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TEORIA E PRATICA DEL BAAL-LISMO. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO, NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PARTITO PERSONALE, E GETTA LE BASI DELLA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA D’ITALIA...

POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. Materiali sul tema - a cura di Federico La Sala

L’Italia come volontà e come rappresentazione di un solo Partito. Il "popolo della libertà" è nato : "Forza Italia" !!! Materiali per un convegno prossimo futuro
vendredi 28 janvier 2011 par Maria Paola Falchinelli
MA DOVE SONO I FILOSOFI ITALIANI OGGI ?!
POCO CORAGGIOSI A SERVIRSI DELLA PROPRIA INTELLIGENZA E A PENSARE BENE "DIO", "IO" E "L’ITALIA", CHI PIU’ CHI MENO, TUTTI VIVONO DENTRO LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA FILOSOFICA E POLITICA ITALIANA, NEL REGNO DI "FORZA ITALIA" !!!
UN GRANDE "VIAGGIO A SIRACUSA" !!! LA PIU’ GRANDE BOLLA SPECULATIVA DELLA STORIA POLITICA ITALIANA. COME UN CITTADINO RUBA IL NOME DI TUTTO UN POPOLO E SE NE FA LA BANDIERA DEL PROPRIO PERSONALE PARTITO... (...)

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> POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA. --- « Il pensiero occidentale » : Gentile e Togliatti, vite parallele (di Luciano Canfora)

samedi 29 novembre 2014

Gentile e Togliatti, vite parallele

Entrambi scelsero di essere organici a un disegno politico, con Mussolini o con Stalin

« Togliatti, nel solco dei Quaderni di Gramsci, pensò la storia d’Italia in quanto strumento del rinnovamento della società italiana »

di Luciano Canfora (Corriere della Sera, 28.11.2014)

Può apparire a taluno singolare o addirittura « provocante » che di Giovanni Gentile e di Palmiro Togliatti escano in contemporanea presso Bompiani, nella stessa collana, « Il pensiero occidentale », due ampie sillogi miranti a fornire al lettore una nutrita esemplificazione del loro pensiero (Giovanni Gentile, L’attualismo , introduzione di Emanuele Severino, pp. 1486, e 40 ; Palmiro Togliatti, La politica nel pensiero e nell’azione , a cura di Michele Ciliberto e Giuseppe Vacca, pp. 2330, e 55).

Come si sa, Gentile fu ucciso da un commando dei Gap a Firenze circa alle ore 13 del 15 aprile 1944 e qualche giorno dopo, su « l’Unità » di Napoli, Togliatti, da poco rientrato in patria dall’esilio, ne avallò l’esecuzione capitale con un articolo di estrema durezza, sprezzante nel tono almeno quanto lo erano gli attacchi rivolti a Gentile da Radio Londra (Paolo Treves) e da Giustizia e Libertà (Carlo Dionisotti) subito prima e subito dopo l’attentato.

Eppure, ritrovarli l’uno accanto all’altro in questa importante iniziativa editoriale non dovrà ritenersi né casuale né immotivato.

Gentile e Togliatti condivisero un punto di vista, o meglio una scelta, che li coinvolse entrambi personalmente in quanto intellettuali organici ad un forte progetto politico. Una scelta, ideale e pratica, che per entrambi risultò decisiva. Non stupisce perciò la dilatazione che entrambi operarono della nozione di « pensatore », richiamandosi l’uno a Mussolini, l’altro a Stalin come a leader intellettuali e politici al tempo stesso.

Nel caso di Gentile si potrebbero citare scritti suoi quali L’essenza del fascismo (1928) o Origini e dottrina del fascismo (1929) nonché il contributo suo alla voce Fascismo ( Dottrina del fascismo ) firmata da Mussolini per l’Enciclopedia Italiana (1932) e pensata da entrambi. Ma si possono ricordare anche scritti, meno originali certo ma intenti ugualmente a chiosare Mussolini come pensatore, di altri coevi cultori di discipline dello « spirito ». La sezione filosofica della voce enciclopedica firmata da Mussolini fu infatti riedita e commentata, come « classico » per i Licei, da Emilio Paolo Lamanna ( La dottrina del fascismo. Commento , Le Monnier, 1940) e già prima da Antonino Pagliaro ( Il fascismo. Commento alla dottrina , ed. Universitaria, 1933).

