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Cultura. Sessualità, etica, psicoanalisi ...

"PERVERSIONI" di Sergio Benvenuto. UN CORAGGIOSO PASSO AL DI LA’ DELL’EDIPO - di Federico La Sala

La mente estatica e l’accoglienza astuta degli apprendisti stregoni. Una nota sul sex-appeal dell’inorganico di Mario Perniola.
mercoledì 12 ottobre 2005
PERVERSIONI: Sessualità, etica, psicoanalisi*.
Sergio Benvenuto, Perversioni. Sessualità, etica, psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino 2005, pp. 189.
Che l’Essere sia o non sia, non è un problema ontologico - come sempre si è creduto, ma un problema morale ed etico! La Verità esiste, e infinite sono le sue versioni. Ma come si chiamano quelle che negano (in senso freudiano) la realtà e pretendono di dire tutta la verità nient’altro che la verità?! Che cosa sono, se non altro che (...)

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> PERVERSIONI di Sergio Benvenuto. UN CORAGGIOSO PASSO AL DI LA’ DELL’EDIPO ---- Una storia delle perversioni. Elisabeth Roudinesco parla del suo saggio su "la parte oscura di noi stessi".

giovedì 27 novembre 2008

Una storia delle perversioni

Elisabeth Roudinesco parla del suo saggio su "la parte oscura di noi stessi"

Il piacere del male, così nasce la perversione

"Il pedofilo ci fa orrore anche perché mai come oggi la società valorizza l’infanzia A differenza del serial killer che ripugna ma affascina"

"Spesso i mistici sono stati protagonisti di radicali degenerazioni passando dalle vette del sublime agli abissi dell’abiezione"

di Fabio Gambino (la Repubblica, 27.11.08)

PARIGI. «La perversione è lo specchio dei nostri desideri più inconfessabili. Per questo ci fa paura». La psicanalista e storica Elisabeth Roudinesco non ha dubbi: «Tutti dobbiamo fare i conti con la crudeltà e il piacere del male che agiscono in noi in maniera più o meno latente. Sono pulsioni feroci e assassine che crescendo, con l’educazione, impariamo a tenere a bada e a superare. Ma pur seppellite nel profondo del nostro inconscio, esse continuano a ossessionarci».

La studiosa francese lo scrive in un saggio, La parte oscura di noi stessi (Angelo Colla Editore, pagg.183, euro 18), che cerca di ricostruire la percezione della perversione nella cultura occidentale, dal Medioevo ai giorni nostri. Il libro si presenta come «una storia dei perversi», vale a dire di «coloro che sono stati considerati tali dalle società umane, preoccupate di esorcizzare la loro parte maledetta». Per l’autrice, la perversione, «che ha sempre a che fare con l’idea d’inversione e di rovesciamento», è una realtà variabile, relativa e sfuggente, un «sinonimo di perversità» percepito come «una sorta di negativo della libertà» che si trasforma a seconda delle epoche e delle culture.

«La perversione è una costruzione culturale, perché il piacere del male è un dato specifico dell’umano. In natura, la perversione non esiste», spiega Roudinesco, nota anche in Italia per le sue numerose pubblicazioni, tra cui una celebre biografia di Lacan e un corposo Dictionnaire de la psychanalyse. «Il senso comune considera la perversione come la manifestazione della parte bestiale dell’umano, ma l’animale non si rende conto della propria crudeltà. Si ha perversione solo quando si ha coscienza del male che si procura. Il perverso è responsabile delle proprie azioni e ne gode. Non è un folle incapace d’intendere e di volere. La perversione nasce dalla coscienza della norma ed ha bisogno del linguaggio per esprimersi, come per altro ci ha insegnato Sade. In passato, è stata considerata un atteggiamento contro natura oggi è piuttosto vista come un disturbo dell’identità, una deviazione, uno stato di delinquenza».

Ogni epoca ha costruito le proprie figure della perversione?

«La società ha bisogno di rappresentarsi concretamente la perversione per dare corpo e allontanare le paure legate alla parte oscura che sente dentro di sé. Non è possibile pensare una società senza la dimensione del male. Le figure dei perversi sono il capro espiatorio da additare alla comunità. Sapere che la minaccia alla società non viene da noi, ma da qualcun altro, ci tranquillizza e ci rassicura».

Il serial killer e il pedofilo sono le due figure della perversione che dominano la percezione contemporanea. In passato però ce ne sono state altre...

