti. Io stessa a volte vengo considerata tale essendo considerata come una rappresentate di queste famiglie, appunto per la figura di mio padre. In realta’ io mi considero alla stregua e al pari dei miei concittadini, e soprattutto credo fermamente nell’integrita’ della politica. Il mondo della politica e’ un mondo molto difficile e molto pericoloso. Io ho sempre cercato di pormi come pari dei miei cittadini, senza mai considerarmi al di sopra di essi, ma come una di loro, cercando appunto di portare avanti la mia battaglia per i valori di pace e di liberta’. Condividendo i punti deboli e i punti forti dei miei concittadini, lottando per una politica all’insegna dell’integrita’.

Per me questa e’ la cosa piu’ importante, poiche’ a volte, ripeto, in politica ci si dimentica dei valori spirituali e degli ideali, che vengono dichiarati da alcuni come superati, ma non sono affatto superati, e anzi, credo che il visitare un Pese come il vostro ci conferma ancora una volta che questi valori non sono affatto superati. Anzi, se voi avete sentito nei miei confronti, nei confronti della Birmania, un legame spirituale cosi’ forte in questi anni, che mi ha dato sostegno e forza, questa e’ una ulteriore conferma del fatto che questi valori non sono superati, travalicano gli oceani, le frontiere, e ci fanno sentire tutti parte della grande famiglia degli esseri umani. Anche perche’ guardare con aspirazione alle persone che rappresentano delle qualita’ e dei valori in cui crediamo non puo’ che renderci migliori, poiche’ l’aspirare a quegli stessi valori ci rendera’ migliori.

Io stessa ho sempre condiviso le aspirazioni dei miei concittadini, degli uomini e delle donne del mio popolo e per questo appunto mi hanno sempre dato grande forza, persone normali, persone comuni, anche loro hanno lottato, persone pero’ completamente sconosciute. Io invece ho sempre goduto di grande riconoscimento, sono stata anche protetta in questo senso, anche sempre per la figura di mio padre, perche’ anche i generali hanno sempre molto rispettato mio padre in quanto padre della Birmania e padre dell’esercito birmano moderno. Quindi io ho sempre goduto, diciamo, di questo status particolare, ma tanti hanno lottato nel silenzio, hanno lottato silenziosi, sconosciuti, con grande coraggio, senza nessuna ricompensa, nessun riconoscimento, con l’unico riconoscimento derivante dalla loro coscienza, dall’essere soddisfatti per aver lottato per qualcosa in cui credevano fermamente. Ebbene, io voglio ricordare anche queste persone, perche’ io sono stata liberata, ma molti, purtroppo, non lo sono ancora stati nel mio Paese e continuano a lottare.

Quindi noi non siamo affatto al termine di un percorso nel mio Paese, anzi si tratta di un percorso di cui siamo solo all’inizio, e di una strada che non ha fine. Voi lo sapete molto meglio di me anche se da tantissimi anni godete di un regime democratico. Sapete che per mantenere la democrazia bisogna lottare quotidianamente, ogni giorno, per mantenere vivi questi valori. Anche se qualcuno magari potra’ dire che forse governare l’Italia in realta’ e’ piu’ difficile che governare la Birmania, ma credetemi, la vera democrazia sta proprio nella capacita’ di essere in disaccordo e, anzi, e’ proprio la capacita’ di riconoscere il disaccordo con qualcuno che rende e da’ la misura di quanto un Paese sia democratico, perche’ e’ proprio nel riconoscimento del disaccordo che si puo’ poi trovare la via per la riconciliazione, la riconciliazione insieme in nome di un bene comune e piu’ grande per tutti. Questa e’ la mia filosofia e anche il principio che mi ha guidato ed e’ per questo che anche quando io ho rivolto degli attacchi e delle critiche ai nemici del governo militare, non l’ho mai fatto citandoli per nome. Quando a volte ci sono state azioni che io ho sentito il dovere di condannare l’ho fatto, ma sempre senza mai citare direttamente il nome dei perpetratori, e questo perche’ credo fermamente che ognuno abbia la possibilita’ di pentirsi, di ricredersi, quindi nessuno deve essere condannato a priori personalmente. Bene e male convivono in ciascuno di noi e se prevale l’uno o l’altro e’ il risultato delle esperienze che facciamo, delle persone che ci stanno intorno, dell’ambiente in cui viviamo. Noi piu’ fortunati in cui prevale il bene e’ perche’ abbiamo avuto intorno un ambiente che ha favorito questo tipo di evoluzione. Altri hanno avuto altre esperienze. Ebbene io credo che ogni individuo abbia il diritto di ricredersi, di poter cambiare strada, di potersi pentire, e questo proprio perche’ e’ l’unica via che ci puo’ permettere di arrivare ad un mondo all’insegna dell’umanita’, un mondo migliore e, ripeto, noi siamo soltanto all’inizio, e ci avete dato molto supporto, voi come molti altri Paesi.

