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Costituzione. Memoria della Liberazione e Legge dei nostri Padri e delle Madri Costituenti ....

TORINO, FIERA DEL LIBRO 2008. L’ITALIA, LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938, E UNA CUPA SINDROME DI IMBARBARIMENTO E REGRESSIONE. Una riflessione di Adriano Prosperi - a cura di Federico La Sala

martedì 6 maggio 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] per l’Italia in particolare si tratta di fare i conti una volta per tutte, in modo aperto e senza le consuete facili auto-assoluzioni, con una grande tragedia rimossa della nostra storia. Si pone per questo nostro Paese, dove una maggioranza di destra ha appena ammesso (un po’ a denti stretti, ma tant’è) il valore fondante della Liberazione antifascista del 25 aprile 1945, il problema di capire quale deposito nascosto di violenza, quale profondo, inconsapevole ma non incolpevole fondo (...)

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> TORINO, FIERA DEL LIBRO 2008. ---- vi rubo due minuti per cercare di spiegarvi come mai - pur avendo avuto sollecitazioni da amici torinesi - quest’anno ho deciso con vivo rammarico di non andare a Torino per il Salone del libro (di Bruno Segre).

lunedì 12 maggio 2008

Lettera - Salone del libro di Torino

Perchè non sono andato

di Bruno Segre

Cari compagni e care compagne,

vi rubo due minuti per cercare di spiegarvi come mai - pur avendo avuto sollecitazioni da amici torinesi - quest’anno ho deciso con vivo rammarico di non andare a Torino per il Salone del libro.

A mio avviso, nella breve storia d’Israele l’aspetto più degno in assoluto d’attenzione sta nella capacità dimostrata da una neonata, piccola ma estremamente complessa, composita e variegata società civile, di ricuperare nell’uso quotidiano l’ebraico, cioè una lingua morta o entrata in letargo da oltre duemila anni. Ma al di là di ciò, il vero ‘miracolo’ consiste nel fatto che in quella lingua - in soli sessant’anni - un numero ragguardevole di romanzieri, poeti, saggisti, storici, pedagogisti, politologi, filosofi, biblisti, talmudisti, critici del costume, donne e uomini di cultura dei più svariati orientamenti e con le più diverse competenze ha trovato ampio spazio d’espressione: a dimostrazione del fatto che, anche in un contesto profondamente precario, o forse proprio grazie a tale contesto, una società civile gelosa della propria libertà espressiva può dare vita a una singolare creatività intellettuale, con ‘prodotti’ di valore universale nei quali quella società rispecchia, spesso spietatamente, se stessa, con le sue enormi difficoltà, con le sue intime contraddizioni e lacerazioni.

Questo, secondo me, sarebbe dovuto essere il principale nucleo tematico della fiera del libro dedicata ai 60 anni di Israele: un nucleo tematico attorno al quale avrebbero potuto utilmente lavorare critici letterari, cultori di scienze religiose, antropologi culturali, sociologi, storici della cultura e così via (israeliani, italiani, arabi palestinesi e non, ebrei, cristiani, musulmani, uomini e donne religiosi e non), nell’intento di avviare a carte scoperte un fitto dialogo e rendere così un po’ più conosciuta e comprensibile per il pubblico italiano una realtà - Israele, la sua cultura e i suoi infiniti problemi - di cui molto si parla, da noi, senza che davvero si sappia di che cosa si parla.

Ma come spesso accade nel nostro Paese, le vicende del Salone del libro hanno purtroppo preso la piega che tutti conosciamo. Per l’ennesima volta, il palcoscenico è stato conquistato e saldamente occupato dai propagandisti, ossìa da coloro che, quando c’è di mezzo Israele, da sponde opposte altro non sanno fare se non osannare o scagliare anatemi o, quando càpita, ostracizzare. Tutti costoro, qualsiasi sia la loro appartenenza, sono incapaci di staccarsi dagli stereotipi e hanno in uggia la dimensione della complessità.

Per quanto mi concerne, il risultato è che ho deciso di starmene alla larga giacché ciò che da sempre e per sempre mi interessa è cercare di capire che cosa posso/possiamo fare per aiutare, da qui, le sventurate popolazioni del Medio Oriente a individuare sentieri percorribili di riconciliazione. E se lavorando in questa prospettiva, che considero prioritaria, mi piace confrontarmi civilmente con chiunque mi offra spunti di riflessione e occasioni per dare maggior vigore ed efficacia all’impegno per la pace, deploro e mi tengo scrupolosamente a distanza dalle risse. E a Torino, in questi giorni, temo che il clima prevalente sia stato proprio quello della rissa.

Bruno Segre

* iL DIALOGO, Lunedì, 12 maggio 2008


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