«Ogni epoca si è creata la sua idea di perversione. I grandi criminali seriali sono considerati perversi fin dal Medioevo. Anche l’omosessualità è stata considerata a lungo una forma di perversione contro natura, come pure la masturbazione infantile e l’isteria femminile. Oggi però la loro percezione è cambiata e nessuno le considera più perversioni. Nella società contemporanea la perversione assoluta è incarnata dal pedofilo. La nostra società ne è ossessionata, considera la pedofilia una perversione assolutamente ingiustificabile. Più dello stupro e dell’omicidio. Da un punto di vista storico, è una novità. Il pedofilo ci fa orrore, a differenza del serial killer che ci ripugna ma ci affascina».

Come si spiega tale evoluzione?

«La nostra società accorda ai bambini uno statuto senza precedenti. Valorizzando come mai in passato l’infanzia, oggi qualsiasi aggressione al corpo infantile ci sembra un gesto orribile. Il bambino non può difendersi, può essere plagiato e non può dare il suo consenso, mentre nella nostra cultura l’idea del consenso è fondamentale. Prima di Freud, i medici condannavano la sessualità dei bambini come perversa. Dopo che il fondatore della psicanalisi ha dimostrato la normalità della sessualità infantile, la società l’ha accettata, ma ha anche sentito il bisogno di proteggerla. Per questi diversi motivi la pedofilia è diventata ai nostri occhi la perversione più intollerabile».

La perversione implica solo la sfera sessuale?

«Naturalmente no. I mistici, ad esempio, sono spesso stati protagonisti di forme di perversione molto radicali. Si pensi alle sofferenze che si sono imposti alcuni santi oggi molto venerati, la mortificazione della carne e la flagellazione per purificare il corpo. I rituali che ai nostri occhi appaiono come vere e proprie perversioni, all’epoca erano considerati un mezzo per avvicinarsi a Dio. Ancora oggi ci sono santoni indiani che digiunano fino a trasformarsi in veri e propri scheletri. I mistici oltretutto possono passare dalle vette del sublime agli abissi dell’abiezione. Si pensi a Gilles de Rais, su cui è stato poi costruito il mito di Barbablù. Fu un grande condottiero, animato dalla ricerca del bene, che seguì in battaglia Giovanna d’Arco. Quando questa venne mandata al rogo accusata di essere una strega perversa, egli precipitò nel pozzo delle proprie pulsioni incontrollabili, mettendosi ad ammazzare bambini. Quando la legge degli uomini s’inverte, trasformando la santa in strega, anche Gilles de Rais rovescia i propri comportamenti, diventando un orco assassino».

Personaggi come Barbablù ci fanno paura però ci affascinano. Come mai?

«L’orrore dei grandi perversi violenti ci ha sempre affascinato, da Barbablù a Jack lo Squartatore, fino ai più recenti serial killer cinematografici con la loro violenza piena di rituali macabri. Questi personaggi ci offrono lo spettacolo di quello che non siamo, ma che potremmo forse essere. Ci fanno paura, ma, assistendo alle loro raccapriccianti azioni, ci liberiamo dalla minaccia indefinita e oscura che sentiamo in noi. E’ un fascino torbido che esiste perché tutti, prima o poi, in un modo o nell’altro, ci siamo confrontati con il male. Tutti nascondiamo in noi una componente perversa».

Altri esempi di perversione?

«Oggi un’altra figura percepita come profondamente perversa è quella del terrorista che schianta il suo aereo sui grattacieli di New York. In lui percepiamo una sorta di godimento del male che sta procurando. In tutt’altro ambito, anche nei casi gravi di anoressia c’è una forma di perversione, dato che in essi si manifesta una sorta di godimento della morte di sé».

Nel suo libro lei evoca anche la perversione politica. Come mai?

«Accanto alla perversione individuale, esiste quella collettiva dei sistemi politici che pervertono le loro finalità. In nome del bene, questi istituiscono il male come legge. Le dittature, i fanatismi religiosi mostrano questa inversione della legge che autorizza il crimine. Il nazismo è stato il sistema che più è sprofondato nella perversione, giustificando perfino il genocidio. Il rovesciamento tra male e bene è stato totale. Anche nelle democrazie contemporanee, in nome della sicurezza, della prevenzione e del controllo, si mettono in atto meccanismi che possono diventare perversi. La società di sorveglianza che pretende di controllare e prevenire tutto è una forma di perversione della democrazia».


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