Sostegno e supporto sono fondamentali, ma devono andare di pari passo con la comprensione. In questi anni abbiamo ricevuto grande sostegno, anche a livello emotivo, a livello emozionale, e non voglio sottovalutare questo contributo che e’ stato fondamentale, ma questo deve andare di pari passo con la comprensione profonda delle nostre problematiche, delle nostre sfide come popolo. Soltanto cosi’ potremo evolvere ed aspirare, quindi, ad una condizione migliore, ed io spero ed auspico per il mio Paese una democrazia che per me risulta dall’equilibrio tra liberta’ e sicurezza : e’ questo che io mi auguro per il mio popolo, per il mio Paese, perche’ bisogna sentirsi liberi, liberi di poter seguire la propria coscienza, ma questa liberta’ non e’ nulla senza la sicurezza poi di poter appunto seguire di fatto la propria coscienza.

Si parla spesso della liberta’ di parola, della liberta’ di espressione, ma come ha detto qualcuno di cui ora non ricordo il nome, "non e’ tanto importante la liberta’ di esprimersi, ma di avere liberta’ dopo che ci si e’ espressi", perche’ sappiamo purtroppo che in Birmania alcune persone sono riuscite a esprimersi liberamente, ma in seguito purtroppo hanno pagato un caro prezzo per averlo fatto. Quindi non si puo’ essere liberi se non si e’ sicuri. La liberta’ non e’ sufficiente da sola, la liberta’ deve essere reale, e per esserlo deve essere accompagnata alla sicurezza. E liberta’ e sicurezza devono essere garantiti non solo a pochi a scapito di altri, ma a tutti. Non si puo’ essere liberi a scapito di qualcun altro, liberta’ e sicurezza devono essere per tutti. In una dittatura, beh, una dittatura e’ all’insegna ovviamente della repressione, nessuno si sente sicuro, nemmeno gli stessi dittatori, altrimenti perche’ sarebbero cosi’ ossessionati dalle misure di sicurezza ?

Ebbene, senza liberta’, senza sicurezza, non si puo’ nemmeno avere soddisfacimento dei bisogni, non ci puo’ essere giustizia, e tutti questi valori e questi elementi devono andare di pari passo. Ecco perche’, ripeto, io mi auguro che questo equilibrio possa essere raggiunto proprio per poter dare finalmente compimento a questa battaglia per i diritti umani e la democrazia. Ognuno deve poter essere libero di seguire quello che cerca nella propria esistenza, di poter agire, di poter vivere, indipendentemente da quello che raggiungera’ o che otterra’. Sappiamo che gli individui, gli esseri umani, poi raggiungono risultati diversi sia dal punto di vista materiale che intellettuale o spirituale ma ciascuno ha il diritto di poter seguire la propria strada. Ecco perche’ io ho lottato, ecco perche’ in Birmania siamo stati in tanti ad aver lottato in cosi’ tanti anni.

Ringrazio ancora tutti gli amici che in questi anni ci hanno sostenuto, mi hanno sostenuto e non hanno mai cessato di sorprendermi. A volte ho saputo di avere avuto sostegno e supporto da persone di Paesi di cui mai avrei immaginato una tale forza di solidarieta’, persone da tutti i Paesi, africani, mediorientali, dalla Cina, dalla Russia, Paesi appunto da cui non mi sarei mai aspettata un sostegno tale. Ebbene a volte, incontrando persone di questi Paesi, mi hanno ringraziata, loro hanno ringraziato me, e io sono sempre rimasta stupita e ho ascoltato le loro parole e testimonianze con grande umilta’ perche’ io in realta’ non penso di avere fatto niente per loro e se loro evidentemente hanno riconosciuto in me la lotta per dei valori che condividono, valori di liberta’, e quindi questo riconferma ancora una volta che siamo uniti da valori profondi, culturali, che vanno al di la’ dei confini delle nazioni, quindi siamo tutti parte di una grande famiglia umana, siamo tutti cittadini di una stessa grande citta’ e sono davvero lieta che oggi, con questa cittadinanza onoraria, voi abbiate riconfermato tutto questo e che quindi abbiate ritrovato questa "cittadina", anzi, questo membro della famiglia che non vedevate da tempo. Grazie.

*

-  TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
-  Numero 1443 del primo novembre 2013
-  Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
-  Direttore responsabile : Peppe Sini. Redazione : strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo,
-  tel. 0761353532, e-mail : nbawac@tin.it , centropacevt@gmail.com


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