Quanto a Togliatti, che definì alla Camera dei deputati (6 marzo 1953) Stalin « un gigante del pensiero », si può osservare che gli scritti filosofici di Stalin ( Questioni del leninismo ) erano stati da lui tradotti e inclusi tra i « Classici del marxismo » per le Edizioni Rinascita (Roma 1945, collana diretta da Cantimori, Luporini, Donini, Pesenti). Peraltro ancora negli anni Settanta, nella grande Storia del pensiero filosofico e scientifico di Ludovico Geymonat (Garzanti, vol. VI, 1972), un paragrafo viene dedicato al pensiero di Stalin, e anche di Mao Zedong. Nel 1974 un capitolo dell’ Introduzione alla sociolinguistica di Marcellesi e Gardin (Larousse, trad. it. 1979) è dedicato a Il marxismo e la linguistica di Stalin.

Croce si mostrava infastidito quando la pubblicistica comunista gli presentava Lenin e Stalin come suoi « colleghi in filosofia », per adoperare una sua ironica espressione. Resta il fatto che, nel Novecento, si è determinata una consapevole rottura degli argini della tradizionale nozione di « pensatore politico ».

E non è un caso che chi tale rottura ha inverato, in costante sintesi di pensiero e azione, si sia richiamato all’archetipo per eccellenza di tale « rottura degli argini », cioè a Machiavelli : sia Gramsci che Mussolini. Tale rottura comportò che uomini i quali avevano guidato rivoluzioni di durevole effetto venissero, nel vivo dell’azione, percepiti, o avversati, anche come « pensatori ». È soprattutto nel fuoco dei grandi rivolgimenti politico-sociali che la identità Theoria / Praxis si manifesta in tutta la sua forza. Croce, pur estraneo al milieu accademico e anzi spregiatore delle sue sclerosi, vedeva in ciò una sorta di « profanazione » del « filosofare ».

È comunque curioso osservare la disparità dei suoi giudizi. Nel suo diario ( Quando l’Italia era tagliata in due , Laterza, 1948), al 2 dicembre 1943, parla di Mussolini come « uomo di corta intelligenza » e dalla « personalità nulla », mentre di Lenin e di Stalin parla come di « uomini dotati di genio » ( Russia ed Europa , « Città libera », 23 agosto 1945, largamente ripreso dalla stampa inglese).

Si può ben dire dunque che Togliatti e Gentile ci appaiono, anche grazie a queste due nuovissime corpose sillogi, segnati dall’esperienza, da entrambi vissuta in prima persona, che abbiamo voluto definire « rottura degli argini » : accomunati dal convincimento secondo cui filosofare è, a pieno titolo, l’agire politico sorretto dalla consapevolezza di tradurre in atto una concezione del mondo. In quanto essa prende forma e si precisa, e si evolve, nel suo stesso farsi azione concreta. Per questo entrambi respinsero la separatezza del filosofare.

Ma in che misura, nel caso di Togliatti, può parlarsi di un suo pensiero politico ? A pieno titolo egli può annoverarsi tra i maggiori « revisionisti », rispetto al marxismo, al pari di un Bernstein e di un Turati. Tale egli fu, nell’azione concreta, mai disgiunta dalla riflessione storico-politica (si pensi al suo uso di Giolitti come metafora), attore e teorico.

Nel solco dei Quaderni di Gramsci, egli pensò la storia d’Italia in quanto strumento del rinnovamento della società italiana. Alla sua linea d’azione e al suo pensiero, al di là della quotidianità e delle scelte contingenti, si adattano le parole di Gentile nella sezione La storia (Storia come storia dello Stato) di Genesi e struttura della società riferite al concetto di « Rivoluzione ». Lì Gentile - proprio per chiarire il concetto di « rivoluzione » - spiega la forza delle Costituzioni, delle carte costituzionali, come « mito » indispensabile e da tutelarsi come tale, ma al tempo stesso la loro mutazione costante nel concreto e quotidiano farsi della vita dei popoli : « Scritte sì, ma lette - egli scrive - intese, vissute nella coscienza politica del popolo che viene rinnovandosi ».

Nell’Introduzione generale alla silloge, Ciliberto e Vacca riprendono il paragone con Cavour che fu già caro a Giorgio Bocca, narratore intelligente della biografia togliattiana. Ciliberto - credo che quelle parole siano sue - racchiude felicemente la figura di Togliatti in una immagine : quella di « un politico che aveva particolari virtù di statista anche se non riuscì ad esserlo in modo compiuto come, forse, avrebbe potuto ».


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