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ANTROPOLOGIA: "ANDRO-LOGIA" (E "GINECO-LOGIA"). L’ordine simbolico e il codice d’"onore" di "Mammasantissima" (l’alleanza della Madre con il Figlio - "Capobastone", "Padrino")

’NDRANGHETA. SIGNIFICATO DELLA PAROLA. Alcune pagine dalla Relazione del Presidente della Commissione Parlamentare, Francesco Forgione - a cura di Federico La Sala

Il principale punto di forza della ‘ndrangheta è nella valorizzazione criminale dei legami familiari.
mercoledì 27 febbraio 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] La ‘ndrangheta affronta le sfide della globalizzazione con una modernissima utilizzazione di antichi schemi, con una combinazione di strutture familiari arcaiche e di un’organizzazione reticolare, modulare o - per usare l’espressione di un grande studioso della modernità e della post modernità, Zygmunt Bauman - liquida [...]
IL MAGISTERO ANTROPOLOGICO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI (...)

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> ’NDRANGHETA. SIGNIFICATO DELLA PAROLA. ---- BLITZ ’NDRANGHETA, COLPO AL CUORE DELLE COSCHE ... Un’operazione di portata storica perché decapita i vertici della cosca più importante della ’ndrangheta, e quindi della criminalita’ organizzata italiana, quella dei Piromalli (di Alessandro Sgherri).

mercoledì 23 luglio 2008

Ansa» 2008-07-23 18:34

BLITZ ’NDRANGHETA, COLPO AL CUORE DELLE COSCHE

di Alessandro Sgherri

REGGIO CALABRIA - Un’operazione di portata storica perché decapita i vertici della cosca più importante della ’ndrangheta, e quindi della criminalita’ organizzata italiana, quella dei Piromalli. I 18 fermi eseguiti dalla Squadra mobile e dai Ros su ordine della Dda reggina segnano un punto di svolta nella lotta alla mafia C’é tutto nell’inchiesta reggina: gli interessi nel porto di Gioia Tauro; la guerra montante tra quelli che una volta erano alleati di ferro; la continua ricerca di contatti col mondo politico per raggiungere i propri obiettivi. Nelle 1.026 pagine del provvedimento firmato dal procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, e dai suoi sostituti Boemi, Di Palma, Pennisi, Prestipino, e Miranda c’é tutta la storia di una consorteria ritenuta, a ragione, la più potente della ’ndrangheta.

Un potere mafioso frutto di ’’oltre cento anni di storia", come, con orgoglio, dice uno degli stessi boss della cosca, Girolamo Molé, che però non è servito a tenere unite le due anime della famiglia, quella dei Molé e quella dei Piromalli. Questi ultimi, infatti, non hanno esitato a rompere l’antica alleanza, fatta anche di parentele incrociate, pur di mettere le mani su una delle principali aziende per la movimentazione delle merci nel porto e trasformare la propria influenza sul principale scalo container del Mediterraneo diventando partecipi della gestione imprenditoriale. I Piromalli pensavano in grande non solo nel campo degli affari. Per cercare di eliminare il regime carcerario del 41 bis, cui è sottoposto il boss Giuseppe, che dal carcere continuava a gestire gli affari di famiglia tramite il figlio Antonio, reggente della cosca, hanno cercato, ed in alcuni casi, trovato, il contatto col mondo politico.

In questo senso, dalle pagine del provvedimento di fermo emerge il ruolo di Aldo Micciché, un faccendiere originario di Marapoti, un centro poco distante da Gioia Tauro, che in passato (negli anni ’80) e’ stato dirigente della Democrazia cristiana e da anni si è rifugiato in Venezuela. Molto legato ad Antonio Piromalli, Micciché parla con parlamentari, contatta l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, colloquia con il senatore Marcello Dell’Utri e dà indicazioni ai suoi "delfini" su cosa dire in occasione degli incontri con il parlamentare di Forza Italia, che comunque, ha tenuto a precisare Pignatone, non è indagato, ma é persona informata sui fatti. I Piromalli avevano addirittura pensato di fare ottenere l’immunità al loro capo in libertà, Antonio, titolare di un’azienda che commercializza agrumi con gli Stati Uniti, cercando dal mondo politico una sua nomina in una funzione consolare per conto di un qualsiasi stato estero. E’ il cugino di Piromalli, Gioacchino Arcidiaco, a parlare del progetto a Micciché, anticipandogli le richieste che rivolgerà al "senatore".

"Abbiamo discusso in famiglia - dice - noi abbiamo solo una richiesta. E’ che su mio cugino gli venga dato un Consolato, dello Stato Russo, Vietnamita, Arabo, Brasiliano non mi interessa". Il progetto sul 41 bis, tuttavia è fallito. Fallimento, scrivono i pm, dovuto "alla impossibilità dei referenti politici ed istituzionali contattati di affrontare e risolvere la situazione per tutto un insieme di problemi dovuti sia alla paura dei soggetti di muoversi in un terreno così pericoloso, e sia alle difficoltà giudiziarie del Ministro della Giustizia. Neppure ’il Senatore’ ha possibilità di muoversi in questo campo".


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