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CALCIO (E POLITICA). EURO 2008: ITALIA. In memoria di Sandro Pertini.....

ITALIA - SPAGNA. UNA PARTITA MITICA. Grande il tifo di Re Juan Carlos. Ma ancor più grande quello del Presidente della Repubblica italiana. E il suo urlo: FORZA ITALIA!!! - a cura di pfls

Spagna-Italia, supplementari dopo lo 0-0. Calci di rigore dopo lo 0-0. Spagna in semifinale, Italia eliminata ai calci di rigore. Onore alla Spagna. Viva l’Italia!!!
domenica 22 giugno 2008 di Maria Paola Falchinelli
Vienna, 22 giu. (Adnkronos/Ign) - Spagna in semifinale, Italia eliminata ai quarti di Euro 2008 dopo i calci di rigore. Errori decisivi dal dischetto di De Rossi e Di Natale.

Spagna-Italia, supplementari dopo lo 0-0
Il quarto di finale tra la Nazionale di Donadoni e la squadra di Aragones si chiude a reti inviolate. Boom di vendite per il Tricolore: tornano ad affacciarsi agli angoli delle strade le bancarelle improvvisate. La Russia gela 3-1 l’Olanda e va in (...)

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> ITALIA - SPAGNA. UNA PARTITA MITICA. --- Elogio di Donadoni (di Massimo Gramellini).

venerdì 27 giugno 2008

Elogio di Donadoni

di MASSIMO GRAMELLINI (La Stampa, 27/6/2008)

Sono contento di essere un connazionale di Roberto Donadoni. L’uscita di scena è il momento più difficile, sul palco come nella vita. E questo bergamasco dalla faccia triste, cioè seria, che nel Paese delle macchiette non ha mai fornito materiale a una caricatura, ha saputo lasciare la panchina azzurra con dignità: senza un lamento e senza nemmeno passare alla cassa per la liquidazione.

La sua nazionale non ci ha mai divertito. Ma, se è per questo, neanche quella che vinse l’ultimo campionato del mondo. Ricordate la finale di Berlino contro i francesi? Fu una partita abbastanza orrenda, esattamente come il «quarto» di Vienna contro gli spagnoli. L’unica differenza è che in Germania l’ottimo De Rossi aveva segnato il suo rigore, mentre in Austria lo ha sbagliato. E un altro lo ha sbagliato quel Di Natale che, giocando nell’Udinese, incarnava il nuovo corso (già finito) di un calcio aperto a tutti, dove anche i giocatori e i tifosi delle squadre meno ricche potessero sognare la Champions e la Nazionale.

Donadoni ha indossato la sconfitta con lo stesso decoro con cui si veste, parla e cammina. Avrebbe potuto piangersi addosso, imputando il suo destino a una congiura. Più prosaicamente avrebbe potuto trattare la resa, intascando la «penale» da 550 mila euro di cui tutti parlavano come di un risarcimento giusto. Invece ha preferito andarsene in punta di piedi. Però non è scappato dalla porta di servizio. Ha chiesto di incrociare gli occhi dei giornalisti un’ultima volta: non per sfogarsi, ma per salutare, come è d’uso fra persone bene educate.

In tempi di crisi fa bene al cuore riscoprire che, accanto al modello di italiano cialtrone e furbastro che ingombra da un secolo le cronache dei giornali e che avrà per sempre il volto del grande Alberto Sordi, esiste un Altro Italiano che non urla, non millanta, non fa la scena. E anche per questo esce di scena: con uno stile che non lo avvantaggerà nella carriera ma che gli vale, per quel poco che conta, il nostro applauso.


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