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Filosofia, Cristianesimo ... e Cattolicesimo romano - Platonismo per il popolo

ANTISERI NON CAPISCE VATTIMO. CHE PECCATO ! Se tornasse Nietzsche, risparmierebbe ad Antiseri l’epiteto di « canaglia » ? - a cura di Federico La Sala

samedi 10 mai 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Vattimo, nel libro Credere di credere, se la prende più volte con la Chiesa, con il Papa. E scrive : « Molto semplicemente [...] rivendico il diritto di ascoltare di nuovo la parola evangelica senza dover per questo condividere le vere e proprie superstizioni, in materia di filosofia e di morale, che ancora la oscurano nella dottrina ufficiale della Chiesa. Voglio interpretare la parola evangelica
come Gesù stesso ha insegnato a fare, traducendo la lettera piuttosto violenta dei (...)

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samedi 10 mai 2008

I cattolici del terzo tipo

Davanti agli interventi della Cei non si dividono solo in « obbedienti » e « adulti ». Molti altri, pur conservando fede e carità, non ascoltano la voce della Chiesa in lotta *

Le reazioni dei cattolici alle recenti prese di posizione della Conferenza Episcopale italiana appaiono a prima vista classificabili in due categorie : una è quella dei cattolici obbedienti, a cui bisogna aggiungere i « laici rispettosi », che hanno cominciato a moltiplicarsi da quando è diventato chiaro che la difesa della famiglia, dei « valori » della tradizione giudaico-cristiana, della civiltà europea può agevolmente esser fatta coincidere con lo spirito della lotta al « terrorismo internazionale » capeggiata dall’amministrazione Bush.

L’altra categoria è quella dei cattolici « adulti », così li ha chiamati lo stesso Prodi, i quali accettano in linea di principio la disciplina richiesta dalla Chiesa, ma rivendicano il diritto di leggere molte prescrizioni - e specialmente l’ultima là dove si impone loro, quando siano parlamentari, di non votare cosiddetti Dico - limitandone la perentorietà attraverso il richiamo di altri e più « aperti » documenti del magistero ecclesiastico. È ciò che fa per esempio uno dei più autorevoli intellettuali cattolici italiani, Giuseppe Alberigo (la Repubblica, 30 marzo) in un denso e appassionato articolo, del quale è difficile non condividere molti passaggi. Alberigo resta e vuole restare un fedele figlio della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, « il Papa e i vescovi uniti con lui ». Per questo segnala persino le « pieghe » che, nel documento della Conferenza episcopale, manifesterebbero le riserve di certi vescovi che non vogliono usare questo documento come una clava e che lo intendono solo, o quasi, come un invito ai politici cattolici « affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere ». Ricorda poi momenti e personalità della storia recente d’Italia (De Gasperi, Andreatta...) che forniscono significativi esempi di un cattolicesimo liberale mai completamente tacitato.

Tuttavia : non sarà il caso di tener conto anche di un terzo possibile tipo di reazioni ? Alludiamo a quelle di molti altri credenti, che si chiamano cattolici perché battezzati e che non hanno ancora aderito ai movimenti per lo « sbattezzo », del resto vani perché il battesimo « imprime il carattere », dice(va) il catechismo, non si può cancellare ; ma che da tempo hanno rinunciato ad ascoltare la voce della Chiesa cosiddetta docente, pur partecipando alla vita della Chiesa militante, sforzandosi di praticare la carità e di non perdere la fede per lo scandalo che subiscono proprio dai loro pastori. La loro fede è spesso molto più sincera di quella dei tanti atei devoti che piacciono all’episcopato, e al potere. Rispetto ad Alberigo si distinguono perché prendono più chiaramente atto di una situazione in cui la Chiesa (la gerarchia), dimenticando il Concilio e Giovanni XXIII, ha scelto di essere una parte in lotta, « terribilis ut castrorum acies ordinata » secondo un’espressione della liturgia. Anche la recente ripresa del dogma dell’Inferno esprime i fondo questo spirito guerriero, echeggia Bush : chi non è con noi è contro di noi, niente più « pieghe » nascoste dei documenti papali, niente più enciclica contrapposta ad enciclica. Non sarebbe ora che i credenti rivendicassero finalmente la loro libertà di ascoltare la parola di Dio senza la mediazione di una nomenklatura che amministra i sacramenti come se fossero « cosa loro » (essere cattolici ha un prezzo, ha detto di recente un « ateo devoto ») ? Non si può sbattezzarsi, certo ; ma almeno convertirsi finalmente al cristianesimo.

Gianni Vattimo

* La Stampa, 04 aprile 2007


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