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Cultura. Sessualità, etica, psicoanalisi ...

"PERVERSIONI" di Sergio Benvenuto. UN CORAGGIOSO PASSO AL DI LA’ DELL’EDIPO - di Federico La Sala

La mente estatica e l’accoglienza astuta degli apprendisti stregoni. Una nota sul sex-appeal dell’inorganico di Mario Perniola.
mercoledì 12 ottobre 2005
PERVERSIONI: Sessualità, etica, psicoanalisi*.
Sergio Benvenuto, Perversioni. Sessualità, etica, psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino 2005, pp. 189.
Che l’Essere sia o non sia, non è un problema ontologico - come sempre si è creduto, ma un problema morale ed etico! La Verità esiste, e infinite sono le sue versioni. Ma come si chiamano quelle che negano (in senso freudiano) la realtà e pretendono di dire tutta la verità nient’altro che la verità?! Che cosa sono, se non altro che (...)

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> PERVERSIONI ---- La spirale perversa di Adolfine.La sorella di Freud, il romanzo di Goce Smilevski (di Elisabetta Rasy)

lunedì 17 ottobre 2011

La spirale perversa di Adolfine

di Elisabetta Rasy (Il Sole-24 Ore, 16 ottobre 2011

Mentre nessuno se la prende più con il fantasma di Karl Marx - anzi di lui si pubblicano le lettere d’amore - l’ombra di Sigmund Freud si allunga sul ventunesimo secolo continuando a suscitare domande, controversie, emozioni contrastanti. Succede nel film di Cronemberg, A dangerous method, dove le simpatie, nella celebre rottura, vanno al giovane Jung, e succede ora nell’opera di un giovane autore macedone, Goce Smilevski. Ma non si tratta di uno di quei volumoni avvelenati come Il libro nero della psicoanalisi o di qualche pamphlet provocatorio, ma di un romanzo originale e avvincente, intitolato La sorella di Freud.

La protagonista è una delle sorelle del fondatore della psicoanalisi, Adolfine: ne esiste anche su internet una foto insieme alle altre tre sorelle che, dopo varie vicessitudini, passarono come lei la vecchiaia a Vienna: una donna pesante, su cui il tempo ha lasciato molti segni, vestita un po’ disordinatamente. Fu la meno fortunata delle figlie di Jacob e Amalia Freud, anch’esse tutt’altro che fortunate, tranne Anna che presto emigrò in America. Adolfine non si sposò mai, e visse una vita solitaria prima di condividere con le sorelle la peggiore delle morti, ormai tutte e quattro vecchie, deportate e assassinate nei campi di sterminio nazisti, dopo che Hitler aveva annesso l’Austria alla Germania nel 1938.

Freud intanto era fuggito in Inghilterra: i suoi amici più influenti gli avevano organizzato l’espatrio consentendogli di stilare una lista di persone care da portare con sé. Ecco, nella lista le quattro vecchie sorelle non ci sono. Questo è il punto di partenza di Smilevski e della vicenda di Adolfine, in una Vienna dove già infuria la barbarie. Ma dopo la deportazione e la morte nel lager, come un prologo, la storia riprende affidata alla voce della donna, che narra la sua vita ivi compreso il rapporto col celebre fratello.

Freud, prediletto oltraggiosamente dalla madre a scapito del resto della famiglia e totalmente preso da se stesso (il che però vuol dire dai suoi studi), non fa una bella figura, ma fortunatamente non è questo tipo di denuncia e frusta rivendicazione la materia del romanzo.

Nessuna scomunica in nome degli affetti o del femminismo, piuttosto un violento faccia a faccia tra un uomo e una donna animati di passioni e idee nell’atmosfera febbrile della capitale di un impero su uno splendente orlo del baratro, una scena convulsamente mobile nella quale tutte le vecchie certezze sull’ordine e sul disordine svaniscono o si disperdono, fino alla catastrofe finale del nazismo.

La Adolfine di Smilevski sembra la figura animata di un quadro di Schiele, così come il suo amante Rajner e le sue amiche di giovinezza. Nel romanzo Freud aiuta la sorella ad abortire, dopo che il fidanzato si è suicidato: sul muro resta una macchia di sangue che è il centro drammaticamente colorato di una storia in cui tutto è chiaroscuro, una sorta di danza di spettri nella quale si alimentano le passioni che domineranno il Novecento.

Adolfine parla come se fosse sul divano inventato da suo fratello, e il suo racconto non segue la logica di una vicenda lineare ma si inabissa in se stesso per poi riprendere in altro modo un filo che continuamente si spezza e continuamente si riannoda. Per la vena barocca e potente di questo giovane e dotato autore (il romanzo uscito nel 2007 è stato acquistato in molti paesi europei , antologizzato nella «Best European Fiction» del 2010 e premiato internazionalmente) la narrazione si costruisce non come una linea retta ma come un gorgo, una spirale cui contribuiscono in eguale misura il corpo e il pensiero.

Nella discesa agli inferi in cui consiste la sua vita - ma anche quella del mondo di ieri che tramonta sanguinosamente - Adolfine, ferita dalla madre perché soltanto una sorella, niente di più che una sorella, incontrerà altre sorelle: Klara Klimt, sorella di Gustav, sua compagna di passione e pazzia in un manicomio viennese; e, nel lager, Ottla Kafka, che tutto ha dimenticato fuorché il nome del fratello Franz, che ripete come un mantra. È’ questo mondo ctonio di sorelle oscure che Smilevski oppone al cielo, anch’esso doloroso ma alla fine trionfante, dei fratelli, come un coro di donne scarmigliate che oppone la sua verità agli eroi della tragedia.

Adolfine - e questo rende particolarmente interessante il libro dell’autore macedone ben tradotto da Davide Fanciullo -non è un’eroina degli affetti trascurati, della femminilità sottomessa, o semplicemente del (pur importante nel libro) discorso del folle che svela l’insensatezza della ragione. È invece colei che oppone all’utopia progressista del fratello, che vuole liberare l’uomo dalle superstizioni e guarirlo dalle religioni, dalle inibizioni e dalle soggezioni, il senso tragico della vita. Un senso eterno, antico quanto l’umanità, che nessuna liberazione, nessuna affermazione della ragione potrà redimere o cancellare.

-  © RIPRODUZIONE RISERVATA
-  Goce Smilevski, La sorella di Freud,
-  traduzione di Davide Fanciullo,
-  Guanda, Milano, pagg. 334, e. 18


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