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In principio era il "Logos" - o il "Polemos" ?! Storia. La prima guerra civile europea...

RIPENSARE L’EUROPA. LA GUERRA DEL PELOPONNESO E LA "DISTRUZIONE RADICALE" DELL’INTERA GRECIA. Uno studio di Victor Davis Hanson, recensito da Giorgio De Simone - a cura di pfls

"Fu senza dubbio questo l’evento che sconvolse più a fondo la Grecia e alcuni paesi barbari : si potrebbe dire addirittura che i suoi effetti si estesero alla maggior parte degli uomini" (Tucidide).
samedi 24 mai 2008 par Maria Paola Falchinelli
[...] Di ’distruzione radicale’ parlò Tucidide e nel 405 lo spartano Lisandro, alleatosi con la Persia, portò Atene alla resa dei conti nello scontro navale di Egospotami, qualcosa di simile alla battaglia persa dai Turchi a Lepanto nel 1571. Ma con Atene sconfitta, tutta la Grecia, di fatto, lo fu. Dopo la capitale dell’Attica l’egemonia toccò a Sparta, ma solo grazie all’alleanza ’sacrilega’ con la Persia, e, dopo Sparta, dal 371 al 362, a Tebe finché, con la battaglia di Cheronea del (...)

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> RIPENSARE L’EUROPA. LA GUERRA DEL PELOPONNESO E LA "DISTRUZIONE RADICALE" DELL’INTERA GRECIA. ---- La democrazia alla prova degli dei - In Italia c’è un rischio per la laicità dello Stato. Che si concretizzerà se la Chiesa « cederà alla tentazione demoniaca del potere, che già ha prodotto errori nella sua storia ». Se cioè ci sarà un « patto di potenza » tra la Chiesa e la destra, un patto cementato da leggi che traducano la morale cattolica in norme « imposte a tutti ». Massimo D’Alema lancia l’allarme sulla laicità durante la sua relazione conclusiva del seminario su “religione e democrazia”, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, che si è chiuso ieri a Marina di Camerota (di Andrea Carugati).

lundi 26 mai 2008

Massimo D’Alema : « Rischi per lo Stato laico da un patto tra Chiesa e destra »

di Andrea Carugati (l’Unità, 26.05.2008)

In Italia c’è un rischio per la laicità dello Stato. Che si concretizzerà se la Chiesa « cederà alla tentazione demoniaca del potere, che già ha prodotto errori nella sua storia ». Se cioè ci sarà un « patto di potenza » tra la Chiesa e la destra, un patto cementato da leggi che traducano la morale cattolica in norme « imposte a tutti ». Massimo D’Alema lancia l’allarme sulla laicità durante la sua relazione conclusiva del seminario su “religione e democrazia”, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, che si è chiuso ieri a Marina di Camerota. Lo fa senza alcuna vis polemica o laicista, al termine di tre giorni di riflessioni alte, con intellettuali di fama internazionale come Remo Bodei e Tzvetan Todorov.

Secondo D’Alema questa alleanza tra Chiesa e destra metterebbe in pericolo il « carattere pluralistico, democratico e liberale dello Stato ». Di qui il monito alle gerarchie cattoliche, affinché « non indirizzino il proprio peso politico da una parte, ottenendo in cambio la tutela di principi e valori che diventano leggi valide per tutti ». Anche per chi cattolico non è, e su aborto e fecondazione, ad esempio, ha convinzioni morali diverse.

L’ex ministro degli Esteri inserisce questo concetto in una lunga relazione sulla crisi dell’Occidente, dopo la sconfitta delle ideologie di mercato che hanno dato spinta alla globalizzazione : crisi in cui la religione ha assunto un ruolo « di supplenza », di « identità e protezione » per società sempre più « smarrite e incerte sul proprio futuro ». In questo contesto « la destra ha preso a prestito la religione come elemento coesivo nel conflitto dell’Occidente con altre civiltà, come è avvenuto, con le dovute differenze, nel mondo islamico ». La destra lo ha fatto perché « è stata migliore interprete di ciò che si muove nel fondo delle nostre società ».

E tuttavia questo esito, l’alleanza tra chiesa e destra, è tutt’altro che scontato : anzi, secondo D’Alema, il ritorno della religione in primo piano nello spazio pubblico potrebbe avere effetti di tutt’altro segno se la Chiesa non cederà alla tentazione del fondamentalismo : « Il sentimento religioso non solo non è incompatibile con la laicità, ma può ridare forza e prospettiva alla politica », spiega. Può essere uno di quegli « affluenti » di cui « la politica ha bisogno per tornare a suscitare passioni ». Ma perché questo avvenga è necessario che all’unità ecclesiale si affianchi un forte « pluralismo delle scelte sociali e politiche ». Che emergano le « linee di frattura dentro il movimento cattolico ».

Ed è necessario che la chiesa recuperi la sua « carica di universalità », che « non si confini in una alleanza con l’Occidente ». D’Alema si richiama al Concilio, alla « Gaudium et spes » cita l’intervento di sabato qui al seminario di monsignor Piero Coda, presidente dell’Associazione teologica italiana, che aveva ricordato come « neanche un Papa possa mettere in discussione il Concilio Vaticano II, solo un nuovo Concilio può farlo ». E aveva invitato a « non identificare le posizioni della chiesa con quelle della gerarchia », a guardare « anche a cosa matura e lievita nella base cattolica », nell’associazionismo. D’Alema accoglie questa prospettiva, attento a cosa si muove dentro la Chiesa e invita a più riprese a un « dialogo fecondo » tra laici e cattolici.

C’è spazio anche per un supplemento di riflessione sulla sconfitta elettorale. D’Alema cita l’analisi di Mauro Calise e dice : « Non abbiamo tenuto conto di queste sconvolgenti novità,ci siamo rivolti a un voto di opinione razionale, senza capire che stava tornando prepotentemente un voto identitario, mosso soprattutto da passioni e paure, anche dalla forza di argomenti irrazionali. La destra ha intercettato questo spostamento di pezzi di comunità ». Secondo D’Alema, però è troppo semplicistico prendersela con « l’ignavia dei dirigenti », che accusarli di non aver fatto sentire abbastanza i valori del centrosinistra. « Io temo che le tante nostre buone ragioni, dalla pace, alla tolleranza, ai diritti, non riescano a costruire consenso per l’impotenza della politica, per l’indebolimento degli strumenti in grado di agire sulla realtà,a partire dallo stato nazionale ».

Conclude D’Alema : « Abbiamo passato tanto tempo a decostruire, dopo che la politica aveva suscitato aspettative ipertrofiche : ora è il momento di ricostruire, un riformismo senza visione del futuro è solo ingegneria sociale che non regge la sfida con fondamentalismi ». « Ma è un programma di lungo respiro... ». Intanto il lavoro della Fondazione va avanti : « Non voglio fare un monastero benedettino », sorride D’Alema. « Né fare dibattiti di sezione. Vogliamo rimettere in comunicazione politica e cultura, in un progetto collegato al Pd ma non partitico, capace di dialogare anche con altri ».


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