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Terra, Terra .... "olimpicamente"!!!

TIBET E CINA. Lhasa in fiamme, numerose persone morte negli scontri. L’esercito assedia i monasteri. Il Dalai Lama esprime la sua preoccupazione e denuncia: "E’ in atto un genocidio culturale" - a cura di pfls

NEPAL CHIUDE EVEREST PER PASSAGGIO FIAMMA OLIMPICA
domenica 16 marzo 2008 di Maria Paola Falchinelli
[Tibet, il governo in esilio
"Ci sono almeno 80 morti"
Ancora tensione a Lhasa,
nuovi scontri nel Sichuan dove
migliaia di monaci si confrontano
con le forze di
sicurezza cinesi
11:12 A Lhasa caccia ai rivoltosi, casa per casa, e 200 veicoli militari
In attesa della scadenza dell’ultimatum di Pechino perchŔ i rivoltosi si consegnino senza condizioni, la polizia cinese sta setacciando tutte le case di una zona di Lhasa, nei pressi del Potala Palace, dove il Dalai Lama ha vissuto (...)

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> TIBET E CINA. Lhasa in fiamme, numerose persone morte negli scontri. ---- ROMA - Sit in e manifestazioni di solidarieta’ con i morti e le vittime degli scontri di questi giorni in Tibet si sono svolte oggi in Italia e in Europa. A Roma i manifestanti si sono stesi per un minuto a terra, davanti alla sede dell’ambasciata cinese. La manifestazione, promossa dai Radicali e dalla Sinistra Arcobaleno contro la repressione in Tibet, si e’ conclusa con un lungo applauso. Domani alle 18:30, sempre davanti alla sede dell’ambasciata, si terra’ la manifestazione organizzata da Cgil, Cigl e Uil.

domenica 16 marzo 2008

Ansa╗ 2008-03-16 20:09

TIBET: SIT-IN E MANIFESTAZIONI IN ITALIA E IN EUROPA

ROMA - Sit in e manifestazioni di solidarieta’ con i morti e le vittime degli scontri di questi giorni in Tibet si sono svolte oggi in Italia e in Europa. A Roma i manifestanti si sono stesi per un minuto a terra, davanti alla sede dell’ambasciata cinese. La manifestazione, promossa dai Radicali e dalla Sinistra Arcobaleno contro la repressione in Tibet, si e’ conclusa con un lungo applauso. Domani alle 18:30, sempre davanti alla sede dell’ambasciata, si terra’ la manifestazione organizzata da Cgil, Cigl e Uil. Un appello alla non violenza Ŕ stato lanciato dal leader radicale Marco Pannella, il quale ha ricordato che "la carta delle Nazioni Unite Ŕ chiarissima e occorre rispettare i diritti umani e politici. Viva la religione della libertÓ, basta - ha concluso Pannella - con talebani e vaticani".

Altre manifestazioni si sono svolte in varie citta’ d’Europa. All’Aja invece un gruppo di dimostranti ha tentato di fare irruzione all’ambasciata della Cina, durante una manifestazione di solidarietÓ con il Tibet, distruggendo una parte delle recinzioni esterne dalla sede diplomatica di Pechino. Tre persone, che erano riuscite a penetrare sul terreno attorno all’ambasciata, sono state arrestate. I manifestanti hanno anche strappato la bandiera cinese per issare il vessillo tibetano, scandendo gli slogan ’Cina go home’ e ’Lunga vita al Dalai Lama’. Gli organizzatori della protesta hanno fatto appello alla calma e hanno invitato a proseguire la manifestazione pacificamente.

IL DALAI LAMA DENUNCIA TERRORE, MA SI’ A OLIMPIADI

Il Dalai Lama ha condannato oggi il "regime di terrore" instaurato dalla Cina in Tibet e ha denunciato il "genocidio culturale" in corso ma ha confermato il suo "sostegno" alle Olimpiadi di Pechino. Il popolo cinese, ha affermato il leader dei buddisti tibetani a Dharamsala, in India, "ha bisogno di sentirsi fiero" e ha "meritato l’onore" di ospitare i Giochi Olimpici della prossima estate.

I drammatici avvenimenti degli ultimi giorni hanno ridato fiato ai gruppi umanitari che predicano il boicottaggio e hanno probabilmente guastato per sempre l’ atmosfera di festa che ci si aspettava per lo straordinario evento rappresentato dalla celebrazione delle Olimpiadi nella capitale della Cina. "Bisogna per˛ ricordare alla Cina - ha proseguito il Dalai Lama - che deve essere un’ospite degna dei Giochi Olimpici".

Il leader tibetano ha sottolineato pi¨ volte - parlando prima in una conferenza stampa e poi in una lunga intervista alla rete televisiva Bbc - che non intende rinunciare alla "via di mezzo", un concetto mutuato dal buddismo e che in questo caso indica la volontÓ di offrire a Pechino un compromesso onorevole.

"Noi chiediamo l’autonomia, non l’ indipendenza. In privato studenti e funzionari cinesi manifestano il loro apprezzamento" per la "via di mezzo", ha aggiunto. La politica moderata del Dalai Lama viene per˛ contestata da alcuni gruppi della diaspora come il Tibetan Youth Congress, secondo il quali la non-violenza non ha portato i risultati sperati. Il leader tibetano, che nel 1989 ha ricevuto il premio Nobel per la pace, ha alternato toni duri alle sue proposte di accordo. "In questa crisi - ha detto - le autoritÓ locali cinesi non hanno fatto ricorso ad altro che alla forza in modo da ottenere un simulacro di pace. Ma una pace ed una stabilitÓ ottenute con la forza equivalgono ad un regime di terrore".

Il Dalai Lama ha inoltre accusato i cinesi di compiere "volontariamente o involontariamente" un "genocidio culturale", in primo luogo con la continua immigrazione. Sulla carta, il 92 per cento dei circa 2,5 milioni di abitanti della ’Regione Autonoma del Tibet’ sono di etnia tibetana. Le statistiche considerano come "residenti" solo coloro che si fermano in Tibet per pi¨ di nove mesi all’anno, mentre la maggior parte degli immigrati cinesi, impiegati soprattutto nel turismo o nell’edilizia, rientrano durante l’inverno nei loro luoghi d’origine. Lhasa, la capitale, Ŕ stata completamente trasformata dai nuovi edifici che ospitano le strutture per il turismo e la ristorazione, in genere gestite da cinesi.

A questo si aggiungono le nuove regole varate l’anno scorso da Pechino, secondo le quali le reincarnazioni dei grandi lama non possono essere riconosciute senza l’approvazione delle autoritÓ statali. Il leader tibetano non ha negato che la scorsa settimana a Lhasa ci siano stati violenti attacchi contro civili cinesi, ma li ha attribuiti ad un "forte risentimento" che ha affermato di non essere in grado di fermare. "Mi sento impotente", ha detto. "E’ un movimento di popolo e io mi considero un servitore del popolo, ma tutto il mondo conosce il mio principio, che Ŕ quello della non-violenza".


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