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PIANETA TERRA. 1948-2008.....

I DIRITTI UMANI, OGGI, 10 DICEMBRE 2008 - I TRENTA ARTICOLI DELLA "DICHIARAZIONE UNIVERSALE" (1948), COMMENTATI DAL PROF ANTONIO PAPISCA - di don Aldo Antonelli

mercredi 10 décembre 2008 par Federico La Sala
SUI DIRITTI UMANI
di don Aldo Antonelli
Oggi, 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, vi rimetto, come promesso, i trenta articoli commentati dal Prof. Papisca in un unico file [cf., qui, in fondo], non senza, però, farvi un augurio e non senza offrirvi citazioni che, tra plauso e criticità, non vi consegnino solo come passivi difensori di diritti in una situazione contraddittoria, che mentre li proclama li nega !
L’augurio
"Qualunque sia la carriera che (...)

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mercredi 10 décembre 2008

LA LAICITÀ NEL LIBRO DI ALDO ANTONELLI Altro@oltre (*)

La laicità non è una “furbizia” comportamentale con cui accattivarsi la benevolenza dell’”altro”, del “diverso”, dell’”ateo”, ai fini di una possibile reciproca, intesa ; non fa parte insomma del galateo del “cristiano moderno e aperto”. La Laicità fa parte del cuore stesso della fede che riconosce il valore oggettivo delle cose (...) senza la manìa, questa sì tutta clericale, di doverle “battezzare”.

di Marcello Vigli *

L’informatica ha rivoluzionato anche il modo di tenere un diario. Ne è una prova il libro di don Aldo Antonelli, ne’ solo per la presenza della @ nel titolo. Raccoglie infatti pensieri, riflessioni, battute, invettive da lui condivisi con l’ampio pubblico dei destinatari delle sue e-mail nel corso di sei anni.

Nella prefazione sono chiamate lampi.

Lampi che illuminano un “quotidiano” che assume le dimensioni del pianeta terra, partendo da un piccolo paese dell’Abruzzo, dove don Aldo è parroco. Illuminano eventi internazionali, guerre, diritti violati, la crisi della cultura occidentale oltre ovviamente fatti e gesti della sua vita e di quella dei suoi interlocutori

Sono lampi accesi da un prete che ha acquisito tutti i connotati della laicità evangelica, refrattario ad ogni virus clericale (p.8) e che non sopporta più sulla sua pelle la qualifica di Occidentale, categoria che ritengo simbolicamente ripugnante e omicida.

Rivelano un modo di leggere il mondo con gli occhi del Vangelo al di fuori dei luoghi classici della” cultura cattolica” e del bozzolo protettivo e occlusivo della “teologia da sacrestia” (p.8), che diventa un modo di leggere il Vangelo.

Gli esiti di questa lettura non hanno un andamento sistematico, si rincorrono fra le pagine del libro e bisogna ricorrere all’indice tematico, disposto alla fine del volume, per una visione organica dei temi affrontati da don Aldo.

I temi sono tanti e diversi : dal berlusconismo al Corpus domini, dalla fede al mercato, dall’acqua alla solitudine, da Ruini a Saddam Hussein.

Per ognuno di essi non si offre una lettura ”cristiana”, ma la lettura di un cristiano che vive nel mondo dalla parte dei poveri. Dalla parte cioè dei destinatari dell’annuncio dell’Angelo ai pastori nella santa notte di Betlemme : gli “ultimi”, quelli a cui “Dio vuole bene”.

Significative e qualificanti sono le pagine che don Aldo dedica al tema della laicità. Nell’affrontarlo esce dagli schemi consueti fra i credenti e affronta direttamente il problema.

Non va alla ricerca di una “sana” laicità come i tanti cattolici illuminati, sulle orme dal papa.

La laicità non è una “furbizia” comportamentale con cui accattivarsi la benevolenza dell’”altro”, del “diverso”, dell’”ateo”, ai fini di una possibile reciproca, intesa ; non fa parte insomma del galateo del “cristiano moderno e aperto”. La Laicità fa parte del cuore stesso della fede che riconosce il valore oggettivo delle cose (...) senza la manìa, questa sì tutta clericale, di doverle “battezzare”. (p.156)

Per questo, due volte, all’inizio del 2006 e del 2007 gli viene da augurarsi che nel nuovo anno si prosciughi la sempre vecchia ondata di clericalismo che come un tarlo corrode perfino le fibre più resistenti del Vangelo : una sorta di neoplasia che non lascia scampo, e che trionfi la Benedetta laicità (...) come l’essenza stessa di Dio, il Dio di Gesù Cristo : un Dio non-Dio, fuggito nell’Egitto dei non eletti, nell’esilio del dubbio e della ricerca (p.134).

Va alla radice del problema e non sfugge all’interrogativo di un suo interlocutore che gli chiede perché lui prete debba muoversi su dimensioni laiche ... conoscendo i confini e l’identità del sacro (p. 155), rispondendo che il sacro fa parte della religione ma non della Fede cristiana, e che lui, seguendo la sua vocazione di Cristiano non religioso, pratica l’insegnamento di Gesù, alla cui morte si è strappato il velo del Tempio a simboleggiare la fine della separazione dello spazio sacro da quello profano, cioè del divino dall’umano.

Questa sua spregiudicatezza gli consente di essere critico sia con vescovi e cardinali sia con gli atei devoti ai quali contrappone la battuta con cui di Ernest Bloch nel proclamarsi ateo si autodefiniva “Sì ateo per amor di Dio” (p.127).

Non esita infine a concordare con chi propone sulle questioni dell’etica il primato della coscienza, giungendo ad affermare, pur con molta prudenza, che quelli che sembrano dei comandi nella Bibbia, sono sempre delle indicazioni che se non passano per la coscienza perdono il carattere di “divinità” per assumere i connotati dell’”imperialità patronale”. (p.95).

(*) A. Antonelli, Altro@oltre, Edizioni Qualevita Torre dei Nolfi, 2008

Roma 4 dicembre 2008

*

www.italialaica.it


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